Sgombero di Tor Cervara: il giorno dopo

Sgombero di Tor Cervara - il giorno dopo
Sgombero di Tor Cervara – il giorno dopo

Su una collinetta di pochi metri, appena dopo l’uscita Tor Cervara dell’A24, una ventina di persone sono accampate accanto a una pompa di benzina. È il giorno dopo lo sgombero del palazzo in Via Raffaele Costi: venerdì 7 settembre la polizia è intervenuta perché circa 150 inquilini,  perlopiù rom rumeni e africani da diversi paesi del continente, liberassero lo stabile. A Roma si contano circa 100 edifici occupati, e la palazzina di 4 piani nella periferia est della città era tra quelli più a rischio, soprattutto dopo la circolare emanata dal Ministero dell’Interno il primo settembre. Nel documento indirizzato alle prefetture si leggono indicazioni sugli interventi per prevenire le occupazioni, sgomberare gli edifici già occupati e censire chi ci abita.

Sgombero di Tor Cervara, il primo dopo la circolare del Viminale

A Roma l’intervento a Tor Cervara è stata la prima occasione per mettere in atto la circolare. “Ci hanno buttato fuori. Non lo so perché. Forse il padrone ha chiesto la casa, non lo so ma non si fa così”, dice Yonuz, rom rumeno che viveva nel palazzo da anni. Valigie colme oltre la capienza, ventilatori, materassi, tv, sono ammassate nal centro del piccolo accampamento improvvisato. “Non abbiamo mai dato fastidio, vi dico: siamo tutti buoni, calmi, bravissimi. Siamo proprio come voi”, dice riferendo quel voi agli italiani.

Cerca gli abiti nei cassonetti per rivenderli ad amici e conoscenti, è così che descrive il suo “lavoro”.  Tra la biancheria che tira fuori da una busta saltano all’occhio delle immagini sacre, una Madonna e un volumetto intitolato “Il papa buono”. Non ci pensa due volte ad affermare che è credente, mostra fiero il libro: “l’ho trovato nella mondezza, ma queste cose non le vendo”. Tutto il necessario per vivere è raccolto in un passeggino e una bustona di plastica.“Adesso non so dove andare”, dice.

sgombero di Tor Cervara - il giorno dopo

Mentre Yonuz parla, si avvicina per salutarlo uno degli addetti della pompa di benzina: “Lo conosco da anni. Non è la prima volta che li cacciano, poi tra qualche giorno rientrano tutti.  Abbiamo un buon rapporto. A noi non hanno mai dato problemi. Certo la sozzeria è tanta, una volta è scoppiato pure un incendio…“. Sembra che proprio la sicurezza e la scarsa igiene siano i principali motivi dello sgombero.

Ai piedi della collinetta c’è la strada che porta allo stabile, la polizia presidia il vialetto e non fa passare nessuno: chiedono di allontanarsi, di osservare da lontano. Un agente invita i colleghi a indossare le mascherine prima di entrare: “sono stato dentro tutta  la mattina, vi posso assicurare che sono necessarie”. La polizia non risponde a nessuna domanda, ma lascia passare qualcuno degli ex inquilini, per ritirare le ultime cose: un uomo lancia scatole piene di vestiti da un balcone senza ringhiere.

Sgombero di Tor Cervara - il giorno dopo

Sgombero di Tor Cervara: gli ex-inquilini accampati di fronte allo stabile

Il giorno dopo lo sgombero, la tensione è ancora densa: le persone accampate hanno poca voglia di parlare, impacchettano le loro cose, rispondono bruscamente. Uno di loro, un ragazzo ganese, fa eccezione e parla spontaneamente: vuole aiuto e vuole spiegare la situazione. “Gli africani non vogliono dormire in strada, per noi è pericoloso come per voi. E noi siamo arrivati qui con la richiesta di un asilo politico”. Un suo connazionale abbandona i pacchi che stava preparando e interviene: “Gli italiani non hanno rispetto dei migranti. Noi abbiamo l’asilo politico e ci spetta qualcosa, ma l’Italia non è per niente organizzata”. Dopo un primo periodo nei centri di accoglienza, una seconda tappa in strada è arrivato nell’occupazione di via Raffaele Costi.

Ma come si passa dalla strada a un’occupazione? Come hanno ottenuto un posto nello stabile? Come sono organizzati gli inquilini? Impossibile avere risposte, a queste domande uno di loro interrompe la conversazione in maniera brusca: “Voi ci potete aiutare? Se no, allora lasciateci sistemare le cose”.

Nella circolare del Viminale si legge: “È superfluo evidenziare quanto le strategie che saranno messe in campo sul tema e l’applicazione degli indirizzi sopraindicati, possano incidere positivamente sulla prevenzione e repressione delle condotte illecite e complessivamente sulla sicurezza delle nostre città”. Con lo sgombero di Tor Cervara altre 150 persone si aggiungeranno alle oltre 7.500 senza fissa dimora che popolano Roma o si inseriranno in un’altra occupazione. Con gli ex inquilini si sposta da un punto all’altro l’ennesima questione, sociale e abitativa, che rischia di diventare sempre più complessa e insanabile.

Rosy D’Elia
Fotografie di Gma
13 settembre 2018

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