Preparandosi al Nowruz

Cominciano i preparativi per il capodanno persiano, il Nowruz, la festa più importante dell’Iran che coinvolge anche paesi come l’Azerbajan, la Bosnia, l’Afghanistan, l’Albania, l’India nella parte Farsi, la Georgia e l’Asia centrale, nonché tutte le comunità iraniane sparse nel mondo. Il Nowruz è il 21 marzo e corrisponde all’equinozio di primavera e per questa ragione si celebra in orari diversi ogni anno.
“La sua origine è antichissima, risale ai sumeri e il suo nome deriva da due parole persiane antiche nawa e ruz, che significano nuovo giorno”- spiega Hamed, in Italia da cinque anni e studente di fusion engineering a Tor Vergata. .
I giorni di festività sono tredici, numero simbolico dalle varie interpretazioni. La più attendibile si ricollega ai mesi dell’anno e il tredicesimo rappresenta quello del ringraziamento e della speranza.
I preparativi cominciano l’ultimo martedì pomeriggio dell’anno con la festa del fuoco, Chaharshanbe Surì. Le persone saltano sulle fiamme e cantano: “Il mio colore giallo è per te e il tuo rosso è per me. Il fuoco prende le malattie e il freddo del mio corpo e mi dà purezza” declama Hamed,
Oltre a saltare sul fuoco le ragazze e i ragazzi si coprono con una specie di mantello per non essere riconosciuti: nelle mani hanno un pentolino e un cucchiaio che battono mentre vanno sotto le case dei membri della famiglia e ottengono dolci e frutta secca. Questa è un’usanza che trova le sue radici nell’antichità.
“Nell’Avesta, libro sacro di Zoroastro, Ahura Mazda libera fino al cinque di Farvadin le anime dall’inferno che vanno dalle famiglie e ricevono regali. I ragazzi si travestono quindi simbolicamente e fanno rumore per rappresentare le anime che non parlano”.
L’ultimo giovedì pomeriggio dell’anno si va al cimitero, perché il venerdì è il giorno sacro.
La cosa più importante del pre-nowruz è la preparazione dell’haft sin: una tavola con sette elementi che iniziano con la lettera “S”, sin in Farsi.
“Equivale un po’ al nostro albero di natale”- dice Melissa, praticante avvocato  in diritto d’asilo e dell’immigrazione e fidanzata di Hamed da tre anni.
“Sette è un numero sacro, porta agli abitanti della casa fortuna, purezza e lunga vita. Il tavolo è adornato nel modo più bello possibile, con il libro sacro della famiglia. Alcuni mettono anche la bandiera e non mancano le candele accese o una ciotola d’acqua. I sette sin sono, Sabzeh, chicchi di lenticchie o orzo che simboleggiano la rinascita, Samanu, impasto di orzo germogliato e tostato che rappresenta l’abbondanza, Sib, mele rosse, che rappresenta la bellezza; Senjed, giuggiole secche, simbolo dell’amore; Sir, aglio, simbolo di dalute; Somaq, sommaco (spezia di colore rosso usata normalmente per insaporire la carne), la speranza; Serkeh, aceto, saggezza.
Spesso si trovano alcune monete (Sekkeh ), auspicio di prosperità e ricchezza, lo specchio come pulizia e onestà”.
Due anni fa l’abbiamo fatto per la prima volta anche se lui stava ancora allo studentato. Ci tenevo a vedere come si preparava con precisione, un po’ per curiosità ma anche perché sapevo che in questo modo si sarebbe sentito più vicino alla sua famiglia. I giorni prima ci siamo messi a raccogliere tutte le cose necessarie per l’haft sin, alcune erano difficili da trovare ma poi per fortuna abbiamo scoperto un negozio persiano a piazza Bologna. Mi ha cucinato il pesce con il riso e un’erba particolare e abbiamo cenato al telefono con la famiglia. Mubarak, mubarak, tanti auguri gridavamo”.
In occasione del Nowruz le scuole chiudono per una ventina di giorni. “Le famiglie approfittano per fare viaggi. Noi andavano dai nonni che sono fuori Teheran per dieci giorni. Per me è una festa importantissima e da cinque anni, cioè da quando sono in Italia, la festeggio sempre”.
L’ultimo giorno, il 13, è tradizione andare nella natura a fare un pic nic. Si portano inoltre le lenticchie e si lasciano nei fiumi come segno di restituzione.
“Ci tengono tantissimo anche se vengono da città trafficate, ultramoderne. E’ imprescindibile il loro rapporto con la matrice, terra, da cui vengono”, spiega Melissa. “La cosa più divertente è che la nipotina di nove anni gli chiedeva se stesse facendo l’haft sin, perché è inconcepibile non farlo. Allora le abbiamo mandato le foto e lei ha detto che andava bene anche se non era preciso, poteva farlo meglio”– aggiunge ridendo.
L’anno scorso Hamed e Melissa sono riusciti a tornare a Teheran.

Per me è stato fantastico. C’era un’atmosfera di festa già dalla settimana prima in giro per la città: quando vai nei negozi ci si scambiano gli auguri, mi sentivo come a Natale a casa”.
In vista del Nowruz si ritrova tutta la famiglia “arrivano parenti da tutte le parti. Allora è successa una cosa fantastica per me che amo la frutta secca. É arrivato un nipote con un sacco enorme di anacardi, pistacchi, mandorle e nocciole e li ha rovesciati su un lenzuolo. Era un incredibile arcobaleno di frutti secchi, enorme. I frutti sono offerti ai parenti che vengono in visita il giorno di Nowruz anche solo per un thè”.
Quest’anno non riusciranno a tornare in Iran e festeggiano a Roma, come Sara, iraniana psicologa da dodici anni in Italia. Fino a ventisei anni è stata a Teheran e ha celebrato il Nowruz con la famiglia, a volte a casa, a volte in viaggio. Da quando è qui lo festeggia con gli amici “che sono un po’ come una famiglia elettiva” dice “quest’anno Nowruz sarà esattamente alle 11 e 28 e quindi è più semplice perché tutti lavorano. Starò solo con un’amica iraniana e poi la sera con tutti gli altri. E’ più intimo ma anche così è bello”. Sara è tornata in Iran due anni fa, nel periodo della tesi, ma non sempre ci riesce. La cosa che preferisce di questa festa è come l’essere umano partecipa alla rivoluzione della terra, quando notte e giorno sono uguali. “Mi piace molto anche il momento prima, in cui mediti, ti siedi e rifletti sull’anno passato e sui desideri futuri. E’ la festa della famiglia e della natura è molto bella e affascinante”.

 

Elena Fratini

(16/03/2017)

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