Cosmopolitismo, quale via per l’integrazione?

“Quando c’era la Pangea tutti gli uomini si sentivano uniti. Poi la terra si è separata e gli uomini hanno cominciato a sentirsi divisi, anche se non lo sono”. Con questo incipit Angela Taraborrelli introduce il suo saggio “ Cosmopolitismo contemporaneo”, Edizione Laterza 2011. Una citazione che racchiude il pensiero dell’autrice, ma che non è stata pronunciata da nessun filosofo o politologo, bensì da AnnaLaura all’età di 5 anni, sua figlia.

Il saggio passa in rassegna in modo metodico ed approfondito i diversi cosmopolitismi contemporanei – morale, etico, etico-culturale e politico-legale – mettendo a confronto le due diverse tradizioni di pensiero, nordamericano ed europeo. Taraborelli tenta di rispondere “in che misura il mondo può essere casa di tutti e se chi è in questo paese può sentirsi davvero a casa” ha spiegato il sociologo Daniele Archibugi, durante la presentazione del libro di giovedì 18 Maggio presso la Koob. Una sala del seminterrato della libreria ha accolto le riflessioni di studiosi sull’idea di cosmopolitismo, inteso come realtà sociale inclusiva delle differenze.Cosmopolitismo in Usa e Ue “Ho voluto racchiudere in un unico saggio il pensiero cosmopolita nordamericano, quasi del tutto sconosciuto in Italia, e quello europeo nato dalle nuove aspettative dopo la caduta del muro di Berlino e dall’espansione della democrazia conseguente alla dissoluzione dell’Unione Sovietica” ha spiegato l’autrice. Quello che si intuisce leggendo il saggio è che ciò che accomuna il pensiero cosmopolita è il desiderio di rispondere a una domanda di giustizia, economica e politica, che non può più essere ascoltata solo entro l’ambito ristretto dei confini nazionali e che richiede anzi un nuovo modo di pensare nuove soluzioni di natura politico-istituzionale, come aveva ben capito già AnnaLaura alla tenere età di 5 anni.

Melissa Neri(20 Maggio 2011)

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