Anjaliha: una srilankese nel quartiere Africano di Roma

“Torneresti a vivere nel tuo paese?” Anjaliha fa una pausa, ci pensa un attimo e poi risponde: “Nello Sri Lanka ogni tanto torno. Ma non mi trasferirei di nuovo lì per viverci: sto bene in Italia”. Srilankese, capelli neri lunghi e sorriso grande, frequenta il penultimo anno di scuola al Liceo Montessori di Roma, nel pieno del quartiere africano. In Italia è arrivata quando aveva 10 anni, e da allora non è più andata via. Anche se il suo nome si scrive Anjaliha, per tutti è Angelica.

Dallo Sri Lanka all’Italia

Per mettere insieme i tasselli della vita familiare prima del trasferimento, deve scavare un po’ fra i ricordi: “Mio padre è partito per l’Italia quando avevo un anno”, racconta. In quel periodo si vedono solo in occasione delle vacanze, ma ogni tanto capita qualcosa di insolito: “ricordo che una volta ha fatto una sorpresa a tutti, si è fatto trovare davanti al cancello di casa. È stato…strano. Nemmeno mamma sapeva che sarebbe tornato”. Poi, quando di anni ne ha otto, anche la mamma parte, e lei resta con i suoi fratelli insieme alla zia nello Sri Lanka. Due anni dopo i figli raggiungono i genitori: la famiglia finalmente si riunisce, e inizia la sua vita italiana.

I genitori preparano con cura ogni dettaglio per l’arrivo dei figli. La sorella più grande di Anjaliha ha già finito la scuola, ma gli altri ancora no. E così lei e i suoi fratelli – uno più piccolo e uno più grande – vengono iscritti e iniziano a frequentare. La scuola non si trova in una grande città, ma in un paesino nei pressi di Pesaro, Frontone, dove il padre ha trovato lavoro come operaio in una fabbrica. Anjaliha frequenta tre mesi di elementari e viene promossa, poi passa alle medie. Le difficoltà con una nuova lingua non mancano, ma le supera: “A scuola sono stata bene” racconta. “I miei compagni mi insegnavano le parole, giocavamo insieme. Forse erano carini perché eravamo piccoli”. In realtà nel paese tutta la comunità si mostra accogliente: non solo i compagni, ma anche gli insegnanti e i vicini di casa: “c’era una signora che ci portava sempre le torte” ricorda Anjaliha. Non fa eccezione la comunità dello Sri Lanka, che i genitori a Frontone frequentano.

Poi accade l’imprevisto: la fabbrica dove il padre lavora rischia di chiudere e per lui scatta la cassa integrazione. Resta così per un anno, ma poi decide che non è il caso di aspettare il licenziamento definitivo, e seguendo il consiglio di alcuni amici si trasferisce a Roma. La famiglia si divide di nuovo: il padre trova lavoro come portiere a Piazza Vescovio e con sé porta i figli più grandi. Anjaliha, suo fratello più piccolo e la mamma trovano invece casa a Fabrica di Roma, vicino Viterbo. Nonostante debba ricominciare ancora una volta da capo, a scuola Anjaliha continua a trovarsi bene, e finisce le medie. Ma quando arriva al liceo iniziano i problemi: si iscrive allo scientifico, in classe i ragazzi non sono più così accoglienti e i professori non sanno aiutarla. Anjaliha perde il primo anno, e quando il padre decide di riunire la famiglia a Roma, ricominciare per la terza volta sembra essere un sollievo più che un peso.

Dalla provincia alla città: il trasferimento a Roma

È il 2013. Roma non è una città facile, e per chi viene da contesti di provincia non sempre sa essere accogliente. Ma non è il caso della scuola di Anjaliha, un liceo delle scienze umane dove i problemi dell’anno precedente sembrano essere finalmente un brutto ricordo. Non è facile prendere confidenza coi ritmi delle superiori: “ci ho messo un po’ a capire come funzionava quel tipo di scuola” spiega, ma lei è una ragazza tenace, e ce la fa. Nel nuovo liceo Anjaliha frequenta corsi di comunicazione non verbale e fa nuove esperienze: “sto per iniziare un percorso di alternanza scuola-lavoro in Banca d’Italia” racconta “e ho partecipato all’AIMUN come rappresentante della mia classe”. Un percorso, quest’ultimo, che le permette di imparare a ragionare su temi globali con ragazzi mediamente più maturi di quelli che solitamente ha attorno: “abbiamo discusso di immigrazione dalla prospettiva di un’organizzazione internazionale” racconta “e alla fine abbiamo scritto un position paper dopo esserci informati e aver presentato le nostre domande”.

Italia o Sri Lanka? Guardando al futuro

Anjaliha non è più un’adolescente, ma una ragazza che inizia a guardare al futuro con tanti desideri e una buona dose di obiettività. La sua vita è piena: sta prendendo la patente, è zia di due bambini e anche se è ancora al quarto anno di liceo già pensa a cosa fare dopo, se scegliere o meno l’Università. “Mi piacerebbe fare ostetricia, ma ancora non ne sono sicura. Certamente dovrò lavorare” spiega determinata: “mia sorella vuole tornare nello Sri Lanka per far crescere lì i suoi figli: non vuole che perdano le loro origini come molti bambini srilankesi che vivono qui. Mio padre andrà con lei, e cercheremo di far partire anche mia madre” conclude. Il fratello più grande è tornato a casa già da anni: “non voleva saperne di restare in Italia”.

La sua famiglia non è riuscita a ricostruire in Italia le sue radici srilankesi – o almeno, non lo ha fatto attraverso la comunità srilankese di Roma: “è formata da persone chiuse e pettegole, preferiamo non frequentarla”, spiega. E così, anche se a settembre ha partecipato a Miss Sri Lanka, tornando a ballare insieme a una sua amica come faceva quando era piccola, Anjaliha si sente a tutti gli effetti italiana: “io e mio fratello più piccolo vogliamo restare qui. Lui è anche fidanzato con una ragazza italiana”.

La famiglia sta per dividersi ancora una volta, è solo questione di tempo. Ma, chissà, forse un giorno le strade di tutti i componenti torneranno ancora a ricongiungersi.

Veronica Adriani
(27 febbraio 2018)

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