Enea in viaggio a Pietralata: “poveri di tutto, ma non di volontà”

Gambia, Nigeria, Senegal. Ma anche Salerno, Reggio Calabria, Lecce: “siamo tutti un po’ stranieri, qui…“. Così introducono lo spettacolo i “nuovi Enea”, quelli che il viaggio non l’hanno scelto ma sono stati costretti ad affrontarlo. Che arrivino dall’Africa o dal resto d’Italia non importa: la loro nuova casa ora è Roma, e hanno imparato a volerle bene.

Enea in viaggio, lo spettacolo di Emanuela Giordano supportato da teatro di Roma, Amref e Liberi Nantes, si concluderà il 9 luglio al teatro India per la performance finale. Prima di pensare al futuro – “ci hanno chiamato da Ardea per ripete lì lo spettacolo” racconta Alberto Urbinati, presidente Liberi Nantes – le ultime tappe dello spettacolo si tengono in periferia: Quarticciolo, Tor Bella Monaca, Pietralata.

Il 3 luglio, un lunedì lavorativo, di fronte alla stazione della metro B i residenti si avvicinano curiosi. Alcuni uscendo dalla stazione cercano di capire con circospezione cosa stia succedendo, altri ci arrivano di proposito, armati di macchina fotografica: “ieri stavano facendo uno spettacolo su Enea” racconta un papà alla figlia “ma non solo su Enea…si parlava di migranti, anche loro oggi devono viaggiare“. Poi la famiglia si apposta in un angolo e aspetta: “chissà se oggi ci saranno di nuovo”.

“Siamo poveri di tutto, ma non di spirito e volontà” dichiarano gli attori. Si mescolano le lingue, i colori, i ritmi, si fonda un nuovo mondo fatto di casette disegnate col gesso, lingue diverse e arti: “qualcuno ha qualche talento da metterci a disposizione?” chiedono gli attori trascinando gli astanti sul palcoscenico improvvisato. “Tu sai fare la babysitter? Allora vieni a far parte della nostra città”.

Attori e spettatori ballano in circolo, il quartiere continua a sfilare. Una signora carica di buste passa nella folla: tra gli attori un ragazzo dichiara “questa è la mia città”. Lei fa una smorfia, chiede permesso stizzita e passa oltre, lasciando il posto a nuovi curiosi: quelli che si fermano ad ascoltare, quelli che diventano abitanti della nuova città che si sta plasmando sotto i loro occhi.

Testo e foto di Veronica Adriani
(4 luglio 2017)

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