Alunni stranieri nella scuola dell'obbligo(foto parmainfanzia)

Gli alunni stranieri nella scuola italiana aumentano in misura minore rispetto al passato

Alunni stranieri nella scuola dell'obbligo(foto parmainfanzia)

Alunni stranieri nella scuola dell’obbligo(foto parmainfanzia)

La presenza di alunni stranieri nella scuola italiana viene registrata a partire dagli anni ’80, ma è dalla seconda metà degli anni ’90 che l’afflusso s’intensifica. La crisi nella ex Iugoslavia e in Albania, l’espansionismo commerciale dell’est asiatico e la ricerca di condizioni di vita migliori per le popolazioni del Nord-Africa provocano grandi ondate di arrivi di popolazione adulta in cerca di opportunità e, quindi, di bambini e adolescenti in età scolare. La curva degli ingressi degli alunni stranieri continua a crescere in modo considerevole fino al primo decennio degli anni Duemila. In quegli anni l’Italia è la prima destinazione sia per i migranti che fuggono via mare da aree di crisi (Nigeria, Somalia, Eritrea) sia per i tanti provenienti dall’Europa dell’Est, in particolare dalla Romania, che aumentano anche a seguito dell’adesione all’Unione Europea.
E’ quanto si legge nel Rapporto del MIUR sugli Alunni stranieri nel sistema scolastico italiano (2015-2016), pubblicato nel 2017.

Tab. 1 – Serie storica degli alunni con cittadinanza non italiana. AA.SS. 1995/96 – 2015/16


Aumentano i minori non accompagnati ma le presenze a scuola crescono poco

Come possiamo osservare dalla tabella 1, negli ultimi anni l’incremento delle presenze di alunni stranieri è piuttosto modesto, pur essendo sempre più presenti ampie quote di giovani stranieri in età scolare da recuperare alla frequenza scolastica-formativa e nonostante il significativo aumento dei minori non accompagnati. Questo, secondo il Ministero, si spiega innanzitutto col fatto che di questi ultimi molti diventano irreperibili una volta arrivati e quindi solo una minoranza frequenta percorsi di istruzione/formazione. Un’altra problematica è costituita dal caso dei minori che si ricongiungono alle famiglie e chiedono di frequentare la scuola in corso d’anno, ma non sempre possono essere accolti negli istituti scolastici per via della scadenza dei termini previsti per l’iscrizione; inoltre i quindicenni che non hanno la licenza media non possono iscriversi nei Centri Provinciali per l’Istruzione degli Adulti (CPIA) perché non hanno ancora raggiunto la soglia di età minima dei 16 anni, prevista per l’iscrizione a questi centri.
Malgrado ciò, da qualche anno gli studenti di origine migratoria rappresentano la componente dinamica del sistema scolastico italiano, che contribuisce a contenere la flessione della popolazione scolastica complessiva, derivante dal costante calo degli studenti italiani, come si vede nella tabella successiva.

Tab. 2 – Alunni con cittadinanza italiana e non italiana – AA.SS. 2011/2012 – 2015/2016

La distribuzione degli alunni stranieri nei diversi ordini di scuolaLa distribuzione degli alunni stranieri nei diversi ordini di scuola

Sul territorio nazionale gli studenti stranieri sono il 9,2% del totale degli iscritti. La fascia scolare che registra il maggior numero di presenze è la scuola primaria: i bambini stranieri sono il 10,6% del totale degli alunni, sebbene la diminuzione delle presenze riguardi anche questo settore: dal 47,7% nel 1995/1996 sono scese al 36,5% nel 2015/2016. Una tendenza opposta si registra, invece, nella scuola secondaria di II grado, che costituisce il settore più dinamico. Ponendo uguale a 100 il numero degli studenti stranieri rilevato nei diversi ordini di scuola nel decennio 2006/2007 – 2015/2016, gli studenti sono cresciuti:

  • l’82% negli istituti secondari di II grado,
  • il 45% nella scuola secondaria di I grado,
  • il 56% nella scuola primaria,
  • il 76% nella scuola dell’Infanzia.

Quasi il 60% degli alunni stranieri è di seconda generazione.
Le regioni in cui si registra la presenza maggiore sono: Emilia Romagna (15,6%), Lombardia (14,5%), Umbria (13,8%). Le regioni con meno iscritti stranieri sono: Campania (2,2%), Sardegna (2,6%), Puglia (2,6%). Nel Lazio sono il 9,3%.Si contano oltre 200 nazionalità presenti nelle scuole: ai primi 10 posti figurano Romania, Albania, Marocco, aree di emigrazione ormai storica verso l’Italia; seguono le nazionalità asiatiche con in testa la Cina, seguita dalle Filippine; poi Moldavia, Ucraina, Pakistan, Tunisia.

Le scelte degli indirizzi nella secondaria di II grado

L’ 80% dei diplomati di scuola secondaria di I grado prosegue in quella di II grado; l’8,7% opta per la formazione regionale.

Tab. 3 – Alunni italiani e stranieri per settore di scuola secondaria II grado

(a.s. 2015-2016)

Regolarità e ritardi nel percorso scolasticoLa seconda generazione sceglie con più frequenza gli istituti tecnici e professionali.
Esattamente come per gli studenti italiani, la scelta dell’indirizzo scolastico è collegato alla votazione della licenza media. La differenza sta nella votazione finale: il 70% degli studenti stranieri ha conseguito il diploma di secondaria di I grado con una votazione pari a 6 o 7, mentre la maggioranza degli studenti italiani (53,5%) ha ottenuto il diploma con una votazione uguale o superiore a 8.

Sulla base della normativa che disciplina l’accesso a scuola, fondata sul principio che i minori stranieri abbiano diritto all’istruzione, indipendentemente dalla regolarità della loro posizione rispetto al soggiorno (D.P.R. 345/1999 art. 45), i minori stranieri soggetti all’obbligo scolastico devono venire iscritti alla classe corrispondente all’età anagrafica, salvo che il collegio dei docenti deliberi l’iscrizione ad una classe diversa.
Ma, se vogliamo valutare l’integrazione nella scuola degli studenti di origine immigrata, dobbiamo analizzare la regolarità del percorso scolastico, e qui vediamo che c’è una notevole distanza rispetto ai ragazzi italiani.
Il fatto che spesso gli studenti stranieri vengono inseriti in classi inferiori a quelle a cui per età dovrebbero accedere e che quindi hanno un’età superiore a quella dei loro compagni, viene registrato come ritardo. A ciò si aggiungono lungo il percorso i ritardi dovuti a bocciature e ripetenze.
Il ritardo scolastico cresce con il crescere dell’età. A 14 anni, corrispondenti alla frequenza della prima classe di secondaria superiore, la percentuale degli studenti stranieri con percorso di studio regolare si ferma al 52,0%; il 34,8% è in ritardo di un anno, il 9,5% di due e l’1,7% di tre anni.
All’età di 18 anni la percentuale di studenti regolari scende al 30,4% contro il 69,6% in ritardo: si va dal 4,8% dei 18-enni che frequenta il primo anno di secondaria di II grado al 34,0% che frequenta il quarto anno.
Tra gli studenti di secondaria di II grado in ritardo si annoverano, inoltre, più di 35.000 studenti che frequentano i corsi di secondaria di II grado a 19, 20 anni e oltre.
Il grafico sottostante mette a confronto il ritardo scolastico degli studenti italiani e stranieri ed evidenzia il notevole divario tra gli uni e gli altri.

Grafico 1 –Alunni italiani e stranieri in ritardo per ordine e grado (valori percentuali su 100 alunni)

(a.s. 2015-2016)

A livello nazionale, la percentuale di studenti stranieri in ritardo è del 32,9 contro il 10,5 di italiani. Il divario cresce con l’età e gli ordini di scuola, fino a superare il 61% contro il 21,9 % nella secondaria di II grado. Nell’ambito della secondaria il ritardo si accumula soprattutto negli istituti professionali e tecnici.

Luciana Scarcia
(26.06.2017)

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