Giuseppe Peluso con i pizzazioli iraniani

La Settimana della cucina italiana nel mondo arriva in Iran

La pizza napoliraniana a La settimana della cucina italiana nel mondo

La pizza napoliraniana a La settimana della cucina italiana nel mondo

Promozione nei supermercati dei prodotti italiani alla presenza degli stessi distributori, libri sulla cucina italiana scontati nellacatena di librerie Book City, con dimostrazioni dal vivo di preparazione di singoli piatti, lezioni di cucina con lo chef stellato Giuseppe di Iorio e Giuseppe Peluso “re” della pizza . Serate nei ristoranti a quattro stelle con menù rigorosamente italiano e inaugurazione di ben due coffee shop di due brand molto famosi in Italia: Palombini e Illy.

Sono solo alcuni degli eventi della settimana della cucina italiana nel mondo che si è svolta a Tehran dal 20 al 26 novembre. In un seminario  organizzato dal gruppo DESITA con la società partner iraniana I – PARS, al quale ha partecipato il nostro ambasciatore, Mauro Conciatori,  si è fatto il punto – con esperti, aziende e addetti ai lavori sulle prospettive che si aprono oggi in un mercato di oltre 300 milioni di persone, tra Iran e paesi limitrofi, per le aziende italiane e iraniane del settore food e ospitalità. 

L'Ambasciatore Conciatori al centro con la moglie Agnes, ultima a destra,  e i componenti del gruppo Desita

Lambasciatore italiano a Tehran, Mauro Conciatori, con la moglie, Agnes, ultima a destra e i rappresentanti DESITA – I-PARS

E’ stato davvero molto ricco il programma di questa seconda edizione della settimana della cucina italiana nella capitale iraniana, ma i più graditi dal pubblico iraniano sono stati senz’altro i laboratori di “pizza making”. In cattedra il “maestro”Giuseppe Peluso, un vero pizzaiolo napoletano d’origine e toscano di adozione, venuto appositamente a svelare e a far vedere in diretta, come si fa la vera pizza napoletana.

Giuseppe Peluso con i pizzazioli iraniani

Giuseppe Peluso con i pizzazioli iraniani

Cresciuto nella pizzeria del padre “da Peppone“ a Torre del Lago, Giuseppe Peluso è un ragazzone di 36 anni, cresciuto a pane e pizza, tanto da ottenere buoni piazzamenti ai campionati mondiali di pizza che si svolgono ogni anno a Napoli, al quale si iscrivono “colleghi” da tutto il mondo. “L’ultima volta ha vinto un giapponese” racconta Peluso “suscitando il nostro grande stupore. Io sono arrivato 121° su 650 partecipanti”. Ma ormai la pizza è da decenni il piatto della cucina italiana più replicato e più internazionalizzato tra tutti. Peluso da 12 anni si è trasferito a Mosca dove ha messo su famiglia e dove ogni sera per la sua pizza margherita con il cornicione alto, i russi fanno la fila.

Sahar, moglie di Mehrdad Aghamiri, con un'amica venuta ad aiutarla per la serata della pizza

Sahar, moglie di Mehrdad Aghamiri con unamica venuta ad aiutarla per la serata della pizza

La stessa scena si è verificata nei tre locali di Tehran che hanno ospitato le serate dedicate alla pizza nel corso della settimana italiana: il ristorante “Ilio”, la “Dolce Vita” e il Caffè Palombini. A Tehran la farina non è quella che Peluso usa abitualmente, la Antimo Caputo di Napoli, né la mozzarella è quella campana, e il forno è a gas e non a legna, ma le sue mani e i segreti della ricetta tradizionale hanno fatto il miracolo. L’impasto preparato il giorno prima e messo a riposare per 24 ore, quattro minuti per la cottura nel forno a gas a una temperatura di 280 gradi e all’altitudine di Tehran (altrimenti basterebbero solo 90 secondi).
Classica la ricetta della pizza margherita con il basilico, più innovativa quella, altrettanto buona, al tonno e cipolla e una terza con il cornicione “foderato” di ricotta. Per l’aperitivo da Palombini Peluso ha preparato le pizzelle fritte con il basilico e il pomodoro. Peccato che per la legge islamica che proibisce le bevande alcooliche, alla pizza non sia stato possibile abbinare una bella birra fresca.

Federica Costantini
(28 novembre 2017)

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