I sari, abiti tradizionali asiatici, sono indossati anche in occasione della festa della donna. Sultana, bengalese, ci racconta come la sua comunità mantiene le tradizioni anche a Roma.

Tradizioni bengalesi a Roma, In sari per la festa della donna

I sari, abiti tradizionali asiatici, sono indossati anche in occasione della festa della donna. Sultana, bengalese, ci racconta come la sua comunità mantiene le tradizioni anche a Roma.

I sari, abiti tradizionali asiatici, sono indossati anche in occasione della festa della donna. Sultana, bengalese, ci racconta come la sua comunità mantiene le tradizioni anche a Roma.

A Roma il 7 marzo, in occasione della festa della donna, nel quartiere di Tor Pignattara, Roma Migranda ha dato la possibilità di conoscere donne che hanno avuto il coraggio di emigrare e che sono riuscite a “uscire fuori dalle quattro mura”, come spiega la guida Madhobi, “diventando delle vere imprenditrici”.

Gli adulti in sari, i giovani in lehenga. È cosi che gli immigrati bengalesi di Tor Pignattara si vestono per la festa della donna, come racconta Sultana, bengalese, che festeggerà l’8 marzo insieme a suo marito e ai suoi due figli, “che hanno tanto rispetto per la mamma”. Sultana è proprietaria del negozio di abbigliamento tradizionale asiatico visitato durante la passeggiata e gli incontri nelle stradine del quartiere.

L’idea di avviare un’attività commerciale per Sultana nasce da un bisogno personale, quello di indossare vestiti larghi per rispettare la sua religione. Così decide di portare in Italia i sari, tessuti molto, molto lunghi che si avvolgono intorno al corpo con sotto un piccolo top e una gonna.

Panjabi, serwani, salware kamij, ftua, lehenga e lunghi sono i prodotti tradizionali della sua bottega. Il banarasi, invece, con colori sgargianti e disegni raffinati, è il sari distintivo del suo negozio. I sari da matrimonio poi, sono bianchi e sono più decorati di quelli quotidiani. Quest’abito tradizionale si indossa soprattutto in Bangladesh, mentre in India si usa anche il lehenga. I pakistani, popolo un po’ più tradizionalista, usano il salware kamij composto da tre pezzi che si indossano sempre insieme: il velo, il vestito-kamij e il pantalone–salware.

Sultana si è sempre trovata bene a Roma. “Il quartiere di Tor Pignattara offre i servizi necessari: ospedale, scuola, moschea, alimentari e ora anche ristoranti e negozi di prodotti tipici. E’ stato difficile all’inizio imparare la lingua e ottenere i permessi necessari, per non parlare dell’impegno economico”. Sultana però è contenta, ha tanti amici italiani, i più stretti sono Domenico e Federica, responsabili del progetto Katha,Jewellery&Bindi con i quali collabora per il ricamo dei sari e decorare gli oggetti artigianali con i gioielli indiani bindi.

Per la festa della donna, in un momento di degrado a livello mondiale, l’incontro con Sultana è stato un esempio di integrazione positivo per le donne che hanno ancora sogni da realizzare.

Mirela Sumanariu
(24 marzo 2014)

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