InStereotype

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– Chi siamo? Da dove veniamo? Dove andiamo? Difficile dirlo con precisione, ma di sicuro abbiamo trent’anni. Ah siamo anche giornalisti, quella professione un po’ di tempo fa riconosciuta, oggi sostituita da “volontariati forzati”, passione per la scrittura e un po’ di sano marketing.
Un giorno ci siamo guardati in faccia:
– Ma scusate eh. Se dobbiamo scrivere gratis per tutti… tanto vale scrivere gratis per noi!
– Ben detto!
– E di cosa scriviamo?
Incomprensibilmente, c’era un argomento che proprio ci piaceva, gli stereotipi. Forse perché fin da quando eravamo piccoli siamo incuriositi dalle differenze culturali, e oggi, in quanto trentenni che non sanno che fare della loro vita, siamo stereotipi di nostro.
Lo stereotipo è la visione semplificata e largamente condivisa di ogni cosa – oggetti, luoghi, avvenimenti, gruppi di persone. E quindi etnie, sessualità, nazionalità, religioni, politiche, propensioni, professioni, status sociali e chi ne ha più ne metta. Ogni giorno il nostro cervello ha a che fare con schemi precostituiti, insieme utili e pericolosi. Andiamo “dentro lo stereotipo”, cercando di rimanere flessibili, per prenderlo per quello che è: una bussola per orientarsi nel mondo, e non una gabbia in cui rinchiudere giudizi inflessibili. Come diceva Jorge Luis Borges, il dubbio è uno dei nomi dell’intelligenza. Non siamo cattivi, al massimo politicamente scorretti e un po’ simpatici. Facciamo giornalismo interculturale (e narrativo), ci diciamo le cose in faccia per puntare alla reale convivenza.