LaAV: leggere per gli altri, ad alta voce

Letture dei Volontari LaAV durante il Primo Picnic Letterario a Villa Torlonia, 18 giugno 2017, organizzato da Il Salotto di Giano

Fra i palazzoni della Serpentara, proprio sotto ai portici di uno degli edifici di via Erminia Frezzolini, c’è una porticina che dalla strada si vede appena. Accanto, un campanello e una targhetta: il Salotto di Giano. Dal lunedì al venerdì, dalle 16:30 alle 19:30, Orietta Albertini e sua figlia Laura aprono la porta a lettori di ogni sorta: signore in pensione, studenti universitari, cameriere part-time con la passione della lettura e curiosi che passando per caso suonano, chiedono “ma voi, qui, cosa fate?” e poi vanno via promettendo di non tornare.

“In realtà il giorno dopo tornano, eccome” sorride Orietta, mentre racconta che nel Salotto, un’associazione culturale di tre stanze piene di libri donati da volontari, sono tantissime ormai le isole solitarie che stanno formando arcipelaghi di ogni età, provenienza ed estrazione sociale. Qualcuno attraversa l’intera città per partecipare ad assaggi letterari, cacce al tesoro a tema, giochi di ruolo e pic-nic letterari; qualcun altro invece si dà appuntamento per provare il testo per una delle tante letture ad alta voce che Laura coordina all’interno del circolo LaAV di Roma, che ha sede nel Salotto.

LaAV: il primo circolo a Roma

Lettori LaAV durante la festa di Natale 2016, in occasione delle letture in abito d’epoca a tema Dickens.

Laura Cardinali ha iniziato l’avventura LaAV – Letture ad Alta Voce – due anni fa, scoprendo per caso la realtà dei volontari che donano voce e tempo per leggere ad altri: 1500 persone in tutta Italia, 45 circoli, i più attivi dei quali in Toscana, da dove nel 2009 tutto è partito. Per la maggior parte sono docenti, librai, editori, ma anche performer, attori, doppiatori, con un’identità molto chiara: “non siamo dei semplici prestavoce, la nostra non è una lettura passiva, ma collettiva e partecipata”. Le realtà in cui si legge, come l’Unione Ciechi e Ipovedenti con cui il circolo collabora attivamente, non consentirebbero di fare altrimenti: “i non vedenti non possono vedere le espressioni facciali o le movenze” racconta Laura “se sei un bravissimo attore ma hai una lettura da documentario, a loro arriva Piero Angela, non il libro”. Per questo si lavora sull’espressività, con esercizi ‘donati’ da volontari attori e doppiatori: “utilizziamo quello che chiamiamo il metodo inside out. Leggiamo un brano utilizzando di volta in volta un’emozione: la rabbia, la paura, la gioia, la tristezza, il disgusto”. E suddividendo le voci, a volte riscrivendo il testo: “trasformiamo il brano in una sorta di sceneggiatura: un testo a una voce diventa ad esempio a quattro voci, con parti corali”. Il lavoro di produzione del materiale è molto lungo, ma ne vale la pena.

C’è sempre un rapporto strettissimo con gli operatori del posto che ospita le letture: carcere, ospedale, scuola” racconta Laura, “loro conoscono il pregresso e le condizioni delle persone e possono suggerire i libri da scegliere”. A volte è il pubblico stesso a fare proposte: capita così che i non vedenti chiedano Wodehouse, umorista britannico dei primi del ‘900, o un detenuto proponga Il bambino di Noè, di E. E. Schmitt, con il sogno di farne una pièce teatrale da rappresentare con il laboratorio di recitazione del carcere. Nelle scuole invece si prova a suggerire una didattica alternativa, insegnando da un lato le tecniche di lettura ad alta voce, e trasmettendo dall’altro conoscenze storiche e sociali attraverso i libri di narrativa. “Ad una scuola abbiamo proposto un progetto sugli imperatori romani dalla nascita alla fine dell’Impero” racconta Laura. I testi andavano da Giulio Cesare di Shakespeare a Io, Claudio di Graves, Memorie di Adriano della Yourcenar, fino a Romolo il grande di Dürrenmatt. “Abbiamo posto solo due limiti ai docenti: non assegnare compiti sui testi e non costringere i ragazzi a leggere il testo per intero. La lettura è innanzi tutto piacere: va stimolata con la curiosità”.

Mondi che si incontrano: dal libro alla realtà

È proprio in questo obiettivo che il circolo LaAV incontra il Salotto di Giano: nella proposta di attività culturali e ludiche trasversalmente incentrate sui libri. Sono nati così gli assaggi letterari, degustazioni guidate a tema che portano il lettore fisicamente nel testo: “quando si ascoltano descrizioni e contestualmente si assaggia un cibo, a livello neurologico si attivano tutta una serie di recettori che stimolano sensazioni e ricordi, anche attraverso la memoria olfattiva” raccontano Laura e Orietta. E poi ci sono i pic-nic letterari, dove il cibo non è solo quello del corpo, ma anche quello dell’anima: “il 18 giugno ci siamo ritrovati a Villa Torlonia con più di 70 persone” racconta Orietta. Plaid e coperte a terra, tortine di mele per merenda e cavalletti da pittore per suddividere le aree di lettura e ascolto: horror, fantascienza, giallo, fantasy. “Nessuno faceva da mediatore, eppure tante persone si sono avvicinate spontaneamente: sembrava quasi un flash mob”.

Lettori LaAV in una scuola media di Tivoli

Al Salotto di Giano capita che persone di settantacinque anni si trovino a far squadra con ragazzi di venticinque in una caccia al tesoro notturna sui fantasmi letterari di Roma “coi piedi nelle fontane per cercare indizi, col rischio di farsi arrestare…”, oppure che un ottantacinquenne si scopra particolarmente abile nei giochi di ruolo basati sui miti di Chthulu di Lovecraft, riscritti in forma letteraria per l’occasione. Parlando con Orietta e Laura è difficile stabilire confini fra il Salotto e le Letture, perché gli scopi, in gran parte, coincidono: portare le persone fuori dal loro ambiente, usare il testo come forma di socializzazione e volontariato. “La cosa che ti lega con gli altri non è solo fare del bene, ma farlo all’interno del mondo dei libri” racconta Laura. E se questo appare così evidente in un’associazione di periferia, lo è ancora di più quando i circoli LaAV si incontrano nei raduni nazionali.

I raduni nazionali: volontari LaAV in Italia

Da un lato hai il classico nazionalismo del tuo circolo, ma poi ti senti parte di qualcosa di più grande” raccontano Laura e Orietta. Le giornate nazionali LaAV ogni anno sono due: una ad Arezzo, in estate, e una in autunno, in un circolo LaAV d’Italia sempre diverso. Ci si incontra, ci si scopre e soprattutto ci si ri-scopre fra connazionali separati da distanze geografiche: “durante l’ultimo raduno mi sembrava di stare nel libro di De Amicis, Dagli appennini alle Ande” scherza Orietta.

I volontari LaAV di tutta Italia intervenuti durante il Seminario Nazionale LaAV a Roma del 22-23 ottobre 2016

Le giornate LaAV nazionali sono momenti di autoformazione e spunti per nuove iniziative a partire dalle buone pratiche degli altri circoli: “a Livorno e Carrara esiste il LaAV Teen, dove ragazzi tra i 7 e 15 anni leggono ad altri ragazzi. In un altro circolo, invece, delle signore di 85 anni rimaste vedove leggono per i malati di Alzheimer. Hanno iniziato pensando che vorrebbero che qualcuno lo facesse per loro se mai dovessero ammalarsi” racconta Orietta. Per qualcuno il raduno nazionale è solo ispirazione, per altri è uno sprone a fare di più, uscire dal proprio guscio. “Tra i nostri soci ci sono ragazzi che hanno ricominciato a parlare coi genitori, altri che sono usciti dalla depressione o dal bullismo. Abbiamo signore rimaste vedove che hanno trovato un modo per sentirsi utili e non più sole, adulti che hanno iniziato ad ascoltare finalmente i figli e i nipoti”. I progetti sono tanti e nuovi: a gennaio partirà la prima Accademia di giochi di ruolo, per imparare una nuova forma di scrittura professionale non narrativa, e nel frattempo le letture ad alta voce proseguono, ipotizzando progetti legati al mondo dei migranti.

A fine pomeriggio suona il campanello, Orietta si allontana, torna con il primo di una serie di scatoloni pieni di volumi e spiega sorridendo: “è lunedì, sono arrivati i nuovi libri”.

Veronica Adriani
(1 novembre 2017)

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