Aiutateci a non diventare razzisti

Luigi Manconi autore con Federica Resta di Non sono razzista ma... (foto Roberto Monaldo /La Presse)
Luigi Manconi autore con Federica Resta di Non sono razzista ma… (foto Roberto Monaldo /La Presse)

Luigi Manconi nel presentare, il 15 novembre al Macro di via Nizza a Roma, il libro che ha scritto con Federica Resta Non sono razzista ma… parte da una frase contenuta nel sottotitolo: gli imprenditori politici della paura, una formula elaborata nel 91, “allora gli stranieri residenti erano 600mila, ora sono 5milioni 500mila oltre a circa 400mila irregolari”. Nel corso della presentazione, organizzata da Piuculture in collaborazione con il MedFilmFest, Manconi sottolinea che “non sia corretto parlare di razzismo riferendosi alla società italiana. Il razzismo è un’ideologia e una pratica nei confronti di etnie o minoranze, i razzisti oggi in Italia sono una rilevante minoranza, un fattore fisiologico, ma il dato più significativo, al quale prestare attenzione, è la crescita degli xenofobi”.

E’ importante distinguere tra questi due fenomeni che vengono erroneamente e pericolosamente sovrapposti con conseguenze sociali e politiche rovinose. “Fobia come dimensione di panico che riguarda l’inconscio e che ha una forte componente emozionale. Nasce da superficiali dati di realtà e elementi psichici diversi. Xenos è lo straniero, più propriamente lo sconosciuto, l’ignoto. La xenofobia è in crescita costante, è la vera questione politica che riguarda la presenza straniera in Italia”.

La prima variabile che determina atteggiamenti xenofobi è la crisi economica e sociale. Crisi che mette in discussione la base di sicurezza degli strati più vulnerabili. “C’è bisogno di attribuire questa insicurezza a un nemico esterno, non lo si individua nel Fondo Monetario internazionale, ma in qualcosa di afferrabile: lo straniero”. Ideale capro espiatorio perché diverso. Questa insicurezza si manifesta come angoscia sociale, insicurezza collettiva.

La seconda variabile che produce xenofobia è l’erosione del sistema di protezione. La crisi del wellfare crea conflitto fra residenti e nuovi arrivati, entrambi si concentrano su risorse scarse. “La concorrenza fra italiani e stranieri non è tanto sul posto di lavoro, ma sulla casa, sui trasporti e sugli spazi delle relazioni sociali, cioè dove si addensano le persone in agglomerati. Lì l’insicurezza ha trovato la sua conferma”.

L’attuale xenofobia ha indotto gli autori a una riflessione a ritroso “Un quarto di secolo fa iniziammo a analizzare l’affermazione non sono razzista ma…, che sembrava voler dare un riconoscimento ad alcuni valori universali la cui forza ancora resisteva, nella società e nel senso comune, ma si andava erodendo”. L’affermazione dimostrava una residua fiducia nella potenza dei principi di uguaglianza, ma anche il riconoscimento di un valore universale che si cominciava ad avvertire come non più valido. “Si sentivano dire frasi del tipo Non sono razzista ma… gli albanesi sono tutti ladri, una deroga all’affermazione del principio, che introduceva un concetto discriminatorio”.

Nello spazio dove l’insicurezza dei più deboli diventa xenofobia in questi decenni hanno operato gli imprenditori politici della paura. “Intorno al tema della casa, per esempio, è contesa fra italiani e stranieri e prendono piede gruppi neofascisti organizzati. Emerge una domanda a tutti noi, non solo ai politici, su cosa debba essere immigrazione e arriva una richiesta di soccorso: aiutateci a non diventare razzisti. La xenofobia non è destinata a mutare rapidamente in razzismo, in quello spazio si può operare per consentire, a quanti lo vogliano, di non diventare razzisti”.

Nicoletta del Pesco
(20 novembre 2017)

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