La scuola italiana è ancora inclusiva?

Scuola inclusiva
Alunni di nazionalità diverse (foo MIUR-INDIRE)

Nel sistema scolastico è in atto una tendenza che minaccia la vocazione universalistica della scuola dell’obbligo sancita dall’art. 33 della Costituzione. È quanto emerge da una ricerca del Dipartimento di Architettura e Studi Urbani del Politecnico di Milano sui flussi degli ultimi 15 anni nelle scuole dell’obbligo milanesi, pubblicata da Franco Angeli e curata da C. Pacchi e C. Ranci, col titolo White flight. La segregazione sociale e etnica nelle scuole dell’obbligo.

Concentrazione della presenza degli alunni stranieri in periferia

Nella scuola milanese “i gruppi di allievi, distinti per origine etnica e/o per livello socio economico, si separano tra loro frequentando istituti scolastici diversi”. Questa tendenza alla polarizzazione è particolarmente evidente per i ragazzi stranieri: a fronte di una popolazione in età scolare che costituisce il 20%, vi sono scuole di periferia in cui gli alunni stranieri arrivano al 30 e al 40%, e scuole del centro con una presenza di stranieri inferiore al 10 e al 5%. Ciò è dovuto alle scelte individuali delle famiglie che iscrivono i propri figli in scuole diverse da quelle del bacino di residenza: nelle scuole elementari i bambini italiani che si spostano dalla zona in cui abitano sono il 56%; nelle scuole medie il 57%. Tra gli allievi “mobili”, la metà si iscrive a una scuola privata. Complessivamente, un quarto di tutti gli allievi milanesi frequenta una scuola privata, nei quartieri centrali la percentuale sale al 40 e anche 50%. Tale tendenza “centripeta” deriva da strategie di fuga da scuole collocate in aree problematiche più che da esigenze di organizzazione familiare per motivi di lavoro. La conseguenza è che le scuole pubbliche vengono private di un quarto della popolazione scolastica, perlopiù di elevato background familiare, e vedono aumentare la concentrazione di allievi stranieri e/o provenienti da famiglie svantaggiate. In alcune scuole medie collocate in quartieri con forte presenza di stranieri “la fuga” degli italiani riguarda il 66% dei bambini residenti: ovvero due terzi! Da qui il titolo dato alla ricerca del Politecnico.

Ma la “fuga bianca” produce anche una “autosegregazione” dei bambini italiani che crescono in un ambiente culturalmente omogeneo, privandoli dei vantaggi di un contesto eterogeneo per un buon apprendimento.

Cause e conseguenze della segregazione degli alunni stranieri

A determinare la segregazione scolastica non è tanto la concentrazione territoriale di stranieri e famiglie svantaggiate in alcune zone periferiche − in quanto il territorio milanese è caratterizzato da un’elevata mixité, per cui all’interno dello stesso bacino si trovano famiglie in condizioni socio-economiche differenti −, quanto piuttosto la liberalizzazione della scelta della scuola da parte delle famiglie, non più vincolata al bacino di residenza. Quindi la segregazione scolastica è più forte di quella territoriale. Un altro fattore che incide sulla polarizzazione è la forte competizione determinata dall’autonomia scolastica.

Dalla ricerca emerge, insomma, un sistema di “libero mercato”, senza alcuna regolazione, che deprime fortemente la capacità della scuola dell’obbligo di garantire inclusione sociale, anzi alimenta nuove e vecchie diseguaglianze e mette in discussione lo sviluppo di una società multietnica.

Quali politiche per contrastare la segregazione scolastica   

Per invertire questo processo i ricercatori sostengono che innanzitutto bisognerebbe agire sulla libertà di scelta delle famiglie − che risulta essere un fattore di disuguaglianza anche da analisi condotte in tutti i Paesi OCSE – fissando una soglia d’accesso e criteri di priorità su base territoriale. Ma è anche indispensabile che le scuole autonome, anziché farsi concorrenza, costituiscano delle reti per scambiarsi esperienze, competenze, risorse e anche personale.

Un altro ambito in cui intervenire è quello dell’amministrazione comunale cui spetta il compito di dotare le scuole che accolgono allievi svantaggiati di una più robusta gamma di servizi: mensa, pre e doposcuola, corsi di italiano L2, ecc. Ma, soprattutto, di grande importanza è far funzionare le scuole come vere e proprie agenzie territoriali, degli snodi tra sistema educativo e territorio, attraverso percorsi volti a considerare risorse per la collettività i locali sottoutilizzati delle scuole e viceversa a coinvolgere altri agenti del territorio interessandoli alla vita scolastica.

Luciana Scarcia
(7 gennaio 2018)

SCHEDA: Carolina Pacchi e Costanzo Ranci (a cura di), White flight a Milano. La segregazione sociale ed etnica nelle scuole dell’obbligo, Franco Angeli, Milano, 2017

Dinamiche di segregazione scolastica nell’area milanese. / Il contributo della letteratura internazionale. / I dati Anasco per lo studio della segregazione scolastica a Milano. / Dal territorio alle scuole: i risultati dell’indagine. / Forme di segregazione locale e risposta delle scuole in due quartieri milanesi: Corvetto e Sempione. / Forme di segregazione locale e risposta delle scuole in due contesti della regione urbana: Desio e Cologno Monzese. / Postfazione. Il fattore umano, risorsa non misurabile che fa la differenza. / Postfazione. Cosa è cambiato nella scuola milanese.

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