Sant’Andrea del Vignola: una chiesa per la comunità copta

La chiesa copta di Sant'Andrea del Vignola
La chiesa copta di Sant’Andrea del Vignola

Nei pomeriggi domenicali dalle finestre della parrocchia si diffondono canti in lingua araba, sono dei  fedeli che giungono qui da tutta Roma.

La religione copta cattolica. La parola “copto” significa “egiziano” e identifica la chiesa ortodossa e la chiesa cattolica d’Egitto. “Il rito copto è uno fra i più antichi del cristianesimo” spiega padre Filippo, parroco della comunità copta cattolica a Roma. Durante la messa, in lingua araba e interamente cantata, viene celebrata la vita di Gesù, dalla nascita, simboleggiata dal pane, alla resurrezione, rappresentata dal calice che emerge dalla propria sede, progressivamente liberata dai teli che la ricoprono e che raffigurano il sudario di Cristo. I fedeli ricevono sempre la comunione sotto le due specie del pane e del vino.

Egitto. I cristiani rappresentano circa il 10% della popolazione egiziana. La maggior parte è di fede ortodossa, mentre i cattolici sono circa 250 mila. “Pur essendo minoritaria la chiesa copta cattolica in Egitto è viva e attiva” spiega padre Andrawes, che è stato per anni il parroco della comunità che oggi si incontra a Sant’Andrea del Vignola. “Grazie al contributo dei missionari francescani nel corso del diciottesimo secolo sono nate parrocchie che comprendevano al loro interno scuole, dispensari per curare i malati poveri, laboratori per insegnare lavori di sartoria alle ragazze a cui era negata l’istruzione. La chiesa era il punto di riferimento dell’intero villaggio”.
La condizione dei cristiani in un paese a maggioranza musulmana non è semplice, racconta Ayman, giardiniere di Centocelle da 6 anni in Italia: “Qui nessuno ti chiede quale fede professi, mentre in Egitto abbiamo molti problemi. Non abbiamo rappresentanti nel governo e nelle scuole è prevista  esclusivamente la religione musulmana. Ai nostri bambini non viene offerta alcuna alternativa che quella di rimanere in cortile nelle ore dedicate all’insegnamento dell’islam”.
I risultati delle elezioni per la camera bassa, che hanno visto una vittoria schiacciante dei partiti islamici, aprono un periodo di incertezza: “Quest’anno è stato molto difficile e ora siamo in una fase di transizione” afferma padre Filippo “Non sappiamo cosa accadrà”.

Roma. “La comunità copta cattolica ha iniziato a riunirsi negli anni ottanta, quando il Pontificio Istituto Orientale ha messo a disposizione una stanza in cui celebrare la messa” racconta padre Andrawes. “Nel 1995 ci siamo spostati nella chiesa di San Teodoro, poi sul lungotevere, quindi a Sant’Anastasia. Cercavamo un luogo  che fosse nostro, il problema era che siamo pochi”.
Da circa 4 anni la comunità cattolica copta della capitale ha la sua parrocchia, Sant’Andrea del Vignola, in via Flaminia: “È frequentata da circa 30 famiglie, provenienti da tutta le zone della città” spiega padre Filippo “Alcuni vivono fuori Roma e riescono ad essere presenti solo in occasione delle grandi feste”. La messa si svolge ogni domenica dalle 16 alle 17 e 30: “La scelta dell’orario è legata alle esigenze lavorative. Molti fedeli sono occupati nei ristoranti e in questo modo possono venire in chiesa fra un turno e l’altro”. “Prima della funzione si tengono gli incontri di catechesi per i più piccoli e al termine della celebrazione prendiamo un tè insieme. Quando troviamo un giorno di riposo che coincide per tutti organizziamo delle gite”.

Un momento spirituale, un patrimonio culturale. In Italia da quasi 18 anni, Rasmy lavora come cuoco e vive sulla Tuscolana con la moglie e i tre figli, il più grande ha 8 anni, la più piccola un mese. Frequenta questa comunità da circa 13 anni: “È fondamentale avere una guida spirituale. Non si può pensare solo al lavoro, la messa è un momento per rilassarsi. A casa puoi pregare però qui è un’altra cosa perché siamo tutti insieme. Anche i miei bimbi frequentano la parrocchia. Per me è molto importante che ricevano un’istruzione religiosa, penso che la chiesa venga anche prima della scuola, perché ti trasmette degli insegnamenti sui quali potrai contare per tutta la vita”.
John si è trasferito qui all’età di 13 anni. Oggi ne ha 20, frequenta il liceo scientifico e nei fine settimana lavora come barista: “Appena ho tempo libero vengo nella mia chiesa. La religione per me è molto importante e qui ho la possibilità di stare con la  comunità, di mantenere un rapporto con la mia cultura e la lingua. Anche gli insegnanti, a scuola, mi hanno sempre spronato a non abbandonare le mie origini. ‘Questa è una ricchezza’ dicevano ‘non devi perderla’”.

 

Sandra Fratticci
(16 febbraio 2012)