Un protocollo d’intesa per aprire le porte alla conoscenza reciproca

Tareke Brhane, presidente del Comitato 3 Ottobre, firma il protocollo di intesa (Foto: Comitato 3 Ottobre)

Siglato un protocollo di intesa fra MIUR, ANCI e Comitato 3 Ottobre per aprire le porte degli SPRAR agli studenti delle scuole e promuovere insieme ai loro ospiti “attività di sensibilizzazione sui processi d’accoglienza e di integrazione”.

Il 22 e 23 Gennaio circa 200 tra docenti, studenti e rifugiati  provenienti da tutte le regioni italiane e dall’Europa si sono ritrovati a Roma per l’evento finale del progetto “L’Europa inizia a Lampedusa”Due giorni ricchi di confronti per tirare le somme del progetto nato nel 2016  per “creare consapevolezza sui temi relativi all’immigrazione e dare la possibilità ai partecipanti di svolgere delle attività laboratoriali ed esperienziali insieme ai sopravvissuti della strage in mare del 3 ottobre 2013”.

80 scuole, 2 per ogni regione, 13 Paesi europei coinvolti (Austria, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Malta Lituania, Portogallo, Slovacchia, Slovenia, Spagna e Svezia), 500 studenti portati a Lampedusa e 12000 studenti raggiunti con la disseminazione: questi sono i numeri di due anni di “L’Europa inizia a Lampedusa”.

Verrà inviata una comunicazione dal Miur tramite l’ANCI a tutti gli SPRAR per invitarli ad aprire le porte. Inizieremo con il fare una mappatura di best practices  già attive sia negli SPRAR che nelle scuole per metterle poi a sistema e da lì partire per creare delle iniziative insieme basate sul dialogo interculturale”, spiega Tareke Brhane, presidente del Comitato 3 Ottobre.

Il protocollo d’intesa, primo passo verso una nuova sfida

Le  proposte concrete realizzate dai docenti e gli studenti de “L’Europa inizia a Lampedusa” in questi 2 anni saranno il modello per creare una società fondata sull’accoglienza, la solidarietà e la giustizia sociale. La rete realizzata fra gli studenti delle scuole italiane, straniere e i sopravvissuti, ha creato le basi per rendere gli istituti stessi, rappresentativi di ogni regione, ambasciatori per incrementare e rafforzare le attività sperimentate.

Due anni fa non avrei mai immaginato tutto questo: guardavo il protocollo, guardavo i ragazzi ed ero emozionato”, racconta Tareke nell’enumerare le tante attività, dai documentari alle pratiche di sartoria condivisa, che sono nate in questi anni su iniziativa dei ragazzi. Da Firenze a La Spezia fino ad Alberobello sono stati i ragazzi a rendere semplice un messaggio di integrazione reale e accoglienza che nel momento attuale appare così complicato trasmettere e metabolizzare.

Qualche esempio concreto?

L’accordo firmato avrà la durata di 3 anni e non solo porterà gli studenti nei centri di accoglienza, ma anche i richiedenti asilo nelle scuole per raccontare le loro storie e condividere l’esperienza di chi lascia la propria terra in cerca di una vita migliore in un Paese straniero.

Silvia Costantini
(24 gennaio 2018)

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