III Municipio: “Grande come una città” si apre con la lezione di Luca Serianni

 

Si è aperto mercoledì 1 agosto il ciclo di incontri “Grande come una città”, promosso da Christian Raimo, giornalista, scrittore, insegnante di italiano e, da giugno 2018, assessore alla Cultura del III Municipio.

Riappropriarsi degli spazi cittadini dimenticati per aprire un foro di conoscenza, di libero confronto, di partecipazione attiva della comunità. Un progetto che continuerà nei prossimi mesi, con le lezioni aperte di Luigi Manconi, Francesca Mannocchi, Valerio Mastandrea, Giancarlo De Cataldo, su tante e diverse tematiche di impegno civile.

La prima lezione aperta “La lingua italiana come cittadinanza” è stata tenuta dal Professor Luca Serianni, linguista e filologo, tra i massimi esperti di storia della lingua italiana. Il parco Jonio, un piccolo pezzo di verde col suo chioschetto, i tavoli e i giochi per i bambini, che si staglia tra i palazzi di viale Jonio e via Scarpanto, sopra il parcheggio del capolinea della metro, ha accolto un pubblico numeroso, composto da persone di ogni età. L’atmosfera è stata quella di una comunità che si è ritrovata, o forse riscoperta, che si è sentita come nuova, pronta a scambiare, a partecipare, a fare finalmente insieme politica e cultura.

Il Presidente del III Municipio Giovanni Caudo

“Persone che parlano, gente che ascolta. Questa è la cifra che io e Christian abbiamo voluto dare a questi incontri, che sono incontri di cultura popolare radicata nel bisogno e nella voglia di sentire le parole“, così apre la serata Giovanni Caudo, Presidente del III Municipio. “Le parole sono importanti perché possono ferire ma sono anche uno spartiacque di valore: fuori dal palazzo municipale abbiamo affisso uno striscione che declama: Porti aperti. Diamo asilo, è stata considerata un’affissione abusiva, siamo stati sanzionati. Io pago la multa, la contesto, ma lo striscione non si tocca. Occuparsi del Municipio significa anche riprendersi la parola”.

Chrstian Raimo, ideatore e promotore di “Grande come una città”

“Il Municipio III è davvero grande come una città“, interviene Christian Raimo: “ed è spesso difficile amministrarlo. È complicato fare cultura in questo pezzo di città: un solo cinema, un solo teatro… Quest’area non comprende solo la metro Jonio, ma si estende fino al Raccordo, alla Serpentara, a Porta di Roma, a Castel Giubileo, a Villa Spada, a Colle Salario. La nostra ambizione è portare lezioni aperte anche in quei posti, anche nei cortili del Tufello. Questo per me è fare cultura”.

“A settembre daremo il via a una Chiamata alle Arti. Ci riuniremo con tutte le persone che pensano di poter essere attive nel municipio, in un’operazione di pedagogia pubblica che coinvolga più persone possibili. Definiremo a breve anche la data, prevista per fine agosto, di un concerto unplugged di Filippo Gatti sulla terrazza del Municipio”, ha informato Raimo.

Luca Serianni, dalle parole della Costituzione all’integrazione, passando per Beccaria e Dante

Parte dalle parole della Costituzione, Luca Serianni: uguaglianza formale, sancita dall’articolo 3, e uguaglianza sostanziale, concetto questo “molto interessante in cui si dice che compito della Repubblica è fare in modo che coloro che hanno una situazione di svantaggio economico e sociale possano aspirare alla massima soddisfazione personale indipendentemente dal punto di partenza. Come si fa a tradurlo in pratica? Io credo che un elemento significativo, di fascino della Costituzione, è il fatto che sia carica di auspici segnati dalla storia che ha portato alla Costituzione”.

E poi, ri-educare: partendo da Cesare Beccaria, Luca Serianni mette al centro anche l’articolo 27 della Costituzione, quello dedicato alla funzione della pena. “La pena svolge una funzione general preventiva, come dicono i giuristi. Però accanto agli elementi costitutivi della sanzione penale c’è un altro concetto che va sottolineato, ovvero la sua funzione rieducativa. Non si deve perdere la speranza che il reo possa essere riammesso a pieno titolo nel godimento dei diritti civile che lui stesso col suo comportamento si è precluso”.

Il pubblico di Parco Jonio

Le parole della Costituzione pronunciate da Serianni prendono respiro, si dilatano, e si fanno pensiero. Sull’importanza delle parole, il Professore cita il XXVI canto di Dante: come sono cambiate le parole stupido e scemo? Quelle parole dense di significato in Dante, sono oggi svuotate, quasi infantilizzate da chi vi ricorre nel linguaggio comune a mo’ di insulti, per non parlare dei social su cui la gente scrive “con una certa impudicizia”.
Da qui l’importanza fondante della scuola, non solo per saper storicizzare le parole della nostra lingua, ma anche per comprendere a pieno la lingua del presente, come ad esempio quella dei giornali.

Ultimo punto di riflessione è la padronanza della lingua da assicurare al cittadino straniero. “Non potremmo mai chiedere a uno straniero di abdicare alla propria religione o rinunciare alla sua cucina regionale. Ma potremmo richiedere la padronanza della lingua, che in generale gli stranieri sono ben disposti ad imparare, per poter comunicare con la realtà che li circonda”. Continua: “Sono ammirevoli le iniziative che il volontariato cattolico e laico svolge per provvedere a questo insegnamento. Tuttavia si potrebbe fare molto di più da parte dello Stato perché è nel suo stesso interesse garantire questo livello di integrazione“. Diffondere l’italiano tra gli stranieri è per Serianni un compito della società utile a proteggere la nostra lingua e a moltiplicarne l’uso.

Costruire parole nuove

Lontano dalle parole abusate che i media ripropongono in questo momento politico, è più che mai necessario in oggi costruire nuove parole insieme. Termini come razzismo o antirazzismo sono stati svuotati, depauperati da una apparente paralisi degli ideali e delle azioni politiche. “Parlare una lingua non vuol dire solo scambiare parole. Parlare una lingua significa scambiare le idee”, commenta Niko, studente greco-albanese di architettura, seduto tra il pubblico del Professor Serianni. Accanto a lui, Maria Francesca, operatrice sociale in un C.A.S. (Centro di Accoglienza Straordinaria), che tiene lezioni di italiano L2 e promuove laboratori artistici per favorire l’apprendimento della lingua italiana: “Non servono solo esercizi e grammatica, ci si appropria della lingua quando ci si sente parte della comunità che la utilizza. Inoltre, per i migranti con livelli di istruzione più bassi, può essere utile esprimersi prima con un linguaggio “altro”, che sia un dipinto, o un modello di ceramica, per poi passare alla lingua successivamente”.

Una lingua comune a tutti, una lingua dell’empatia e dell’ascolto reciproco, dunque. Questa è la grande lezione di Luca Serianni. Fare delle parole della Costituzione una riflessione sui diritti umani, questa è cittadinanza. Una scuola che educhi a riempire le parole di significato, questa è cittadinanza. Insegnare la nostra lingua a chi entra a far parte della nostra comunità, anche questo è cittadinanza.

Elisabetta Rossi
(04 agosto 2018)

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