Migrador: l’ immigrazione in Italia raccontata in un museo virtuale

Migrador: il primo museo virtuale sull'immigrazione in Italia
Migrador: il primo museo virtuale sull’immigrazione in Italia

Come un museo tradizionale è composto da tante stanze, ma si può visitare seduti comodamente alla propria scrivania e le opere da ammirare non sono antichi manufatti o installazioni ma esperienze vissute, quelle delle “Migliaia di persone senza volto e senza nome che hanno vinto una grande sfida: iniziare una nuova vita in un altro ambiente, in un’altra lingua e con codici culturali diversi”. Si chiama Migrador Museum ed è il primo museo virtuale sull’immigrazione in Italia.

Passeggiando nelle sale è possibile incontrare Sampath, che racconta con ironia le sue peripezie tra l’Italia e lo Sri Lanka e una carriera scolastica a dir poco formidabile: a dieci anni frequenta la seconda elementare, a 26 è laureato in design e riceve una proposta di stage nientemeno che dalla Pirelli. Qualche passo più in là Abdoullay ci presenta i suoi grandi amori: la musica con l’orchestra multietnica di via Padova e Laura, sua moglie, “La numero uno”. E poi c’è Liliam, che nonostante mille difficoltà è riuscita ad aprire il negozio di dolci che sognava fin da quando bambina viveva nelle favelas, Roland che con alcuni colleghi ungheresi ha inaugurato Adesso pedala, servizio di consegne in bicicletta. E ancora Rayane e le sue domande sull’identità, Mouhib e l’impegno nel volontariato, Maryan e la complessità della cultura somala.

Sampath Jayasekara: a 10 anni era in 2° elementare, a 11 in 5°, a 26 anni appena laureato ha ricevuto una proposta di stage in Pirelli
Sampath Jayasekara: a 10 anni era in 2° elementare, a 11 in 5°, a 26 anni appena laureato ha ricevuto una proposta di stage in Pirelli

Ogni storia è corredata da un racconto per immagini e alle testimonianze dei migranti di oggi si affiancano le spiazzanti narrazioni dei cittadini di domani, come Rania, italiana di quarta generazione italo-cinese-giordana che con la sua navicella spaziale offre tour terra-luna. Accade nel 2078, quando Mc Donalds è stato ormai rimpiazzato da McKebab e Pizza Hut è diventata Pizza Chu dopo un’acquisizione made in China. I lavori che gli italiani e gli stranieri naturalizzati non vogliono fare sono affidati alle donne e agli uomini bionici e la burocrazia non è più un problema da quando Roberta ha inventato Daje Italia, l’app che ha finalmente portato al riconoscimento della cittadinanza ai figli degli immigrati.

Nelle altre sale del museo ci sono video, dati sull’immigrazione in Italia suddivisi per regione, una sezione dedicata alle aziende create dai migrador, eventi e link utili. Graficamente accattivante e intuitivo nella navigazione il Migrador Museum offre sicuramente un’esperienza culturale intensa e originale. E un messaggio importante di riscatto: “Se una persona in difficoltà legge il racconto di chi ce l’ha fatta può prendere esempio” spiega Martino Pillitteri, ideatore del Migrador Museum.

Nell'ultima storia pubblicata Kateryna Sikhno racconta il coraggio e l'amore di sua madre
Nell’ultima storia pubblicata Kateryna Sikhno racconta il coraggio e l’amore di sua madre

Lo spunto di dare vita ad uno spazio che raccogliesse memorie migranti è nato tanti anni fa durante una visita al museo di Ellis Island: “L’esperienza nel campo dell’intercultura e all’interno del magazine Vita, dove gestisco Yalla Italia, il blog delle seconde generazioni, mi ha permesso di sviluppare un network di contatti che hanno contribuito alla realizzazione del progetto”. Migrador Museum può infatti contare su un comitato scientifico e una redazione che garantiscono l’elevato livello qualitativo dei contenuti. Il tutto in un’ottica non profit.

Dal museo nascerà a breve un e-book intitolato L’immigrazione in Italia raccontata dal futuro che raccoglierà le avveniristiche biografie dei nuovi italiani, come Rania e Roberta. E nel lungo periodo il sogno è di passare dal virtuale al reale: “Realizzare un museo delle migrazioni, un luogo unico che dia il giusto credito e merito alle storie di queste persone”. Idea che speriamo si realizzi al più presto, perché come insegna il Migrador Museum “Una storia può dare la carica, la tenacia è contagiosa”.

Sandra Fratticci
(23 aprile 2014)

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