“Bisogna scegliere se fare la fila nei supermercati o andare a lavorare”

Vanessa Ledezma

Ogni cosa è cambiata: i venezuelani erano un popolo allegro, ricco di bontà e gentilezza. Ora le persone stanno sempre sulla difensiva, sono arrabbiate perché non ce la fanno più a vivere nella miseria, anche se lavorano sodo per avere una vita normale. Devono scegliere se fare le file nei supermercati o andare a lavorare: non esistono i giorni di ferie da condividere con la famiglia o con gli amici”. Il Venezuela raccontato da Vanessa Ledezma, è un Paese irriconoscibile, lontano dall’immaginario che da sempre lo ha caratterizzato. Suo padre, Antonio Ledezma, sindaco di Caracas, è stato arrestato 29 mesi fa: “Il 19 febbraio 2015 un folto drappello della polizia politica del SEBIN ha fatto irruzione nel suo ufficio e, con le facce coperte e senza mandato di arresto, lo hanno prelevato con la forza e portato in un carcere di massima sicurezza.” Dopo 29 mesi è ancora senza processo e senza condanna. Lei è in Italia da sette anni: “siamo italo-venezuelani. Mio nonno, originario della provincia di Avellino è andato in Venezuela subito dopo la guerra cercando una vita migliore. Non avrei mai immaginato di trovarmi nella stessa situazione di mio nonno e di diventare a mia volta una emigrante. Dopo aver riflettuto a lungo abbiamo deciso di trasferirci e di far crescere le nostre figlie in un posto più sicuro, ma con la speranza di tornare al più presto”.

Dopo l’arresto del padre Vanessa Ledezma è tornata in Venezuela due mesi dopo per andarlo a trovare: “Il mio rapporto con lui è molto speciale: nonostante le brutte circostanze che la vita ci ha imposto continuiamo ad essere molto legati, a supportarci a vicenda ed è la nostra forza che ci fa andare avanti, insieme ai valori e all’amore che come famiglia ci unisce. Anche se adesso si trova agli arresti domiciliari sono poche le volte che posso sentirlo perché tutte le linee telefoniche sono sotto controllo.”

“Anche le città sono cambiate, un caos totale. Sembrano delle città deserte e abbandonate, le strade sono distrutte e sporche, manca il servizio di acqua e di elettricità”. L’inflazione fuori controllo (oltre l’800%), una crisi umanitaria, politica e sociale profonda: file interminabili per avere cibo o medicine, e le manifestazioni come una delle poche possibilità di socializzazione. C’è chi decide di scendere in piazza e protestare “I punti di incontro sono diventati le manifestazioni”, come precisa Vanessa, chi di far sentire la propria voce attraverso il referendum simbolico organizzato pochi giorni fa e che ha visto la vittoria dell’opposizione. “29 mesi fa la nostra vita è cambiata veramente. Da sempre ho lottato per le giuste cause e dopo il suo arresto ho cominciato a girare l’Europa per sensibilizzare le autorità e le persone comuni sulla situazione del Venezuela”.

Elisa Carrara
(26 luglio 2017)

Leggi anche:

Venezuela, non si placano le proteste

Venezuela. Il crollo di una rivoluzione

Raccontare il Venezuela di oggi: tra crisi e conomica e sociale