Tour Tashi Delek: i mandala dei monaci tibetani a Euroma2


Sabbia colorata di origine minerale, geometrie, fiori di loto, simboli divini e colori, tanti colori. Ecco alcuni degli strumenti principali per la realizzazione del tradizionale mandala, massima espressione di arte sacra orientale ricco di simbologie che rappresenta l’universo, e che dal 25 luglio al 5 agosto sarà protagonista a Euroma2 nell’ambito del Tour Tashi Delek Tibet 2018. Un progetto promosso ed organizzato dall’Istituto Samantabhadra, Centro studi di buddhismo tibetano di Roma, che farà tappa in diverse città italiane e che come spiega la sua responsabile, Rosanna Barbolla, ha un duplice scopo che si evince anche dal titolo: “Tashi Delek”, che in tibetano è il saluto di benvenuto e buon augurio. “Da una parte è un modo per far conoscere la cultura tibetana e mantenerla viva, dato che è a rischio di estinzione, dall’altra si vuole cercare di aiutare il casato Tsaawa Khangtsen del Monastero di Gaden Jangtse in India i cui monaci non hanno possibilità economiche e cure mediche.

Dodici giornate in cui a Euroma2 i monaci tibetani dedicheranno la loro pazienza e attenzione a elaborare un’opera minuziosa che richiede tempo e che come spiega il Maestro Dhondhup, Ghesce del Tour Tashi Delek Tibet, “per l’occasione è stato scelto il mandala di Avalokiteśvara, il bodhisattva della compassione augurandoci che possa portare pace nel mondo. Nel farlo, ci ispiriamo alle parole e alle azioni di Sua Santità il Dalai Lama, che porta il suo messaggio di pace in tutto il mondo,” spiega. 

Il Maestro Dhondhup è nato in un villaggio del Buthan, piccolo stato himalayano dell’Asia, chiamato Tashi kanla, e cresciuto in un ambiente buddhista. Tuttavia, anche se nessun membro della sua famiglia era monaco, nel 1995 all’età di dodici anni ha deciso di abbracciare la vita monastica. “Un giorno maturò in me la consapevolezza che, scegliendo quella strada, sarei potuto essere di beneficio alle persone del mio villaggio, molto di più di quanto avrei fatto intraprendendo un lavoro o una qualsiasi altra attività,” racconta.

Dhondhup entra a far parte del monastero tibetano di Jamtsen Tsawa Khangtsen per cominciare dagli studi generici che competono a tutti i giovani monaci e poi intraprendere gli studi monastici universitari. Nel 2010 raggiunge il massimo grado d’istruzione chiamato Larampa. “Attualmente il mio impegno verso il dharma consiste nel far conoscere agli altri la profondità del pensiero spirituale buddhista, soprattutto impegnandomi nell’attività dell’insegnamento e della meditazione.”

Una pratica che secondo il Maestro Dhondhup ha come scopo quello di indurre un cambiamento radicale delle predisposizioni mentali dell’uomo, rivoluzionare la sua mente liberandola dalle oscurazioni, dell’ignoranza e delle emozioni negative come la rabbia, l’odio e la gelosia.

“Sostanzialmente, giorno dopo giorno, dovremmo essere in grado di analizzare la natura delle nostre azioni e indurre così un cambiamento effettivo nel nostro comportamento e nei rapporti interpersonali. Questo ci renderebbe delle persone felici e renderemo gli altri felici,” spiega il Maestro Dhondhup mentre finisce di sistemare il mandala insieme agli altri tre monaci durante la cerimonia di dissoluzione che avrà inizio tra poco.

Dopo le fasi che prevedono la benedizione del mandala da parte di Avalokiteśvara, questo sarà dissolto, ossia distrutto e le polveri colorate benedette saranno distribuite a coloro che assisteranno come buon auspicio e fonte di protezione da ogni sofferenza fisica e spirituale.” Un rituale che verrà accompagnato dalle recitazioni dei monaci e dai caratteristici strumenti sacri che trasporterà i visitatori presenti in un’atmosfera peculiare di spiritualità e bellezza imparando ad apprezzare questa affascinante cultura.

Si ringrazia Carmen Simioli per la traduzione dal tibetano.

Cristina Diaz
(5 agosto 2018)

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