venditori nigeriani in spiaggia

Elizabeth e i suoi figli: Nigeria – Italia 2 a 1

venditori nigeriani in spiaggia

Fine luglio in Costa Smeralda: a cinque chilometri da Porto Cervo e a due dal Billionaire, a ridosso dei campi da golf c’è una lunga spiaggia bianca. Dove sbuca il sentiero di accesso, Elizabeth ogni mattina ricrea la sua bancarella di cappelli, parei, vestiti in cotone e prendisole. Appende la merce ai rami dei cespugli e si siede là sotto all’ombra: non è magra e soffre il caldo. Elizabeth è arrivata dalla Nigeria nel 1991, gode di un visto permanente e ha il permesso per la vendita della sua merce. Dal 2008 ha trovato qui un posto dove condurre il suo negozio. Sia lei che i suoi amici senegalesi sanno poco della legge sullo ius soli, ma testano il nuovo interlocutore italiano chiedendogli subito cosa pensi lui dei barconi e dei morti in mare.

Elizabeth abita a Olbia e arriva ogni mattina con la corriera verso le dieci. Riparte alle sei del pomeriggio e la si può vedere alla fermata con la sua borsa di stoffe. Quaranta minuti in un verso, quaranta nell’altro. Nei due mesi e mezzo della stagione deve riuscire a guadagnare il grosso delle entrate annuali perché “d’inverno in Sardegna non c’è niente da fare ma bisogna continuare a pagare l’affitto e le bollette”. Ha un figlio di nove anni, quarta elementare, tifoso di Balotelli, che si chiama Ezechiele. Lei è cristiana, il figlio è musulmano come il padre. In questo “mondo di paura” lei ritiene che ognuno debba scegliere la sua religione, l’importante è rispettare gli altri e non fare male a nessuno.

L’italiano di Elizabeth è mutuato direttamente dall’inglese appena si allontana dagli argomenti quotidiani: “ho fatto tutto sofferto” è il suo modo per sintetizzare la sua vita. Ezechiele si esprime molto meglio, eppure la sua situazione sospesa di “italiano non-italiano” lo rende una eccezione ancor più della madre, perché lui è più integrato di lei, è più a contatto con i nostri standard e appare di una diversità più stridente. Ogni anno Beppe Grillo fa la sua comparsa in spiaggia e si siede su una sdraio. La gente gli si fa attorno mantenendo una distanza di rispetto, solo Ezechiele buca l’invisibile confine, gli si fa sotto e gli ripete forte “Grillo! Ehi! Beppe Grillo”. Chissà se Grillo lo sente.

Mary è la figlia maggiore di Elizabeth, ha vent’anni e dopo il liceo ha studiato biotecnologie, a settembre spera di riuscire a entrare a medicina. La giovane, compiuti i diciotto anni, ha potuto fare domanda per ottenere la cittadinanza italiana. Elizabeth è orgogliosa di aver conservato sempre tutte le carte perché le fu chiesto di produrre oltre al certificato di residenza, quello relativo alle vaccinazioni e tutte le pagelle per dimostrare la continuità del suo essere ospite nel nostro Paese. Fu il vicesindaco di Olbia con la fascia tricolore a scrivere sul libro le generalità di questa nuova concittadina e a farla firmare. Una festa, quel giorno, e 75 euro di marche da bollo. Ezechiele dovrà aspettare altri nove anni per maturare questo diritto, per ottenere un passaporto italiano che poi “arriva presto, un paio di settimane, anche se bisogna spendere 150 euro”.

                                                                                                                                                         Giancarlo Scotoni
(8 agosto 2017)

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