La Casa del Sole, centro di accoglienza per MSNA vittime di tratta

La Casa del Sole

Questa è la nostra casa ed è proprietà delle Suore Missionarie d’Egitto: un tempo era un convento, poi è stata una scuola materna e un orfanotrofio.  Nel 2016 con la rivolta dell’associazionismo per l’emergenza accoglienza, oltre agli alberghi, sono stati riadattati anche gli spazi delle associazioni cattoliche. Così da marzo 2017 il comune di Cori, di concerto con il comune di Roma, ha aperto questa casa, con una Onlus fondata ad hoc “Associazione La Casa del Sole Onlus”, ed è diventata centro di accoglienza per minori straniere non accompagnate vittime di tratta”. Racconta Lavinia, operatrice del centro, salendo le scale che introducono alla casa sita in Cori, piccolo paese della provincia romana.

La Casa del Sole: progetto sperimentale e buona prassi

Su quattordici ospiti la maggior parte sono di origine nigeriana, ci sono poi due congolesi, una senegalese vittima di tratta non sessuale, ma di esseri umani, una ragazza albanese e una tunisina vittima di violenze in famiglia.  Le ragazze arrivano qui al centro attraverso il servizio Roxanne.

Siamo un progetto sperimentale, una buona prassi, e operiamo in stretta collaborazione con la rete anti-tratta regionale Roxanne: siamo riconosciute come eccellenza per l’accoglienza per le minori vittime di tratta”, sottolinea Giovanna, altra operatrice del centro, nel delineare l’iter che porta alla Casa del Sole e il delicato ed efficiente sistema che lo rende possibile.
“Il metodo sperimentale che adottiamo prevede tutta una serie di attori interni ed esterni che va dalla rete regionale delle ragazze non accolte dal comune di Roma fino allo sportello dei servizi Roxanne, passando per la formazione sulla tratta realizzata sempre da Roxanne, due psicologi struttura che sono etno-psicologi e la mediatrice che fa parte dell’unità di strada del servizio Roxanne”.

Dallo sbarco al servizio Roxanne a La Casa del Sole

L’alfabetizzazione è il primo passo, con laboratori esterni e interni, per arrivare al conseguimento della terza media. Segue poi un corso di formazione professionale. L’età media delle ragazze è di 16-17 anni quindi non è semplicissimo. “Il problema dell’età è un altro grande argomento perché al momento dello sbarco o sono nate tutte nel 2000 o ad alcune è stato detto di rispondere con un’età maggiore. Lo stesso vale per la loro storia, non emerge subito che siano vittime di tratta, ma solo dopo interventi etno-psicologici fondamentali”.

Qual è l’iter prima di arrivare a La Casa del Sole?

“Passano attraverso il Punto Unico di Accesso, PUA, della Virtus Italia a Roma dopodiché vengono trasferite in una prima accoglienza, ai fini della segnalazione di legge ossia dell’apertura della tutela, e poi in una seconda accoglienza che siamo noi. Quando arrivano qua la cosa che le caratterizza tutte è la diffidenza, anche se le nigeriane hanno una forza e una resilienza incredibili. Hanno una capacità di autoironia che le aiuta molto”, continua Giovanna.

Arrivate alla Casa del Sole, cosa accade?

Per l’inserimento e il primo contatto, chiave di volta è la mediatrice: la sua professionalità è un veicolo non soltanto linguistico, ma soprattutto di relazione, quindi fondamentale”, sottolinea Lavinia “Bisogna immaginare il tutto come una rete interconnessa molto stretta dove c’è l’ambito sanitario, la cura psicologica e del trauma, i laboratori transculturali gli etno-psicologi, educatori, mediatrice, assistente sociale, operatore legale, fondamentale per il riconoscimento dello status che all’inizio non possiamo sapere. Di fatto nella vita quotidiana non c’è divisione netta di ruoli, procediamo tutti insieme, strettamente connessi”.

“Abbiamo la fortuna poi di essere seguiti direttamente dal servizio Roxanne quindi siamo continuamente monitorati con incontri, aggiornamenti, messaggi”, aggiunge Giovanna.

Dopo La Casa del Sole: il superamento del trauma e l’uscita

“Personalmente penso che con il tempo acquistino consapevolezza e diano una lettura diversa a quanto hanno vissuto. Superare il trauma non credo accadrà mai” spiega Giovanna e sottolinea Lavinia “Il trauma non si supera, se siamo fortunate, si ridefinisce”.

Uscendo dalla Casa del Sole viene mantenuto un continuum protetto finché le ragazze non raggiungono una stabilità economica e un’indipendenza.
Non vengono lasciate a una autonomia totale, ma semi-autonomia soprattutto per “chi denuncia” perché lì non si parla più di status ma di “articolo 18” . Per loro, dopo di noi, è prevista una “casa di fuga”, che garantisca una continuità come “casa famiglia”, le ragazze escono soltanto dopo il tirocinio formativo e l’inserimento lavorativo”, aggiunge Lavinia.

Le “case di fuga”, qualche informazione? Alternative?

Delle case di fuga non si conosce l’indirizzo, quando facciamo i trasferimenti, ci vediamo a metà strada. All’interno il primo periodo è senza telefono. Ci sono venti posti su tutto il territorio romano, compresa la provincia, cui si aggiungono dei posti in semi-autonomia. In alternativa, possono anche rifiutare la casa di fuga, e andare in uno SPRAR fragile, uno SPRAR speciale, tutelato e con operatori presenti, dove non vi sono più di 20 persone”.

Tra le ragazze che vivono nella Casa del Sole c’è Hope “è arrivata alla Casa del Sole che aveva 17 anni: è stata una delle prime ragazze accolte” (1.continua)

Silvia Costantini
(11 luglio 2018)

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