Imparare l’italiano giocando: come cambia la prospettiva della scuola

“S’impara soltanto divertendosi”, scriveva nel 1881 il Premio Nobel per la Letteratura Anatole France. E questa mattina, nella scuola elementare di via S. Maria Goretti, che dal 2012 fa parte dell’Istituto Comprensivo Via Volsinio, prende il via una lezione davvero speciale, dove prima delle regole di grammatica ci sono  giochi e canzoni.

Gli alunni, dodici bambini di diverse nazionalità, sono entrati nella coloratissima sala teatro del plesso accolti dagli insegnanti, i volontari di PiuCulture, che da ottobre li seguono nell’apprendimento della lingua italiana. Poco prima della lezione, Francesca Turitto, professione avvocato, e referente del gruppo di volontari, presenta uno a uno gli insegnanti: Ela, mamma e traduttrice, Antonella, maestra di matematica, Rinaldo, funzionario di banca in pensione, Elena, ex commercialista, Saia e Bianca, che svolgono un tirocinio per la didattica agli stranieri, Carmen e Alessia, mamme che vogliono diventare insegnanti di italiano. Ciò che accomuna questo coeso gruppo di lavoro è la visione dell’apprendimento come momento di gioco e rilassatezza, lontano da voti e valutazioni, in un clima che favorisca la comunicazione non solo tra insegnanti e alunni, ma anche tra gli alunni stessi. Alcuni bambini, ci spiegano,  sono arrivati in Italia da poco, e spesso si sentono disorientati e si chiudono in loro stessi a causa dell’assenza di strumenti linguistici per comunicare e dunque integrarsi con gli altri.

Volontarie Piuculture alla scuola Santa Maria Goretti di Roma

Volontarie Piuculture alla scuola Santa Maria Goretti di Roma

I livelli linguistici dei bambini, valutati da test di lingua preliminari, sono molto diversi tra loro, per questo, dopo aver cantato tutti insieme all’inizio della lezione, ogni alunno prende posto nel proprio gruppo, seguito da vicino dall’insegnante. I bambini sono energici, pronti a iniziare la lezione dopo aver sciolto il ghiaccio con la canzone. Anche i più timidi, all’ultima strofa hanno tirato fuori la voce. Una volta raggiunti i propri posti, si siedono rilassati e sicuri. Tema della lezione di oggi sono “i mestieri”: si colora, si scrive, si ritaglia e si chiacchiera. “Lo scopo del nostro corso” spiegano Francesca e Antonella, “è quello di facilitare l’apprendimento col gioco. Non vogliamo che le nostre lezioni siano una replica dell’attività scolastica. Nella nostra classe, l’italiano è un veicolo di comunicazione, attraverso cui i bambini possano esprimersi per sentirsi meno timidi e più sicuri, sia dentro che fuori la scuola”. Spiegano che il dialogo costante con le maestre è fondamentale per venire incontro alle esigenze di ogni singolo bambino, in quanto le loro competenze linguistiche sono differenti, così come la loro modalità di apprendimento. “I cinesi ad esempio, per la struttura della loro lingua, acquisiscono le regole grammaticali in maniera mnemonica, hanno un loro metodo che esige un’attenzione diversa nella didattica”, interviene Saia, che per un’altra associazione tiene corsi per soli cinesi.

Sostegno ai bambini stranieri alla scuola Santa Maria Goretti di Roma

Sostegno ai bambini stranieri alla scuola Santa Maria Goretti di Roma

I risultati sono sorprendenti: i bambini interagiscono tra loro, scrivono, leggono e, soprattutto, si divertono. Ogni tanto si spostano di banco in banco per fare due chiacchiere, o un piccolo scherzo, ai compagni dell’altro gruppo. Il clima è amichevole, qui si può parlare, anzi si deve! Non ci sono regole ferree, né la regola del silenzio.

“Per i bambini”, spiega Carmen, interrotta ogni tanto da un piccolo filippino che le chiede di guardare il suo disegno, “l’integrazione spesso può essere più difficoltosa che per gli adolescenti. Questi ultimi hanno un bagaglio maggiore di conoscenze, sono soggetti a più stimoli esterni, mentre per i bambini che arrivano da poco in Italia l’unico punto di riferimento sono le famiglie, che a volte riscontrano anch’esse problemi a integrarsi. Spesso, siamo più noi adulti a spaventarci della diversità”. Carmen ha una vera passione per le lingue straniere, ha studiato cinese e giapponese e ha lavorato in contesti internazionali. Per lei il multiculturalismo nella scuola rappresenta un prezioso patrimonio per i bambini, che avranno modo di conoscere la realtà nei suoi molteplici aspetti, privi di preconcetti. “Possiamo scontrarci o incontrarci con diverse culture, ma ciò che è importante è creare un confronto.”

“Se loro sono contenti, cambia la prospettiva della scuola”, dice Francesca. E infatti, al termine della lezione, i bambini rientrano nelle loro classi davvero contenti. L’impegno è stato tanto, ma non li ha affaticati. Sui volti degli insegnanti, sorrisi e soddisfazione.

 

Elisabetta Rossi

(14 marzo 2017)