I migranti sono illegali o irregolari? La forza delle parole

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Come definireste un migrante presente nel nostro Paese, che però non ha i requisiti stabiliti dall’Italia, sia in merito all’ingresso, al soggiorno o all’esercizio di un’attività economica? Illegale o irregolare? Se avete scelto la prima allora non avete ancora scoperto la campagna internazionale “Le parole contano!”, promossa dalla rete Picum (Platform for International Cooperation on Undocumented Migrants) per promuovere l’utilizzo di una terminologia corretta in riferimento a migranti, richiedenti asilo e rifugiati. Una campagna lanciata il 18 dicembre 2014, in occasione della Giornata Mondiale del Migrante, ma soprattutto un’azione per mettere una croce sopra, un segno rosso sulla parola illegale. I termini usati però dai 25 Paesi Europei girano tutti intorno a due idee: irregolare o chi non ha documenti. Se si va in Inghilterra si può scegliere “undocumented migrant” o “irregular migrant”, in Spagna ben tre termini puoi usare “Migrantes irregulares”, “Migrantes en situación(administrativa) irregular” o “Sin papeles”. Per Picum usare la parola illegale è “inaccurata”, “dannoso” e “contrario ai valori dell’Unione Europea.

Facendo un passo indietro negli anni, grazie a Picum notiamo come già nel 1975 l’Assemblea delle Nazioni Unite si esprimeva così “richiede agli organi delle Nazioni Unite ed alle agenzie specializzate coinvolte di utilizzare la terminologia ‘senza documenti’ o ‘lavoratori migranti irregolari’ in tutti i documenti ufficiali”. Diversi gli interventi degli organi Europei negli anni 2000, dopo l’incremento del fenomeno dell’immigrazione. Il Parlamento Europeo “Chiede alle istituzioni europee e agli Stati membri di abbandonare l’uso del termine “immigrati clandestini”, che presenta connotazioni molto negative e di utilizzare piuttosto termini come “lavoratore/migrante irregolare” o “sprovvisto di documenti”. Ma non è solo la politica ad esprimersi, perché la battaglia è in primis sui media. Secondo Picum “molti media hanno modificato la loro terminologia ed abbandonato quella di ‘migrante illegale’. Fra questi anche Associated Press, una delle più importanti agenzie di stampa: “Il Codice di Stile non autorizza più l’utilizzo del termine ‘immigrato illegale’ o l’uso di ‘illegale’ per descrivere una persona”.

Usare la parola illegale accanto a migrante è “giuridicamente scorretto”, secondo Picum, perché – in sintesi – il fatto di non essere regolare ricade nella sfera degli illeciti amministrativi, “non un reato contro le persone, la proprietà..”. Per Picum “secondo il diritto internazionale tutti hanno il diritto di lasciare un determinato paese, incluso il proprio. Tutti coloro che giungono alle frontiere sono titolari di diritti umani innati ed hanno specifiche esigenze di tutela. Definire “illegali” i migranti che tentano di raggiungere l’Europa tramite canali non regolari è inaccurato e rischia di aumentarne l’esposizione a trattamenti pregiudizievoli”.

Opuscolo Picum
Opuscolo Picum

Non dare peso alle parole usando il termine illegale “alimenta il sospetto e la mancanza di fiducia verso coloro i quali appaiono semplicemente “stranieri” o diversi in base alla loro etnia o religione. Questa terminologia aumenta quindi la divisione sociale e dà origine a stereotipi razziali, fenomeni xenofobic e reati d’odio”. Non da ultimo secondo Picum “il termine “illegale” è obsoleto, non rispetta i valori sui quali si fonda oggi l’Europa e non è più accettabile per descrivere chi è senza validi documenti. Termini carichi di pregiudizio nei confronti delle donne, delle persone di colore, dei disabili e delle persone LGBTI, che un tempo facevano parte della terminologia comune, sono stati messi in discussione e dibattuti finché un linguaggio più corretto, imparziale e neutro è diventato la norma. Il linguaggio è in costante evoluzione. La battaglia per una corretta terminologia è una battaglia per la dignità, l’umanità ed il rispetto”

Tutte queste ragioni sono contenute in un opuscolo.  Uno strumento che, partendo dall’inglese, è stato tradotto in tre lingue: greco, italiano e olandese. «I partner della piattaforma in Grecia, Italia e Olanda hanno espresso un forte bisogno di affrontare la questione nei loro paesi e l’interesse nel diffondere questo strumento e promuovere la campagna. Nel 2015 tradurremo e pubblicheremo l’opuscolo in altre lingue europee», ha commentato Picum.

Fabio Bellumore
(29 gennaio 2015)