Lamin e il suo Njambo: cucinare ascoltando e condividendo

Lamin

“Parlo dodici lingue, fra cui l’inglese e vari dialetti africani.” Lamin, ha 29 anni e viene dal Gambia, si esprime in un ottimo italiano. Energico, sorridente, ha nella voce la determinazione di chi ha un’insaziabile voglia di crescere e conoscere. “Tutti possono imparare dipende dalla voglia che ci metti, perché la vita oggi è dura per noi e anche per gli italiani. Ma noi dobbiamo fare di più, perché siamo venuti qua per cercare una vita migliore e dobbiamo dimostrare che non siamo quello che certa gente dice: vengono qui, non vogliono lavorare e fanno cose non giuste”.

Lamin in Gambia: la famiglia

Il senso di responsabilità e un forte legame con i principi trasmessi dalla famiglia sono parte del bagaglio che Lamin ha portato con sé dal Gambia, paese che ha lasciato da quasi cinque anni. “Coltivavo le verdure in giardino aiutando mia madre. Cercavo sempre di passare del tempo con lei, per starle vicino e non farla sentire sola: mia madre ha perso i suoi genitori e non ha nessun fratello o sorella con la stessa madre”. Lamin è il primo di sette fra sorelle e fratelli: tutti stanno studiando e cinque hanno finito la scuola superiore. “I miei genitori hanno speso tanti soldi anche per me: a scuola andavo molto bene nelle lingue. L’ultimo anno delle superiori stavo per fare l’esame, mi siedo e vedo tutto bagnato, il tavolo, le sedie, ma non era la stagione delle piogge. Una mia collega mi aveva fatto un rito per farmi andare male: le mie mani si sono gonfiate, non vedevo più bene, il mio corpo era diventato bollente. Hanno chiamato mio padre che mi ha portato a casa: per 3 mesi non ho camminato. In quel periodo i miei genitori hanno speso i soldi che erano per i miei studi per curarmi, tante ricerche, siamo andati fuori, mi hanno portato da tanti “ grandi personaggi”. Poi ho preso il diploma e ho proseguito per due anni diventando idraulico. Le altre scuole costavano troppo e non sono andato più avanti”.  A volte certe necessità spingono a partire: “i miei fratelli e sorelle non sognano di fare il mio stesso viaggio perché sanno quanto è stato pericoloso”.

Lamin

“Aiutando mia madre ho imparato a fare un po’ tutto”. Oltre alla famiglia di Lamin vivevano con loro gli zii e “mio zio si è sposato tante volte”, così in tutto arrivavano a circa quaranta persone: “mia madre cucinava per tutti e bene per far felice la famiglia”.  Sveglia alle sei, dopo il momento della preghiera preparava le colazioni per tutti e poi andava al mercato a vendere l’olio di palma, “quello buono però” sottolinea Lamin. Dopo tornava a casa e senza riposare cucinava: “noi tornavamo da scuola e trovavamo tutto pronto”.

Il valore della verità e dell’esser sempre sincero, invece, è l’insegnamento paterno “Mio padre mi ha sempre detto: nessuno è più grande della verità, non importa la tua età o il tuo lavoro. Se io sbaglio dimmelo, perché tutti possono sbagliare. Non dire la verità genera male e alla fine la verità torna sempre. La gente guarda dove ci sono i soldi e, per curare il proprio interesse, manipola la verità.

Sono contento che i miei genitori dicano ai miei fratelli “dovete essere come Lamin, perché lui non ha mai disturbato nessuno, né frequentato posti cattivi ed è sempre sincero”

Lamin e l’Italia

“L’Italia ha un grande valore: ci ha salvato dal mare e dato la possibilità di stare nei centri di accoglienza”. Lamin quando è arrivato a Roma è stato accolto in uno SPRAR a Ponte di Nona “non è stato facile, ma avevamo 45 euro al mese, l’abbonamento e l’aiuto per andare a scuola. Sta a noi essere consapevoli di quanto sia importante studiare: senza la lingua non puoi integrarti in un nuovo Paese”. Uscito dallo SPRAR è andato a vivere con una famiglia, ha iniziato a seguire nuovi corsi “Adesso sto facendo tantissime cose: a volte in un giorno devo fare 5 cose insieme, ho sempre fatto così anche in Gambia. Lavoro la notte a Villa Pirandello dalle 23.00 alle 7.30: faccio il receptionist e curo l’accoglienza, preparo colazione, mi occupo della pulizia”.

I principi con i quali Lamin è cresciuto mettono radici anche a Roma, dove frequenta l’associazione Esaudire che aiuta i senza dimora: “Ognuno di noi deve fare la sua parte, gestire bene il tempo. Esaudire aiuta le persone anche attraverso l’ascolto: ascoltare l’altro, pensare e poi parlare. Mi hanno sempre insegnato che Dio ci ha fatto bene, ma la vera bellezza è dentro: un bel cuore per aiutare gli altri. Aiutare non è dare soldi, è ascoltare”.

Lamin e il progetto “In Cammino…Catering Migrante”

Lamin“Una mia amica mi ha mandato un messaggio su whatsapp con la pubblicità di questo corso “In Cammino…Catering Migrante” scrivendomi che occorre un certificato che testimoni la vita che hai fatto prima, una lettera di presentazione. Mi chiede se voglio partecipare e mi aiuta a scrivere la lettera”.

Sono andato e ho fatto il colloquio con Pasquale e mi ha detto “ti prendiamo subito perché parli bene italiano” , io intanto pensavo alla mia famiglia a come aiutare i miei fratelli per andare all’università. Ho pensato che poteva essere una buona opportunità per aiutarli.

“Parlo tanto, mi piace perché mi aiuta a imparare e soprattutto a conoscere gli altri e migliorare me stesso. Scherzo con tutti, anche con Amona che è così riservata. Buba l’ho invitato anche a casa durante il Ramadan e abbiamo mangiato insieme ben cinque piatti”.

Lamin e il suo sogno

“Mi piacerebbe il prossimo anno frequentare la scuola alberghiera e diventare uno chef di quelli che, se anche gli dai solo due ingredienti riescono a inventare qualcosa di buono e speciale. Vorrei lavorare in un posto dove non solo mangiamo, ma condividiamo le nostre storie. Dove si parla, si ascolta e poi si torna a casa contenti, pensando di aver vissuto una bella esperienza!”

Il Njambo

Lamin
Njambo

Il mio piatto è il Njambo: è semplice, una zuppa di verdure, che ha come ingrediente principale l’insalata e poi aglio, peperoncino dolce, zenzero, cipolla, grano tostato, riso o couscous, scorza di limone.
Si taglia l’insalata sottile sottile, poi si mette nel frullatore, aggiungendo aglio, zenzero, peperoncino dolce, cipolla. Si frulla tutto fino a quando diventa una crema. In una pentola con un goccio di olio si mette a cuocere la crema girando per 5 minuti. Quindi si aggiunge mezzo litro di acqua e si lascia bollire per 15 minuti. Lentamente sempre girando si aggiunge a filo il grano tostato, fino a una consistenza non troppo densa. Si lascia cuocere per altri 20 minuti finché non esce l’olio che rilascia il grano tostato. Si aggiunge la scorza grattugiata del limone e il sale: la zuppa è pronta.
A parte si prepara riso o cuscus, si dispone a corona e al centro versi la zuppa: il Njambo è servito.

Silvia Costantini
(1 agosto 2018)

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