Il popolo siriano sotto le bombe e l’indifferenza dell’Occidente

(photo credits: skyTG24)

Dare voce al popolo siriano, orfano della compassione e della solidarietà; chiedere giustizia per i morti, gli esiliati, i torturati dal regime di Assad; lottare contro l’indifferenza dell’Occidente: questi sono i motivi per cui Shady Hamadi ha scritto Esilio dalla Siria. Una lotta contro l’indifferenza, ADD ediz.

Nato a Milano da padre musulmano siriano in esilio e da madre italiana cristiana, Shady Hamadi, scrittore, giornalista e attivista per i diritti umani, racconta il dramma della Siria dal punto di vista dell’esule che ha scelto di non arrendersi all’indifferenza del mondo occidentale verso quella tragedia, e lo fa usando il “noi” di chi nella sua storia racchiude Europa e mondo arabo, cristianesimo e islam.

Dalla Siria si fugge per scampare alla morte e alla tortura

Il libro racconta la sofferenza e l’angoscia dell’esule per il suo paese in guerra e per la sorte dei propri cari arrestati. Chi fugge lo fa per cercare salvezza dalla morte; ci sono madri che accompagnano i loro figli e li affidano ai trafficanti, pur conoscendo i rischi cui vanno incontro.

Hamadi conosce bene la situazione siriana perché, dopo un divieto durato fino al 1997, è potuto ritornare in quella terra. La Siria oggi è un paese in cui ci si è abituati al fatto che le persone muoiano di morte violenta. È cosa consueta […] L’impunità è anch’essa comune e accettata. Si ammazza consapevoli che difficilmente si verrà giudicati per il proprio crimine […] L’impunità fa sì che non ci sia posto per la misericordia. Ormai il valore della vita di un uomo è scomparso, ci si è abituati alla disumanizzazione di chi è considerato un nemico. Questa disumanizzazione è il prodotto della guerra e della dittatura, che non è solo una forma di governo ma anche una mentalità, un insieme di idee e comportamenti violenti cui la società si uniforma.

La storia recente della Siria

L’ascesa al potere del partito Ba’th, nel 1963, segna l’inizio di un regime dittatoriale e repressivo. Quando, a seguito della primavera di Damasco del 2001, viene eletto presidente Bashar al-Assad, diversi intellettuali sperano in una apertura del regime, ma gli arresti che seguono chiariscono l’orientamento del nuovo governo. Ciononostante nel 2011 molti siriani scendono in piazza pacificamente: è l’inizio della rivoluzione, in cui un movimento popolare, partito dalle campagne e dalle periferie degradate, chiede libertà e diritti. Ma le speranze di cambiamento svaniscono presto sotto la brutale repressione. Il colpo di grazia arriva dalla militarizzazione e dalla confessionalizzazione della rivoluzione: per dimostrare al mondo che quella in atto in Siria non è una primavera araba e che il Paese è in mano a gruppi di terroristi, vengono scarcerati migliaia di fondamentalisti islamici, lasciati liberi di agire.

Così, insieme al movimento pacifista (stroncato nella strage di Houla del 2012) è stata distrutta anche la tradizionale coesistenza tra sunniti, cristiani e alawiti. Dilaga la guerra. È in questo periodo che viene sequestrato padre Dall’Oglio, mentre a livello internazionale emergono l’attivismo russo nei confronti di Assad e la sponsorizzazione dei gruppi anti-regime da parte di Arabia Saudita, Qatar e Turchia. Segue il lancio di missili contenenti il gas sarin a cui Obama e l’Occidente non sanno rispondere.

In Siria ci sono molte questioni che riguardano il modo intero, per questo – sostiene Hamadi − c’è bisogno di una società civile europea attiva, pronta a mettersi in campo […] La Siria ha bisogno di noi e del nostro impegno.

Luciana Scarcia
(4 agosto 2017)


SCHEDA:

Shady Hamadi, Esilio dalla Siria. Una lotta contro l’indifferenza, ADD Editore. 2016 (pp. 144. € 14)

Il dramma siriano visto con gli occhi di un esule

[Origini; Rimanere o scappare?; Il regno del silenzio; La Siria e la guerra; Il fondamentalismo: un viaggio nella società; Il Paese di domani; Una cronologia]

Altri libri di Shady Hamadi: La primavera araba, Feltrinelli 2013; Voci di anime, Marietti 2011

 

 


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