La raccolta dei pomodori(foto Diritto di critica)

I nuovi schiavi nelle nostre campagne

Foto Giuseppe Chiantera

Dai dati dell’Indice globale della schiavitù 2016, pubblicato dalla Walk Free Fundation, organizzazione impegnata nella lotta alla schiavitù, emerge che esistono nel mondo 45,8 milioni di persone in stato di schiavitù – 28% in più rispetto all’anno precedente − e che l’Italia è al secondo posto in Europa dopo la Polonia per sfruttamento di esseri umani. La schiavitù, dunque, non è più solo un argomento studiato a scuola nei libri di storia e neanche un residuo del passato, bensì una nuova piaga del mondo d’oggi, con un giro d’affari di 150 miliardi di dollari l’anno. Nel nostro Paese parliamo di schiavitù in riferimento alla prostituzione e al lavoro agricolo.

Per quanto riguarda quest’ultimo settore un bel libro-reportage di Alessandro Leogrande, Uomini e caporali. Viaggio tra i nuovi schiavi nelle campagne del Sud, Feltrinelli 2016, descrive la riduzione in schiavitù di immigrati provenienti soprattutto dall’Europa dell’Est – quindi neo-comunitari − nel Tavoliere delle Puglie. Questi vengono reclutati nei loro paesi da intermediari o tramite internet con la promessa di un lavoro stagionale nella raccolta dell’oro rosso, il pomodoro, pagano per il viaggio intorno ai 200€ e vengono accolti dai nuovi caporali che li sistemano in capannoni o casolari senza acqua né luce. Lavorano anche 12 ore al giorno sotto il sole cocente, si pagano acqua, cibo e il posto dove dormono, vengono picchiati se non lavorano quanto richiesto, prendono anche anfetamine − che ovviamente costano − se non resistono alla fatica, e alcuni muoiono senza che di loro si sappia più niente.

Sfruttamento dei migranti: dai diritti negati allo Ius Soli
La geografia dei luoghi di provenienza varia nel tempo: polacchi, romeni, ucraini, africani… anche italiani – ricordiamo la morte per infarto di Paola Clemente mentre lavorava all’acinellatura dell’uva a Andria nel luglio 2015. Ciò che differenzia il nuovo caporalato nel Sud da quello dei primi del ‘900 è la nazionalità: i nuovi caporali sono perlopiù stranieri e reclutano connazionali, dalla paga di 4€ a cassone di merce (fino a 375 kg) trattengono per sé 50 centesimi, più o meno 5€ al giorno per ogni lavoratore. Il caporale può avere rapporti diretti col datore di lavoro oppure con un altro intermediario che a volte integra i suoi guadagni con altri traffici illeciti: droga, prostituzione e qualcuno anche armi. Esiste, insomma, una rete con struttura gerarchica costituita da datore di lavoro, capo negoziatore, caporale coordinatore o esecutore e altri intermediari, che costituisce materia di indagine anche per le Procure antimafia.

A seguito di denunce e processi la situazione oggi appare modificata rispetto a 7-8 anni fa, innanzitutto con l’introduzione nel 2016 della Legge penale n. 199 di contrasto al caporalato. Resta però una realtà intollerabile in un paese democratico. Secondo il 3° Rapporto Agromafie e Caporalato della Flai Cgil, maggio 2016, i lavoratori irregolari in agricoltura e potenziali vittime di caporalato sono tra i 400-430.000, disseminati tra Tavoliere delle Puglie, serre di Ragusa, Agro Pontino, colline del Chianti…, di questi 100.000 lavorano in condizioni di grave sfruttamento e vulnerabilità; il salario è inferiore del 50% a quanto previsto dai contratti nazionali e mediamente oggi si aggira tra i 22 e i 30€ al giorno, parte dei quali deve coprire le spese per il trasporto (mediamente 5€) e per i beni di prima necessità (acqua 1,5€, panino 3€…).

SCHEDA

Alessandro Leogrande, Uomini e caporali, Viaggio fra i nuovi schiavi nelle campagne del Sud, Feltrinelli, 2016, € 9,50, pagg.255.

Il libro descrive la riduzione in schiavitù di migranti nel Tavoliere delle Puglie.

Indice: I. Incoronata e il ragazzo ignoto; II. Il mando laggiù; III. La fuga di tre studenti; IV. Il patto di sangue(I); V. Il Paradise; VI. Istantanee dall’inferno; VII. Le luci di Melfi; VIII. I campi di lavoro; IX. Il patto di sangue(II); X. Un console particolare; XI. Kuba e Marco; XII. Il patto di sangue (III); XIII. L’offensiva giudiziaria; XIV. Il corpo di Darek; XV. Macchine, truffe e schiavi; XVI. Il giornale dei desaparecidos; XVII. Il patto di sangue (IV); XVIII. Il caporale pentito; XIX. Il corpo dei morti e i conti dei vivi; XX. Il patto di sangue (V); XXI. Questa terra è loro; XXII. L’anno dei romeni; XXIII. L’assenza della lotta.

Luciana Scarcia
(26 aprile 2017)

Leggi anche

L’ombra del caporalato sulle tavole

We need yes: i lavoratori migranti con i movimenti per il diritto all’abitare

Un anno di #Filierasporca: i rifugiati dietro la raccolta delle arance