primo think tank musulmano

Nasce Ihsan, il primo think tank musulmano in Italia

primo think tank musulmano

Presentazione di Ihsan all’Associazione della Stampa Estera in Italia. Da sinistra al tavolo dei relatori: Mounya Allali, Moulay El Akkioui, Parisa Nazari, Ejaz Ahmad, Aly Baba Faye, IlhamAllah Chiara Ferrero.

Giornalisti, consulenti, docenti, sociologi, attivisti, mediatori. Minimo comun denominatore: essere musulmani. Sono 35 i nomi dei promotori che si leggono sul manifesto di Ihsan, nato per – si legge nel documento – far conoscere e promuovere in Italia un’immagine reale della cultura, della religione e della civiltà islamica.

La sala dell’Associazione della Stampa Estera in Italia alla presentazione ufficiale di Ihsan si scopre gremita di giornalisti ed esponenti della cultura e delle arti. Non c’è da stupirsi, un think tank nasce per condividere opinioni: “abbiamo scelto questa forma e non quella dell’associazione perché non è detto che esistano linee guida comuni” spiega il sociologo Aly Baba Faye, tra i relatori della giornata, a chi chiede come si porrà Ihsan rispetto ai temi civili. “Non rappresentiamo i musulmani d’Italia” continua Baba Faye “ma solo persone diverse con idee diverse. Possiamo avere idee personali riguardo all’aborto, ad esempio, ma il primo dei nostri doveri di cittadini italiani è quello di lealtà repubblicana”.

“L’Italia è stata per me una scelta pensata: mi sono ritrovata in questa Costituzione e nella società che mi appartiene”. Parisa Nazari, farmacista di origine iraniana, si dichiara così ai microfoni della sala. La sua farmacia in periferia è un osservatorio privilegiato per tastare il polso dei cambiamenti della società: “vedo la paura nelle persone fragili. Gli anziani con cui parlo ogni giorno non mi vedono come una straniera ma come la loro farmacista, si confidano con me. Ma io mi rendo conto che si sta formando un pensiero di crescente islamofobia e paura”. La soluzione? “Ripartire dalle scuole, fare informazione, cultura”.

“Mio figlio a scuola si è trovato a rispondere a un questionario” racconta con un pizzico di ironia la docente IlhamAllah Chiara Ferrero. “Tra le domande c’era: chi adorano i musulmani alla Mecca? La risposta era ‘la pietra nera’. Mio figlio ha risposto ‘Dio’ e ha preso naturalmente un brutto voto. Le informazioni che circolano sui musulmani fanno sorridere, a volte”. Per mancanza di cultura, soprattutto, come emerge dalle parole di Mounya Allali, ricercatrice e poetessa: “Noi musulmani non siamo un fenomeno ma una realtà nella realtà italiana”. Che, citando l’importanza della ricchezza della diversità, conclude: “senza alternative non abbiamo neppure la libera scelta”.

Tra i promotori del manifesto c’è anche Moulay El Akkioui, sindacalista CGIL, che in Ihsan vede uno scopo ulteriore, quello di “responsabilizzare le persone e contribuire al benessere di questo paese”. L’obiettivo, secondo El Akkioui, “non è autodifendersi, ma aprire una discussione pacifica. I musulmani sono persone normali che hanno voglia di vivere in questo paese”. E per spiegare meglio ciò che accomuna davvero le persone cita Montesquieu: “Sono uomo per natura e francese per caso”.

Dalla platea avanzano dichiarazioni di sostegno ma c’è chi non cela qualche dubbio: Ihsan avanzerà pretese in sedi istituzionali? Ci sarà da aspettarsi delle ingerenze? E che tipo di dialogo avrà con i musulmani più radicali? Parisa Nazari ha la sua visione: “Il mio scopo è che un bambino che ha genitori musulmani come me non si senta giudicato o diventi facile preda degli estremismi”.

E se c’è chi ribadisce che Ihsan non nasce con lo scopo di portare avanti la dottrina islamica, la spiegazione più semplice della necessità di un think tank la dà con naturalezza El Akkioui: “Le persone sono come l’acqua: non le puoi fermare, devono convivere”.

Veronica Adriani
13 aprile 2017

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