Il ruolo delle donne albanesi tra tradizione e cambiamento

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I problemi della donna e il suo percorso di emancipazione in Albania sono stati oggetto dell’incontro che si è tenuto il 23 novembre 2017 presso la Chiesa Valdese di Roma in occasione della presentazione del volume Donne d’Albania tra migrazione, tradizione e modernità a cura di Rando Devole e Claudio Paravati.

È Mario Bova, presidente dell’associazione Occhio blu – Anna Canerini Bova, a illustrare le varie forme di discriminazioni alle quali sono talvolta ancora sottoposte le donne albanesi: “la cultura albanese è patriarcale: le bambine e le donne subiscono, in molti casi, la volontà e le violenze dell’uomo. Spesso anche in Italia sono vittime della violenza di genere perché essa è molto diffusa verso donne migranti e non”. Bova poi, si concentra sulle opportunità che l’Italia offre alle donne di origine albanese “molte hanno una formazione eccellente che le porta a svolgere professioni di responsabilità, sono avvocate, autrici, manager, artiste che diventano competitive a livello europeo, ma la loro sfida è riportare questo sapere in patria per migliorare la condizione sociale di tutto un paese.”


Eppure le donne sono fondamentali nel trasmettere lingua, usi e costumi dell’Albania alle seconde generazioni. Così facendo migliorano la propria condizione e contribuiscono a creare una società con più diritti sia nel paese d’origine che in quello in cui sono emigrate. Lo spiega Anila Britri, ambasciatrice di Abania, “sono le donne a preoccuparsi di ricongiungere la famiglia, ad aiutare i bambini nell’apprendimento della lingua e a provvedere alla loro integrazione nella società, ma anche a tenere vive la storia e le tradizioni e a trasmettere la lingua albanese”.

Adele Budina è una giovane produttrice cinematografica, che fa parte della seconda generazione di migranti, è cresciuta e si è formata in Italia, oggi lavora soprattutto a Tirana. Adele spiega che “I film devono aiutare a cambiare la mentalità negativa e patriarcale; denunciare i problemi sociali che persistono, come ad esempio quello delle spose-bambine. Ciò non è semplice in quanto per accedere ai fondi pubblici bisogna raccontare il nostro paese come una cartolina, concentrandosi soltanto sui fattori positivi come la crescita economica, offrendo solo una parte della realtà”.

Spetta a Rendo Devole, uno dei curatori del volume, focalizzare l’attenzione sul testo “Quest’opera vuole conoscere e far conoscere la realtà delle donne albanesi dando loro voce e cercando di aprire un dibattito più ampio e complesso, a livello europeo, sulle migrazioni e sui diritti delle donne e delle bambine nell’Albania di oggi.”

Marzia Castiglione Humani

(28, novembre 2017)

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