La voce di Erri De Luca per Yayla: dare parola ai migranti è un atto di responsabilità

Erri De Luca - fonte: pagina Facebook Fondazione Erri De Luca
Erri De Luca – fonte: pagina Facebook Fondazione Erri De Luca

Se Erri De Luca potesse scegliere di fare ascoltare Yayla in un luogo, diffonderebbe le sue musiche nelle casse di uno stadio. Spiazzerebbe, in questo modo, gli spettatori pronti a tifare e li costringerebbe ad ascoltare le note e le parole che danno voce ai rifugiati e alle loro storie. Ascoltare è il presupposto per conoscere.

La partecipazione di Erri De Luca al progetto Yayla – Musiche Ospitali

Il progetto musicale, curato dal Centro Astalli e da Appaloosa Records, parla diverse lingue del mondo e si compone di 30 brani a cui hanno lavorato 130 artisti. Una delle storie ha la cadenza campana di Erri De Luca, perché parlare di migranti è anche una responsabilità: “Esistono e insistono diverse buone cause in questa nostra epoca e ne partecipo da cittadino coinvolto nelle loro ragioni. Da scrittore mi ritengo responsabile del diritto di parola di tutti e dell’ancora più importante diritto di essere ascoltati”, afferma.

Erri De Luca dà voce a Mohamed che non sa nuotare: non ha mai visto il mare, si imbarca insieme a un numero inaspettato di persone, non tutti conosceranno la meta, ma lui sopravvive e arriva dall’altro lato del Mediterraneo. È la routine della yayla, che in turco vuol dire “transumanza” e che dà nome al progetto.

Yayla e la transumanza dei migranti

Favorisce un’associazione eloquente, ma che necessita precisazioni: “La transumanza è uno spostamento di mandrie da un pascolo all’altro guidato da pastori che non perdono neanche un capo lungo il viaggio. Le migrazioni umane rispondono a necessità che non possono essere frenate”, spiega lo scrittore.”Quando una madre con il proprio figlio sale su un canotto stracarico, di notte, che muove verso il nulla, si ha il fotogramma dell’inesorabile. Le migrazioni umane odierne ammettono di farsi decimare dalle avversità del viaggio e dei governi dei paesi di transito”.

Inesorabile è anche il percorso che comincia all’arrivo: verso la libertà passando “attraverso la servitù. Ci si piega a un lavoro pesante che i locali hanno smesso di fare, a paghe minime. È un asservimento che produce lentamente l’affrancamento”, dice Erri De Luca. “Non la chiamo accoglienza ma assorbimento: un luogo raggiunto assorbe l’energia di forza lavoro che occorre. Poi avviene integrazione, che è un accesso ai diritti del luogo”.

La storia di Mohamed è la storia di migliaia che seguono la stessa rotta. Più cresce il numero e più il rischio di essere tutti spettatori indifferenti si fa forte: “L’indifferenza è comunque una forma di neutralità migliore dell’avversione, dell’odio, del razzismo”, rassicura lo scrittore. “Nessuno spettatore interviene per interrompere uno spettacolo. La rottura dell’indifferenza in una persona avviene all’improvviso e senza averci pensato prima. È un impulso che non si può prescrivere, avviene e cambia i connotati”.

La copertina di Yayla - Musiche Ospitali
La copertina di Yayla – Musiche Ospitali

Erri De Luca: parliamo di rifugiabili, non di rifugiati

Erri De Luca rimprovera i sistemi, ma finisce sempre per assolvere le persone, la gente. Per lo scrittore la nostra porzione di terra nel Mediterraneo è una penisola di transito che deve assecondare la geografia e lasciarsi attraversare. Di fatto è un paese in cui, più che di rifugiati, si può  parlare di “rifugiabili, persone che hanno fatto domanda e restano sospese nell’anticamera dell’inerzia, impediti perfino di rendersi utili alla comunità della quale sono ospiti. La nuda verità dei fatti è che all’economia del nostro paese serve una quota di immigrati più alta di quella che arriva decimata dalle peggiori condizioni di trasporto della storia umana”.

L’Italia passiva, invecchiata, inasprita ha trovato il canale politico per rovesciare i suoi sentimenti repressi. Sono malanimi, avversioni, rancori che non fanno avanzare un paese, cercano solo di fermarne il corso. Sono reazionari, perché fanno reazione di freno al mondo che intanto prosegue lo stesso”. Per Erri De Luca, nonostante tutto, il mondo va avanti. Inesorabile come l’usanza di accogliere, tipica del continente Mediterraneo, come la capacità degli italiani di dimostrarsi “brava gente”, e come la yayla, la transumanza umana.

Rosy D’Elia
4 luglio 2018

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