Corso per badanti all’Ospedale Santo Spirito: accudire non è un lavoro di serie B

Il Dottore Alessandro Serenelli: “Un lavoro faticoso, ma prezioso per l’intera società”

Il caregiver: una professione ancora sottovalutata, ma in Italia il numero di lavoratori domestici che si prendono cura delle persone anziane o malate, dal 2007 è cresciuto del 42%, secondo i dati della Fondazione Leone Moressa. Sono  886 mila. Per diventare caregiver esiste da dieci anni un importante progetto formativo: un corso per badanti che insegna a prendersi cura del malato in maniera adeguata, portando non solo la propria umanità al servizio della persona in difficoltà, ma anche la propria competenza” spiega il Dottor Alessandro Serenelli. Il corso, gratuito, è rivolto a italiani e stranieri con buona conoscenza della lingua italiana che intendano acquisire gli strumenti utili sia per svolgere la professione di caregiver, ma anche per poter assistere un familiare. Il corso, che ha una durata di sei mesi, è cominciato a novembre, sono più di cento gli allievi di quest’anno, molti dei quali stranieri: dal 2011 è attiva la collaborazione con la Comunità di Sant’Egidio, in particolare con la Scuola di Lingua e Cultura Italiana. “Per svolgere questa attività, in cui al centro c’è la relazione umana, non è sufficiente infatti avere solo competenze sanitarie, soprattutto per persone che hanno altri background culturali” chiarisce Serenelli.

Il corso nasce da un convegno organizzato all’interno dell’Ospedale S. Spirito sulla difficoltà di dimettere i pazienti in maniera efficace. Si affrontarono vari temi e si misero in atto diverse azioni, fra le altre venne a me l’idea di istituire questo corso, anche perché avevo appena avuto un’esperienza personale con un parente malato di tumore che viveva in un’altra città. In quella situazione mi ero reso conto dell’importanza del lavoro delle badanti, di quanto fosse prezioso, delle loro difficoltà e di come sarebbe stato utile fornire anche un minimo di informazione e di sostegno”.

lezione del corso
Una lezione del corso per badanti, tenutasi all’Ospedale Santo Spirito

“La Direzione della ASL Roma 1 ha da subito sostenuto questa iniziativa e negli anni l’esperienza ha fatto crescere il corso: le prime edizioni contemplavano solo lezioni di carattere sanitario ed erano tutte tenute da personale specialistico ospedaliero, ovvero da medici, fisioterapisti, infermieri e assistenti sociali. Ad oggi, l’offerta formativa si è ampliata e comprende moduli che trattano i diritti degli anziani e dei disabili, il sostegno psicologico, la mediazione familiare e anche la religiosità della persona anziana. Tutti gli specialisti coinvolti hanno sempre messo a disposizione le proprie competenze come volontari, proprio perché hanno condiviso lo spirito dell’iniziativa, che non è tesa a formare una nuova figura professionale, ma a riappropriarci tutti della nostra capacità di prenderci cura gli uni degli altri.

La presenza di allievi stranieri, come racconta Serenelli, è sensibilmente aumentata negli ultimi anni. “Ma anche gli italiani sono sempre più numerosi, e questo è sicuramente un effetto della crisi economica, a cui si aggiunge un cambiamento culturale, per cui sempre più ci si rende conto che il lavoro con le persone non è un lavoro di serie B ma un lavoro che offre l’opportunità di crescere umanamente, molto faticoso ma che può essere anche molto coinvolgente e gratificante e certamente molto prezioso per l’intera società.

Sandra, del Camerun: “Caregiver per caso, ora questa è la mia professione”

Sandra, allieva del corso
Sandra, ex allieva del corso per badanti, diplomatasi lo scorso anno

Sandra, 38 anni, è una ex allieva del corso, che si è diplomata lo scorso anno col massimo dei voti. “Sono arrivata a Roma nel 2001, dopo un periodo trascorso a Parigi”. Col suo italiano fluente racconta del suo sogno di bambina, quello di vivere in Italia: “Nel mio paese da piccola guardavo le telenovelas in italiano. Avevo già le idee chiare: avrei vissuto a Roma. Anche se il mio arrivo in questa città non è stato dei più felici. Avevo 21 anni, ero sola, non parlavo la lingua, mi ricordo che la persona che mi aveva portato in Italia aveva il mio passaporto. Una volta alla stazione Termini, mi disse che andava a comprare da mangiare e che sarebbe tornato subito. E invece è sparito! Con passaporto, soldi e documenti. Fortunatamente avevo dei soldi con me e con quelli ho pagato l’ostello per il primo periodo, grazie anche all’aiuto di un camerunense conosciuto per caso in quel momento”.

Ho iniziato immediatamente a studiare italiano, alla Comunità di Sant’Egidio. Ho lavorato subito: prima al mercato dell’Esquilino, dove aiutavo una signora a pulire il banco, poi ho cominciato a lavorare in nero in un Bed & Breakfast; abusivamente ho fatto la guida turistica agli stranieri che arrivavano a Termini. Sono diventata caregiver per caso: quando un amico italiano si è ammalato di Parkinson, all’età di 68 anni, ha iniziato a girare per gli ospedali, gli dicevano che sarebbe dovuto andare in un centro specializzato. Era solo, i familiari non lo seguivano e io gli sono stata vicina. Lo portavo all’ospedale, parlavo con i medici, ero caregiver di fatto. La mia più grande soddisfazione è stata quella di vedere che col mio sostegno è riuscito a condurre una vita normale: oggi ha 80 anni, ha guidato fino a tre anni fa e durante la malattia ha scritto tre libri.

“Quello che il corso ci ha insegnato”: parlano le allieve

Il Dottore Serenelli con le allieve
Il Dottore Alessandro Serenelli con le allieve: Sandra, Roberta e Marina

Marina, allieva del corso, originaria di Torino, vive a Roma e ha 58 anni: “Sono entrata da due anni in questa realtà: mi sono accorta che laddove c’è tanta sofferenza, per quando schermata possa essere, alla fine soffri anche tu. Toccare con mano la sofferenza, in un certo senso vuol dire farne parte. Io non avrei voluto entrare in questo mondo, ma sono stata licenziata nel 2014 e ho visto questo corso come una possibilità di reinserimento lavorativo. Col passare del tempo ho capito di avere un’attitudine per gli altri che non credevo di avere”.

Roberta, 28 anni, di origini bosniache, è nata a Roma: “Tra amici e familiari, purtroppo ho assistito molte persone a me care. Sono stata vicino a loro con premura, per via di un forte legame affettivo, ma con il corso ho imparato ad aiutare il malato in maniera completa, a gestire le difficoltà impreviste, ad agire tempestivamente“.

Il corso ti insegna a rapportarti con la persona che hai davanti, senza distinzioni di classe sociale o religione; e impari anche a perdere tanti dei tuoi pregiudizi: io non pensavo che un disabile potesse avere così tanta forza per lavorare, studiare, uscire con i mezzi pubblici, vivere una vita normale”, aggiunge Sandra. “Inoltre abbiamo imparato molto sulla legislazione in materia sanitaria, adesso sappiamo muoverci in una ASL senza problemi”.

Un’altra cosa importantissima che stiamo imparando è che non si può accettare il lavoro di caregiver a qualsiasi condizione. Spesso si accetta di lavorare senza le giuste tutele. A me è capitato di rifiutare alcune proposte e mi sono sentita in colpa”, interviene Marina. “Gentilezza, pazienza, disponibilità, se non sei dotato di questi requisiti, non puoi fare questo lavoro. Spesso neanche i familiari stessi riescono a rapportarsi ai parenti malati con la giusta attitudine. Inoltre, conquistarsi la fiducia e l’apprezzamento dei parenti del malato è una sfida veramente difficile“. “Il rapporto di fiducia col familiare va costruito pian piano, è facile che all’inizio il caregiver si senta osservato e giudicato” spiega il Dottor Serenelli, “ma un rapporto di fiducia si deve e si può creare. Questo aspetto è estremamente delicato: ad oggi la capacità di accudire l’altro si sta perdendo“.

Prima di frequentare questo corso, col morale a terra per aver perso il lavoro, ho pensato che questo fosse l’ultimo dei lavori“, racconta Marina. “Ma mi sono ricreduta: quello di prendersi cura degli altri in realtà è il primo fra tutti“.

Elisabetta Rossi e Marzia Castiglione
(29 gennaio 2018)

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