Ong, “la grande bugia delle navi taxi”

Emma Bonino e Luigi Manconi

“Da oltre due mesi è sotto accusa il concetto stesso di soccorso in mare. La posta in gioco è il dovere e l’obbligo di salvare i migranti. Si mira a colpire l’idea di solidarietà”. Luigi Manconi parla in veste di presidente della Commissione diritti umani del Senato nel corso di una conferenza stampa indetta per andare al contrattacco di quella che chiama “una campagna velenosa” contro le Organizzazioni non governative che fanno ricerca e soccorso nel Mediterraneo finite nel mirino della procura di Catania per presunte collusioni coi trafficanti di esseri umani.

Il titolo è un manifesto – “La grande bugia delle navi taxi” – e fa il verso a un’immagine più volte usata dal vice presidente della Camera Luigi di Maio. “Qual è il reato? Dove sta la colpa?”, si chiede in senatore dem.

“Da mesi il procuratore di Catania Carmelo Zuccaro va in giro a lanciare accuse, salvo poi dire che non ha le prove. Sia chiaro che un magistrato deve parlare per atti e non per sospetti, insinuazioni e illazioni”, gli fa eco Emma Bonino, preoccupata anche per il “clima di odio e di sospetto” in cui si inseriscono episodi come l’aggressione alla sede dell‘Oim a Roma da parte di militanti di Forza Nuova.

Secondo la leader radicale la “campagna di discredito” montata negli ultimi mesi altro non serve che a “rimuovere il problema vero, che non si vuole affrontare, dell’accoglienza e dell’integrazione“. L’immigrazione è un “fenomeno strutturale che va governato e non demonizzato”, insiste. Serve “una reazione, una controproposta”, dice l’ex ministro degli Esteri invitando alla mobilitazione per il superamento della legge Bossi-Fini con la Campagna Ero Straniero.

Ieri intanto una delle imbarcazioni di Medici Senza Frontiere è sbarcata nel porto di Catania con sei cadaveri. Nessun superstite. “Questa è l’immagine che serve a smentire chi parla di ‘taxi del mare’ e accusa le Ong di funzionare da ‘fattore di attrazione‘”, dice Loris De Filippi, presidente di Msf Italia. “Il pull factor è dato dall’instabilità dei Paesi dell’Africa sub-sahariana e dal fiorente traffico di esseri umani che c’è in Libia”.

Medici Senza Frontiere

Se l’Europa mettesse in campo “un sistema dedicato di ricerca e soccorso in mare – afferma – noi torneremmo volentieri a fare quello che facevamo in giro per il mondo“. Sulla stessa linea Riccardo Gatti, capo missione della spagnola Proactiva Open Arms:Siamo arrivati nel Mediterraneo perché c’era bisogno di noi. La Guardia costiera da sola non ce la fa”.

Del resto da anni Msf e le altre Ong fanno appello alle istituzioni europee per l’introduzione di “vie legali e sicure” come alternativa alle traversate nel Mediterraneo, dove lo scorso anno sono morte oltre 5000 persone. Qualcosa che in Italia sta provando a fare, fra gli altri, la Caritas con i corridoi umanitari, ricorda il direttore monsignor Francesco Soddu.

“Ad oggi però alcune cose appaiono chiare”, dice Federico Fornaro, membro della commissione Difesa del Senato che a breve concluderà lindagine conoscitiva sul ruolo delle Ong nel soccorso in mare dei migranti. “Primo, le Organizzazioni non governative operano nel Mediterraneo sotto il coordinamento della Guardia Costiera”. Ed è sempre la Guardia Costiera a “indirizzarle verso il porto sicuro più vicino”. Infine “non risulta alcun comportamento difforme dalle norme e dalle lineguida“. Insomma “dati oggettivi che dovrebbero sgombrare il campo dalle speculazioni”, taglia corto il senatore.

Come “incontestabile” risulta “il fatto che dall’inizio dell’anno nel Mediterraneo sono morte già oltre mille persone”, è la constatazione amara di Raffaella Milano, direttore dei programmi Italia – Europa di Save the Children. “Ben vengano le indagini e la trasparenza, non ci sono zone franche, ma questo non significhi alimentare un clima di sospetto indifferenziato su un’attività indispensabile” come il soccorso in mare.

Federica Giovannetti

(6 maggio 2017)

Leggi anche

La storia di Fadi, salvato dai corridoi umanitari

25 marzo, il Mediterraneo nel cuore di Roma

Medici Senza Frontiere, la soluzione per evitare le vite in mare