Piccoli attori crescono e imparano l’italiano al teatro del Centro Estivo

Bambini e genitori sul palco per la recita del laboratorio teatrale organizzato da Piuculture e finanziato dalla Tavola Valdese

Sul palcoscenico del teatro dell’Istituto Falcone e Borsellino di Roma è andata in scena a chiusura del laboratorio teatrale, svolto all’interno del Centro Estivo organizzato da Piuculture, la “Storia di Croc”, una rana in cerca d’identità , che non sa bene cosa e chi sia  e cerca conferme dalla gente che incontra al suo passaggio.

Trenta i bambini che hanno partecipato quest’anno al centro estivo gratuito, un  progetto finanziato dall’8×1000 della Chiesa Valdese. I ragazzi sono stati parte  una vera e propria “compagnia teatrale” realizzata col supporto degli indispensabili “assistenti alla regia”, Valeria e Matteo.

“I bambini si sono identificati nel personaggio di Croc  che però sul palco è stato  interpretato, ogni volta da diversi genitori – spiega Emilia Martinelli, regista e autrice teatrale direttrice del laboratorio  –  perché spesso anche loro, essendo stranieri,  si sono sentiti spaesati per via delle lingua differente che parla la gente che li circonda, come i bambini in difficoltà o per via dell’età dei compagni di classe che qualche volta è diversa dalla loro, a causa dell’handicap iniziale della lingua, che li porta spesso ad essere inseriti in classi di bambini più piccoli”.

La chiusura ballata e cantata dello spettacolo. In primo piano le gemelline peruviane Georgina e Alessia

La rana Croc sul palcoscenico del teatro, immobile e un po’ smarrita, è stata interpretata dal fratello di Joseph (9 anni)  e di Susanna (7 anni e mezzo), Newey,che studia economia all’Università La Sapienza qui a Roma. La loro origine è etiope, ma mentre i due fratellini più piccoli sono nati in Italia, Newey è venuto dall’Etiopia insieme ai genitori circa 10 anni fa.

Newey nell’interpretazione della “smarrita” rana Croc con accanto Antony

Poi la maglietta con l’effigie della rana protagonista è stata indossata dalla mamma di Valeria, l’”attrice” ucraina che di anni ne ha 11, e dal papà di Antony che viene dalle Filippine. Antony ha  11 anni, ha i capelli tagliati come un modello da rotocalco è  alto e sottile e sembra indirizzato verso una vera carriera teatrale… In platea gli altri genitori  delle gemelle Alessia e Georgina che vengono dal Perù, di Iqbal che è afgano, di Jumana che è palestinese,  di Estefania venezuelana, e delle due sorelline libiche Sara e Sharda, applaudono convinti lo spettacolo che va avanti tra canti, balli , intercalato da video che rappresentano i disegni animati preparati dai ragazzi durante i 20 giorni di centro estivo.

Alcune delle “attrici” prima dell’inizio dello spettacolo

“Quest’anno la differenza l’ha fatta lo spazio messo a disposizione dall ’Istituto Falcone e Borsellino: un vero teatro fornito persino di aria condizionata – racconta Emilia – che ci ha permesso di lavorare anche nei giorni più caldi restando sempre “coscienti” a differenza dell’anno passato quando facevamo le prove in un cortile assolato che rendeva nervosi i bambini”.

Il lavoro del Centro Estivo dedicato ai più piccoli è stato organizzato da un “team” composto, oltre che dalla Martinelli per il teatro, da  Matteo Minerva e Valeria Tripodi,  entrambi specializzati in glottodidattica e “certificati” al secondo livello del DITALS  e da diverse esperienze di lavoro nel settore dell’educazione interculturale.

“Senza di loro – commenta Emilia – non sarei davvero riuscita a portare avanti il progetto del laboratorio teatrale di quest’anno. Per far lavorare i bambini in maniera più omogenea abbiamo deciso di dividerli in due gruppi quelli dai 6 agli 8 anni e gli altri da 9 a 11.   La mattina abbiamo lavorato  insieme sul corpo e sulla consapevolezza di sé, poi abbiamo utilizzato i libri, per scoprire le parole del vocabolario: ognuno dei due gruppi leggeva la stessa storia e poi alla fine della mattinata il “copione” veniva interpretato dagli appartenenti a ciascun gruppo in maniera totalmente libera e dunque diversa.  Questo è stato molto utile a creare un’atmosfera serena e divertente tra le “squadre” che si sono arricchite reciprocamente l’una dell’esperienza dell’altra.

Il pubblico dei genitori

Matteo e Valeria hanno lavorato, in particolare, sui filmati che hanno preceduto la recita, realizzati sulla base di piccoli fumetti e fiabe disegnati dai bambini.

“Siamo partiti da un gioco – racconta Matteo – in cui ognuno doveva pensare all’animale in cui si sarebbe voluto trasformare. La riflessione sulla scelta fatta, condotta con Valeria, li ha aiutati a portare avanti, disegnando,  riflessioni personali difficili da esprimere in altri modi: un pinguino che tenta più volte di scalare una montagna per tornare alla sua tana o un leone che diventa amico di un cigno mentre invece combatte con i suoi simili sono alcune delle trame che più ci hanno colpito. Da questi fumetti abbiamo realizzato dei piccoli cartoni animati presentati prima dello spettacolo insieme a un altro breve filmato di presentazione dal titolo “Un mondo di colori” che, nel suo piccolo, parla della bellezza nel mescolare i colori di un mondo interculturale. Questi lavori, sulla scia di una didattica sempre più digitale – spiega Matteo  –  sono stati la parte finale di un percorso pianificato secondo principi ludodidattici e cooperativi che ha previsto anche piccoli fondamenti di animazione: creazione di fotogrammi, montaggio, registrazioni audio, uso di semplici software applicativi. In appena un mese, attraverso la forma ludica i bambini hanno potuto lavorare davvero come una squadra e produrre tantissimo, soprattutto sul piano umano a conferma che… il gioco è una cosa seria”.

La favola raccontata da Adrian

A parte la conoscenza reciproca e l’armonia all’interno del gruppo, sono stati fatti dei passi in avanti per quel che riguarda l’apprendimento della lingua?

“Alcuni tra i bambini continuano ad avere serie difficoltà con l’italiano – risponde Emilia –  ma  proprio attraverso il linguaggio del corpo che hanno usato in teatro,  fin dall’ inizio anche i più “lenti” sono riusciti a farsi capire e questo è stato molto gratificante per loro”.

Il gioco, dunque, come strumento per superare le difficoltà di apprendimento…

“Coniugare l’apprendimento linguistico con la libera espressività individuale e il gioco è alla base della visione ispiratrice dell’Associazione Più Culture – aggiunge Valeria – il gioco risulta particolarmente efficace, perché aiuta a superare le difficoltà comunicative, che spesso tendono a isolare lo straniero, sbloccando gli atteggiamenti di chiusura.   Importante è anche il senso di appartenenza a una comunità nella quale riconoscersi quanto a valori, risposte ai bisogni più comuni, condivisione di sogni per il futuro….(chi vorresti essere da grande?)  Come piace dire a me:tutti diversi, ma tutti così uguali… scopriamo che molte ragazzine provenienti da paesi completamente diversi vogliono tutte fare le cantanti….”.

Ai  più grandi nel laboratorio di lingua, hanno pensato Simona e Federica Messina, gemelle per nascita e per carriera: anche loro  specializzande in glottodidattica e in possesso del certificato Ditals di secondo livello.

La foto di gruppo del laboratorio linguistico, prima a sinistra la maestra Simona

“Abbiamo puntato soprattutto a rendere gli studenti autonomi e responsabili – racconta Simona presente allo spettacolo teatrale dei più piccoli – al fine di creare un gruppo sociale, la classe, in grado di rafforzare sia la fiducia in sé stessi che le competenze linguistiche in via di acquisizione, in modo da renderle utili anche al di fuori del contesto laboratorio. A ognuno di loro è stato affidato un “ruolo” scritto su un cartellone, da portare a termine durante la lezione. Poi i ragazzi hanno concretamente registrato e valutato le attività svolte quotidianamente, mediante la stesura di un “diario di classe” e il “GRUPPOMETRO”.

La coperina del libro di fiabe scritto e disegnato dai ragazzi

Prodotti “misurabili” delle attività svolte, un quaderno di ricette dal mondo dove ogni ragazzo ha scritto di proprio pugno la ricetta di un piatto preferito italiano o del paese d’origine; molto gettonata la lasagna, ma anche le polpette in salsa piccante che si cucinano in Moldavia e infine un libro di favole con testi e disegni realizzati da tutti i partecipanti al laboratorio.

Una ricetta georgiana

Il commento finale al termine della “rappresentazione” è della  presidente di Piuculture Lia Ghisani che  si dice molto orgogliosa del lavoro svolto dagli insegnanti e dai  ragazzi: “li ho trovati disinvolti e disinibiti, sciolti nella lingua”. Ghisani tiene anche a sottolineare la qualità degli insegnanti scelte dall’associazione per lo svolgimento dei laboratori. E in effetti non capita di solito in un centro estivo di avere a disposizione profili così professionali: una vera regista teatrale, due specializzati in Glottodidattica e altre due “specializzande”.  Emilia Martinelli che collabora con l’associazione da diverso tempo è una professionista di grande esperienza che opera tra scuole, teatri, e organizzazioni del terzo settore, come formatrice, progettista e consulente. È direttrice artistica dei Fuori contesto e del Festival Fuori Posto e ha coreografato due spot per le paraolimpiadi 2016, prodotti da Rai e Comitato Paraolimpico.

Matteo Minerva, Valeria Tripodi e le gemelle Simona e Federica Messina,  rappresentano la nuova generazione di insegnanti specializzati in glottodidattica che a scuola andranno a coprire, con gli strumenti adatti, una domanda sempre più in crescita: l’italiano per gli stranieri che negli istituti superiori nel 2017, secondo i calcoli di Tuttoscuola,  sono stati 736.307, uno ogni 11 ragazzi italiani, in media 2 per classe.  E 160 di questi alunni sono stati solo quelli seguiti nel corso di quest’anno dall’associazione “Piuculture” nelle scuole del Municipio II.

Francesca Cusumano

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