Quali sono le funzioni dell’Osservatorio per l’integrazione degli alunni stranieri e per l’intercultura?

 

 

Fotografo: CHRISTOPHER FUTCHER

Terza e ultima parte dell’intervista a Fiorella Farinelli,persona esperta di scuola e amministrazione, che offre un utile contributo per comprendere le Funzioni dell’Osservatorio per l’integrazione degli alunni stranieri e per l’intercultura e sul ruolo del volontariato nell’integrazione dei giovani immigrati.

L’Osservatorio nazionale per l’integrazione degli alunni stranieri e per l’intercultura è stato istituito nel settembre del 2014 con apposito decreto del Miur, con compiti consultivi e propositivi finalizzati all’adeguamento delle politiche di integrazione scolastica alle esigenze reali di una società in trasformazione. Ha durata triennale. Tra i suoi compiti: effettuare monitoraggi, favorire sperimentazioni e innovazioni, esprimere pareri su iniziative normative e amministrative. È presieduto dal Ministro e composto da esperti, rappresentanti di istituti di ricerca, dirigenti scolastici, associazioni ed enti di rilievo nazionale. Il 31 agosto 2017 il Ministro Fedeli ha confermato con un decreto l’Osservatorio e istituito quello permanente per l’inclusione.

L’Osservatorio sembra essere uno strumento importante per le politiche scolastiche sull’integrazione. È così?

L’Osservatorio ha  grandi potenzialità perché ha dentro rappresentanze delle migliori competenze professionali e organizzative, mette insieme istituzioni scolastiche e universitarie, associazionismo e Ministeri degli Interni e del Lavoro. Bisogna volerlo utilizzare.

Proprio prendendo spunto dalle migliori pratiche nella scuola italiana, abbiamo approfondito varie questioni sempre in termini propositivi: abbiamo scritto le Linee guida e prodotto dossier su insegnamento d’Italiano L2, formazione del personale − insegnanti e dirigenti −, seconde generazioni, scuola per l’infanzia. Poi ci siamo fermati perché, nel passaggio da un ministro all’altro, non c’è stata più alcuna convocazione. Invece veniamo consultati spesso da Comuni e Regioni, dai Ministeri dell’Interno e del Lavoro, dalle associazioni professionali.

Qual’è il ruolo dell’associazionismo nell’integrazione?

L’associazionismo è una risorsa preziosa. Nello statuto etico del volontario c’è l’obiettivo di risolvere problemi in modo utile per l’intera società. Su un tema così controverso come l’immigrazione e l’integrazione è bene che ci sia una mobilitazione della società civile; l’associazionismo, stando dentro i problemi e a fianco delle persone in difficoltà, è una fonte straordinaria di informazione, un occhio che coglie i bisogni, si fa veicolo di proposte innovative. Nel caso specifico dell’insegnamento d’italiano colma in parte l’enorme scarto che c’è  fra offerta e domanda, perché le istituzioni scolastiche e della formazione professionale non sono abbastanza aperte e flessibili. E poi sa accompagnare l’apprendimento dell’italiano con attività di socializzazione, rottura dell’isolamento, rapporto con il contesto. In questi campi il volontariato svolge un ruolo indispensabile.

Quali sono esempi significativi sul ruolo dell’associazionismo?

Per esempio, l’estate dello scorso anno, a Reggio Emilia sono state le associazioni a organizzare un convegno su un tema urgente: l’analfabetismo dei minori non accompagnati, e hanno coinvolto le scuole, l’amministrazione scolastica, la ricerca universitaria.

La scuola ACSE, dove insegno, ha attivato corsi di alfabetizzazione “alfa”, proprio per gli  analfabeti. Collaboriamo, per il superamento del test livello A2,  con un CPIA, ma abbiamo attivato anche una convenzione con un’Università per stranieri (uno dei 4 Enti certificatori accreditati in Italia) per il conseguimento della certificazione formale in italiano l2 valida per il mercato del lavoro e in ambito UE.  Il problema è che ogni prova (inviata dall’Università di Perugia, che poi la valuta e rilascia il titolo) costa 42 €. Servirebbe un accordo tra Ministeri degli Interni e dell’Istruzione per finanziare le scuole pubbliche e del privato sociale che vogliono attivare questo tipo di convenzione. Il costo, infatti, è troppo alto per i migranti, e poco sostenibile dalle scuole.

Anche per le associazioni di volontariato che si occupano di integrazione scolastica ci sono dei campi in cui impegnarsi prioritariamente?

Ogni associazione fa legittimamente le sue scelte. Io ho scelto di stare con chi sta peggio, e  in questo momento i soggetti più fragili sono i profughi, per i quali non c’è obbligo/diritto d’istruzione e che vivono in condizioni pessime di isolamento, ozio, incertezza, e i minori non accompagnati che, pur tutelati fino a 18 anni, stanno nelle case-famiglia. Queste in parte li mandano nei Cpia e in parte nelle scuole, ma anche alle associazioni.

Una cosa importante sul ruolo dell’associazionismo è che esso non si occupa solo di insegnare italiano ma dell’integrazione dei migranti sul territorio, organizzando anche attività sportive, visite alla città, assistenza legale e altro.

Luciana Scarcia

(11 settembre 2017)

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