Al liceo di Centocelle l’allieva cinese dà lezioni ai professori

L”incidente di percorso” del Liceo Visconti, da sempre istituto di riferimento per la classe dirigente “di sinistra” della capitale, ha messo in luce quella che sembra essere ormai diventata una triste realtà. Se i licei, e non solo il Visconti,  rivendicano quali punti di forza l’ estrazione medio – alta borghese e l’ assenza tra gli alunni di ragazzi di origine straniera, disabili o svantaggiati, significa che cercano di andare incontro a una domanda che esiste a prescindere.

“Sono i genitori a pensare che l’apprendimento e la formazione del proprio figlio avvenga quasi per osmosi con l’ambiente che ha intorno e non grazie alle sue intrinseche capacità da sviluppare attraverso lo studio – dice la professoressa Maria Lavatore del Liceo scientifico Francesco D’Assisi di Centocelle.  

Dunque la “colpa” – secondo lei – è dei genitori?

“Da quando esiste l’autonomia scolastica – risponde la Lavatore – le scuole sono state trasformate  in piccole aziende che devono fare profitti. Per questo nei Rav, Rapporti di autovalutazione,  mettono in luce, oltre agli insegnamenti previsti, tutto ciò che ai ragazzi  – o piuttosto ai loro genitori – potranno offrire in termini di relazioni sociali, utili ai fini di una carriera futura in un ambiente protetto e autoreferenziale che non debba procurare troppi  “traumi” al nuovo iscritto”.

Lei ha insegnato anche al liceo Massimo dell’Eur che garantisce ai suoi allievi gli insegnamenti fondamentali di una scuola di tradizione gesuita

“Quelli erano ragazzi bravi, ma certamente, partivano avvantaggiati, appartenevano per la maggior parte alla stessa classe sociale, potevano “riconoscersi” tra di loro. Per esempio, quando spiegavo geografia, molti di loro erano già stati nei luoghi oggetto della lezione. Compito della scuola, invece, è quello di integrare tutti , di pensare all’ultimo della classe. Il gap da colmare per un buon insegnante è proprio quello di chi non ha buone frequentazioni e non ha opportunità di partenza.

La scuola di Centocelle può essere definita “multietnica”, questo comporta un problema per i genitori e per gli stessi ragazzi?

 “Nel mio liceo abbiamo tanti cinesi, che sono i più bravi, alcuni magrebini, e poi  peruviani, ecuadoregni, rumeni, oltre naturalmente agli alunni italiani. Tra i ragazzi, però,  non ci sono problemi e anche se i fondi sono sempre pochi,  si trova il modo per finanziare  progetti per corsi di lingua ad hoc per chi è appena arrivato. La più grande e recente soddisfazione , però, è stata quella di assistere alle lezioni di cinese, svolte da un’allieva madrelingua e seguite anche da noi  professori. E’ stato un arricchimento per tutti”.

Il suo sembra essere lo stesso orientamento della ministra Fedeli che ha immediatamente preso le distanze dai Rav che ha definito “classisti”, ordinando controlli a tappeto dell’Invalsi sulle autovalutazioni di tutti gli istituti per accertarsi che non ci fossero altri “travisamenti” del ruolo della scuola. L’intervento della ministra, peraltro, è stato molto apprezzato anche dal presidente della Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap, Vincenzo Falabella, che ha definito gravissimo: “il retropensiero, subdolo e strisciante, contenuto nell’autovalutazione del Liceo Visconti, che i ragazzi  con disabilità siano un ostacolo all’apprendimento”. 

“Certo, la ministra è intervenuta subito e ha fatto bene. Ma sarebbe ancora meglio se qualche volta venisse a visitare le scuole di periferia, invece di limitarsi a inviare gli ispettori, così da rendersi conto del lavoro di integrazione che fanno anche con i disabili e dell’importanza che hanno nel territorio”.

Francesca Cusumano
(25 febbraio 2018)

Leggi anche:

 Francesca Cusumano