Il Gabon? Un vulcano in attesa di eruzione

Fonte: Facebook Laurence Ndong

Mentre tutta l’Africa ha tenuto gli occhi puntati sul Gabon per le fasi finali della Coppa D’Africa 2017, l’Unione Europea ha portato l’attenzione fuori dal campo mettendo in discussione la legittimità del governo di Ali Bongo.

Poco trasparenti e irregolari. Così l’Unione Europea, lo scorso 2 febbraio, ha definito le elezioni che si sono svolte a fine agosto 2016 in Gabon. Teatro di gravi violazioni di diritti umani e libertà fondamentali, così ha definito gli scontri e le tensioni dei giorni immediatamente successivi al voto.

Mentre Ali Bongo favorisce il divertimento, come la Coppa Africa, negli ospedali mancano le attrezzature necessarie. Per legittimare il suo potere e far credere alla Comunità Internazionale che il Gabon stia tornando alla normalità, organizza un dialogo a livello nazionale ma Jean Ping e una buona parte del popolo gabonese lo rifiuta perché secondo la popolazione Ali Bongo ha perso le elezioni e deve lasciare il potere”, dice Laurence Ndong, dottoressa di ricerca in scienze dell’educazione e scrittrice, tra gli ospiti dell’incontro che si è tenuto in Via Liberiana lo scorso 3 febbraio per discutere della situazione politico sociale del paese. Ha lavorato con il partito di Ali Bongo dal 2012 al 2015 e nel libro “Gabon… j’accuse” racconta perché ha abbandonato il partito, che definisce capace delle peggiori atrocità.

Il colpo di stato di militare-elettorale di agosto 2016 ha lasciato dei segni profondi nella società gabonese. Da adesso ci sarà un prima e un dopo 2 settembre 2016 visto che la violenza esercitata è stata brutale. Ci sono stati attacchi militari sulla popolazione civile, alcuni giovani sono stati massacrati dalle milizie che hanno fatto scomparire i loro corpi; delle donne sono state violentate e il terrore continua ancora oggi”. Laurence Ndong definisce il Gabon un vulcano in attesa di eruzione. “La crisi è dovuta al malgoverno del clan Bongo che è al potere da più di 50 anni. La contestazione continua tuttora anche se le manifestazioni sono represse. Ad esempio il ministro dell’educazione ha scritto una circolare in cui dice di licenziare tutti gli insegnanti che intendono scioperare, ciò vuol dire che il diritto di manifestare è vietato. Malgrado ciò, ci sono scioperi in tutti i settori della sfera economica”, aggiunge.

“Oggi il 35% dei gabonesi tra i 19 e 25 anni sono disoccupati, in tanti ormai tendono a lasciare il paese”. I riflettori della Coppa D’Africa si sono appena spenti, ma il Gabon è chiamato a giocare la sua partita più importante: assicurare un futuro ai giovani. Una partita che può vincere solo se i gabonesi stessi decideranno di impegnarsi seriamente in politica, conclude il dottorando in diritto pubblico Whylton Ngouedi Marocko, che ha moderato l’incontro del 3 febbraio.

Rosy D’Elia

(8 febbraio 2017)

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