Home Blog

7-9 maggio: Il Festival Libere di essere

Il Festival Libere di essere

Un evento culturale per affermare la libertà delle donne: questo lo scopo del Festival Libere di essere. Organizzato da D.i.Re – Donne in rete contro la violenza, in collaborazione con Hero e Fondazione Musica per Roma e finanziato dal Dipartimento per le Pari Opportunità e con la consulenza di Serena Dandini, si terrà all’Auditorium Parco della Musica dal 7 al 9 maggio.

Il programma prevede la partecipazione di artiste, scrittrici, economiste, giornaliste, mediatrici culturali, psicologhe. Tra le altre: Margaret Atwood, in collegamento dal Canada, Michela Murgia, Chiara Valerio, Yodit Abraha (Le onde onlus, Palermo), Yvette Samnick (Centro antiviolenza Lanzino, Cosenza).
Il 7 maggio un dibattito sulla comunicazione per la prevenzione della violenza di genere vedrà la partecipazione della Mor Cati Women Shelter Foundation dalla Turchia, che da settimane protesta contro la decisione di Erdogan di uscire dalla Convenzione di Istanbul.

Il Festival è preceduto da 3 incontri “Libere di leggere. Un percorso fra i libri”: il 16, 23 e 30 aprile 2021.

Tutti gli incontri sono trasmessi in streaming sui canali social (Facebook e Youtube) di D.i.Re – Donne in rete contro la violenza e  Auditorium Parco della Musica.

Vedi qui il programma

Letterature dal mondo: una stagione di rassegne online

Una primavera all’insegna della scoperta delle letterature di ogni angolo del mondo: sono in partenza numerose rassegne letterarie online, che dallo schermo del nostro pc ci porteranno a scoprire le storie, ma anche la Storia di tanti paesi, dalla Cina all’Argentina, dall’Iran al Giappone, passando per il Kurdistan e la Romania.

Incontri letterari che ci proietteranno nelle storie e nelle atmosfere di alcuni dei romanzi stranieri più significativi dell’era contemporanea, e non solo: grazie alla partecipazione di autori, traduttori, di esperti, studenti e accademici, sarà possibile dialogare e approfondire aspetti stilistici e letterari di ogni opera.

I video di “Letture dalla Cina”, “Narrativa latinoamericana”, “Letture dall’Oriente” e “Sguardi sull’Iran”, saranno visibili sul canale youtube e sulla pagina Facebook di Roma multietnica, oltre alle pagine Facebook delle biblioteche e istituzioni coinvolte.

La Cina che non ti aspetti

Pubblicati tra il 1989 e il 1999, i quattro racconti selezionati per la rassegna “Letture dalla Cina” sono uniti da un filo comune: la presenza, a volte appena accennata, a volte dominante, di elementi fantastici o soprannaturali all’interno del quotidiano.

 

L’iniziativa è a cura del Servizio Intercultura delle Biblioteche di Roma e della Biblioteca Nelson Mandela, in collaborazione con l’Istituto Confucio di Roma: un sinologo, il traduttore o lo stesso autore dell’opera, consigliano un romanzo della letteratura cinese contemporanea e ne leggono alcuni passi, in italiano e in cinese.

 

 

Prossimi appuntamenti: 

  • lunedì 19 aprile, alle ore 18:00: Racconti fantastici di Su Tong.
  • lunedì 17 maggio, alle ore 18:00: Lanterna e il distretto dei ciliegi di Jia Pingwa.
  • lunedì 14 giugno, alle ore 18.00: Il settimo giorno, di Yu Hua.

Narrativa latinoamericana: quattro romanzi da poco pubblicati in Italia

In partenza il 22 aprile 2021 la rubrica dedicata alla narrativa latinoamericana, a cura del Servizio Intercultura delle Biblioteche di Roma e del Dipartimento di Studi Europei, Americani e Interculturali di Sapienza Università di Roma, in collaborazione con la Biblioteca Galline Bianche e la Biblioteca Valle Aurelia.

Quattro romanzi latinoamericani tradotti in italiano vengono presentati e approfonditi da giovani studenti, per un invito alla lettura delle più recenti pubblicazioni in Italia.

Appuntamenti: 

  • giovedì 22 aprile, ore 18.00: Kentuki di Samanta Schweblin (Edizioni Sur, 2020).
  • giovedì 20 maggio, ore 18.00: La casa del dolore altrui di Julián Herbert (Gran Via, 2018).
  • giovedì 3 giugno, ore 18.00: Mascaró, il cacciatore americano di Haroldo Conti (Exorma, 2020).
  • giovedì 24 giugno, ore 18.00: Big Banana di Roberto Quesada (Alessandro Polidoro, 2019).

In giro per l’Oriente

Narrativa libanese, bengali, giapponese e persiana: Letture dall’Oriente è la rubrica mensile online dedicata alle letterature del vicino, medio ed estremo Oriente a cura del Servizio Intercultura e dell’Istituto di Studi Orientali di Sapienza Università di Roma.

Ogni mese si esplora una letteratura diversa che viene raccontata dalla voce di un esperto, attraverso la recensione e la lettura di piccoli brani di un romanzo, in italiano e in lingua originale.

Appuntamenti: 

  • 12 aprile, ore 18.00, letteratura araba (Libano): Corriere di notte di Hoda Barakat (La Nave di Teseo, 2019). Un viaggio dal mondo arabo verso l’occidente, per trovare asilo e un nuovo inizio: uomini e donne incrociano i loro destini per fuggire dal passato e si scontrano con l’illusione del futuro, la possibilità del fallimento.
  • 3 maggio, ore 18.00, letteratura bengali: Il barcaiolo del fiume Padma, di Manik Bandopadhyay, a cura di M. Prayer (Jouvence, 2014). Caposaldo della narrativa bengali moderna, il romanzo descrive con spietata lucidità e segreta partecipazione l’intrico di relazioni sociali, sfruttamento economico e tensioni psicologiche in cui è avvolta la vita di una comunità di barcaioli, “piccola gente” in intima simbiosi con il grande fiume del Bengala orientale.
  • 24 maggio, ore 18.00, letteratura giapponese: L’isola dei senza memoria, di Ogawa Yōko (Il Saggiatore, 2018): una fiaba allegorica e oscura sul potere della memoria e la devastazione generata dalla sua perdita, che equivale alla perdita dell’umanità.
  • 7 giugno, ore 18.00, letteratura persiana: I minareti e il cielo. Racconti persiani del Novecento, a cura di Filippo Bertotti (Sellerio, 1989).

Letteratura romena: ripartono i “Mercoledì Letterari”

Avviati nell’autunno 2018 dall’Accademia di Romania in Roma, i “Mercoledì Letterari” sono volti proprio a presentare e promuovere opere di scrittori romeni tradotte e pubblicate di recente presso editrici italiane, accanto a libri di autori italiani che trattano dei temi collegati alla cultura romena. Gli ultimi 10-15 anni hanno visto un’esplosione imprevedibile della letteratura romena in Italia: oltre alla prosa e alla poesia, si sono fatte presenti anche la saggistica o la filosofia.

Mercoledì 21 aprile alle ore 18:30, comincia il nuovo ciclo di incontri virtuali dell’edizione 2021: sarà la scrittrice Doina Ruști, con il suo romanzo L’omino rosso, in uscita in questi giorni nelle librerie italiane in una nuova edizione rivista, la protagonista di questa primo appuntamento.

La serata virtuale, ospitata sulla pagina Facebook dell’istituzione, è organizzata con il sostegno dell’Istituto Culturale Romeno di Bucarest, in partenariato con Sandro Teti Editore di Roma, che ha pubblicato la nuova edizione – completamente rivista dall’autrice nella variante romena – con la traduzione del professor Roberto Merlo dell’Università di Torino.

Sguardi sull’Iran

Si concentra sulla cultura iraniana e curda l’iniziativa “Sguardi. Conversazioni sulla cultura iraniana e curda”, rubrica online a cura del Servizio Intercultura di Biblioteche di Roma in collaborazione con ISMEO – Associazione Internazionale di Studi sul Mediterraneo e l’Oriente, la Biblioteca Enzo Tortora e la Biblioteca Arcipelago.

La rubrica intende offrire una prospettiva sulla cultura iraniana e curda, insieme alle case editrici e agli istituti di cultura che hanno contribuito alla realizzazione dei volumi proposti insieme a ISMEO, editore scientifico di tutti i volumi.

Appuntamenti:

  • giovedì 13 maggio ore 18.00, in collaborazione con la Biblioteca Arcipelago la casa editrice Ponte 33 e l’Istituto culturale dell’Iran: Paura e tremore di Gholahoseyn Saedi.
  • giovedì 27 maggio ore 18.00, in collaborazione con la Biblioteca Arcipelago la Casa Editrice Scienze e Lettere e l’Istituto kurdo: Tu di Mehmed Uzun.

Si concentra sempre sull’Iran l’iniziativa di Oriental Bookclub – incontri letterari, che invita al ciclo di incontri online sulla propria pagina Facebook e organizzati in collaborazione con la Prof.ssa Chiara Barbati (Studi Iranici – Università di Pisa) e Ponte33. Le presentazioni sono in diretta facebook, gratuite e aperte a tutti.

Appuntamenti:

  • venerdì 16 aprile 2021, ore 19:30: presentazione del libro Quell’angolino tranquillo a sinistra di Mehdi Rabbi.
  • venerdì 14 maggio 2021, ore 19.30: Ritornerai a Isfahan di Mostafa Ensafi.
  • mercoledì 16 giugno 2021, ore 19:30: L’ariete di Mehdi Asadzadeh.

Non resta che accendere il pc per partecipare alle rassegne online; e poi aprire un bel libro, per iniziare a viaggiare!

Elisabetta Rossi
(18 aprile 2021)

Leggi anche: 

 

30.04: Somalia, un Paese in cammino

Venerdì 30 aprile, dalle ore 18.00 alle ore 19.30, webinar “Somalia, un Paese in cammino e le sue diaspore”, organizzato da Rivista Africa, Ameb Mother & Child Care, Istituto Pace Sviluppo Innovazione Acli e Gruppo per le Relazioni Transculturali.

Foto di GMA

L’evento, che si colloca nell’ambito del progetto “S.O.S. Scambio Operatori Sanitari”, cofinanziato nel quadro dell’iniziativa A.MI.CO. Grant dell’OIM Italia, mira a raccontare la realtà della Somalia odierna in cui, al progressivo riacquisto del controllo sul territorio da parte delle autorità governative, si accompagnano la ripresa delle attività economiche, l’attenzione verso le problematiche sociali e sanitarie, nonchè l’avvio di progetti di crescita e sviluppo.

Il programma:

COLPO D’OCCHIO SULLA REGIONE: InfoAfrica offre una panoramica della realtà somala, sul piano politico ed economico, senza dimenticare pandemia e migrazioni;

UNA STORIA COMPLICATA, illustrata da Uoldelul Cherati Dirar, professore di Storia e Istituzioni dell’Africa all’Università di Macerata;

UN POPOLO, UNA LINGUA, MILLE CULTURE: IL MOSAICO SOMALO, spiegato da Luca Ciabarri, docente di Antropologia culturale presso l’Università degli Studi di Milano;

RITORNO A MOGADISCIO: racconto ad immagini a cura di Marco Gualazzini;

ACCANTO ALLA GENTE… LA FATICOSA RINASCITA DELLA SOMALIA: la racconta Giorgio Bertin, vescovo cattolico di Gibuti e amministratore apostolico di Mogadiscio;

MIGRAZIONI, UN’OPPORTUNITÀ PER LO SVILUPPO, a cura di Daniele Panzeri, Coordinatore dell’unità Migrazione e Sviluppo OIM Italia;

DADAAB: FUGA VERSO LA SOMALIA, raccontata con un video a cura di Daniele Bellocchio e Marco Gualazzini;

LA RINASCITA SOMALA, spiegata da Edna Moallin, attivista somala e presidentessa dell’associazione AMEB Italia;

ESPERIENZE DI CO-SVILUPPO DELLA DIASPORA SOMALA, spiegate da Tana Anglana – esperta del settore Migrazioni e Sviluppo;

LE DONNE DI MOGADISCIO, raccontate con un video a cura di Daniele Bellocchio e Marco Gualazzini;

SOMALIA-ITALIA. UN RAPPORTO DA RIALLACCIARE, UN FUTURO DA REINVENTARE: interviene Abdirahman Sheick Issa, Ambasciatore della Somalia in Italia;

MEDICI IN PRIMA LINEA, TRA EMERGENZE SANITARIE E PROBLEMI DI SALUTE PUBBLICA: intervengono il Dr. Abdulahi Jama Abib (medico specializzato in malattie tropicali), la Dr.ssa Ubah Farah (Direttrice del dipartimento Salute della Famiglia del Ministero della Sanità della Somalia) e il Dr. Shek Yussuf Guled Abdirashid (medico cardiologo);

A NERVI TESI. INSTABILITÀ, MALATTIA MENTALE E DISAGIO PSICHICO, spiegate da Massimiliano Reggi, psicologo e antropologo – presidente GRT.

Modalità di partecipazione

La partecipazione è gratuita, previa iscrizione sul sito ufficiale fino ad esaurimento posti.

La trappola del virus: i mali del mondo e i migranti

Rifugiati del Centro Astalli saranno vaccinati per volontà di Papa Francesco
Rifugiati del Centro Astalli saranno vaccinati per volontà di Papa Francesco. Foto Centro Astalli

Non esiste solo il Coronavirus, che stiamo combattendo con la campagna vaccini e le restrizioni di questi mesi. C’è un altro virus da cui da tempo siamo affetti, quello dell’indifferenza. Contro questo virus è da poco uscito un libro La trappola del virus. Diritti, emarginazione e migranti ai tempi della pandemia, che vuole essere “una sorta di vaccino alla globalizzazione dell’indifferenza”. L’autore è il Presidente del Centro Astalli, padre Camillo Ripamonti, che nell’esperienza di accompagnamento dei rifugiati e migranti aggiunge l’attenzione alla globalità della persona, derivante dalla sua professione di medico prima di farsi gesuita. Costruito come una conversazione con la politologa Chiara Tintori, il libro affronta il tema immigrazione nella prospettiva di uno sviluppo democratico delle nostre società, basato sulla tutela dei diritti di tutti.

La trappola del virus: lo scopo del libro

“L’obiettivo del libro – afferma l’autore – è quello di contribuire alla consapevolezza che le fragilità emerse chiaramente con la pandemia non sono tuttavia da essa determinate e con essa giustificabili, perché sono state costruite nel tempo nella società; semplicemente, la pandemia le rese più evidenti, soprattutto nella prospettiva dei rifugiati e migranti. L’augurio con questo libro è che dalla consapevolezza di quanto abbiamo prodotto si possa partire per superare l’attuale crisi, attuando cambiamenti nei nostri stili di vita e, nello specifico dei migranti, nelle modalità con cui li accompagniamo.
La metafora della trappola usata nel titolo sta a significare proprio questo: per le persone già messe ai margini da politiche che, come i Decreti Sicurezza, non hanno provveduto a dar loro casa e tutele sanitarie, il virus è stato una vera e propria trappola. Con la conseguenza paradossale che durante il lockdown gli unici a circolare nelle nostre città erano gli invisibili, coloro che una casa non ce l’avevano, i non-cittadini”.

La trappola del virus, Carlo Ripamonti con Chia Tintori, Ed. Terra Santa 2021
La trappola del virus, Camillo Ripamonti con Chiara Tintori, Ed. Terra Santa 2021

Il mondo così com’è fa troppe vittime: necessario “reindirizzarlo”

Nel libro si richiama l’omelia di maggio 2020 in cui Papa Francesco disse: “peggio di questa crisi c’è solo il rischio di sprecarla”. In sintonia con questa frase, padre Ripamonti è convinto della necessità di cambiare direzione. “Negli anni ha prevalso l’idea che l’esclusione delle persone dai diritti fosse dovuta alle risorse diminuite e che i migranti le sottraessero agli altri. Ma il vero problema è che abbiamo disinvestito in welfare, scuola, sanità, finendo per alimentare una guerra fra poveri. Il compito che abbiamo ora è quello di ricostruire uno stato sociale andando incontro agli strati più deboli, con obiettivi comuni a residenti e immigrati. Il tema migratorio, quindi, va inserito in un’ottica più ampia che affronti i problemi dei centri abitati in cui i migranti si inseriscono. Quello che è accaduto finora è che i costi delle migrazioni vengono pagati nei territori, nelle periferie dai più svantaggiati”.

“Accoglienza e integrazione devono andare insieme”

È soprattutto nelle periferie, infatti, che si verificano conflittualità tra autoctoni e immigrati, ma – spiega il Presidente del Centro Astalli – “il problema è che l’accoglienza è stata separata da interventi mirati ai territori nei quali i migranti si inserivano; con i Decreti Sicurezza si è disinvestito sull’integrazione. Così si finisce per affrontare l’immigrazione solo in termini di disponibilità di posti e si alimentano conflitti. L’accoglienza, invece, va intesa come inizio di un processo: tu che arrivi cominci un percorso di comunità, un cammino bidirezionale in un contesto mobile. Papa Francesco nel documento sulla fratellanza invita a uscire dalla logica delle minoranze, che alimenta esclusione e rancore, e a porsi nell’ottica del cammino comune, presupposto per costruire un tessuto sociale coeso e pacificato. Io nel libro esprimo una posizione radicale: ‘accogliamoli tutti’, dettata dalla mia appartenenza cattolica, sapendo però che l’accoglienza va declinata in interventi e modalità volti a una reale integrazione degli immigrati nella comunità in cui si insediano. E questo è un compito della politica, il cui criterio ispiratore è quello del riconoscimento dei diritti di tutti”.

Le politiche migratorie europee: i diritti trasformati in privilegi

Il libro fa una ricostruzione storica delle leggi riguardanti l’immigrazione, degli atti della politica europea autodifensiva, dei provvedimenti dei singoli Stati. Nonostante alcune differenze di toni e di efficienza nell’accoglienza e nell’integrazione, la politica UE ha un segno unitario: la chiusura delle frontiere. A gettare luce sulle implicazioni di tale politica c’è il recente incidente diplomatico a Istanbul, che ha umiliato la Presidente della Commissione Europea, complice l’insipienza del Presidente del Consiglio Europeo.
Secondo padre Ripamonti, “l’immagine dello sgarbo alla Presidente della Commissione Europea è l’estremizzazione di quello che noi abbiamo richiesto e permesso a Erdogan, cioè di escludere dai diritti migliaia di persone e così lui ha escluso la von der Leyen. L’operazione di difesa dei confini, che trasforma i diritti di tutti in privilegi di alcuni, usando la cittadinanza come criterio di esclusione, alla fine risulta un autogoal. E con la pandemia stiamo vedendo come la povertà colpisce anche tanti italiani. Da qui può nascere la consapevolezza di dover cambiare direzione nella prospettiva della difesa dei diritti di tutti, cioè casa, lavoro, salute.
La forza di una politica sta nella coerenza tra principi dichiarati e atti concreti, mentre oggi prendiamo atto che esiste un largo scarto tra la Carta Costituzionale e la realtà”.

Una nuova legge sull’immigrazione

“Da tempo si dice che bisogna cambiare la Legge Bossi-Fini, non più rispondente alla realtà mutata; sono stati modificati i Decreti flussi, ma poi ancora non si mette mano a una legge sull’immigrazione adeguata al tempo che viviamo. Sempre più evidente è la necessità di una politica migratoria a livello globale, invece che una sommatoria di tante politiche nazionali. Il punto di riferimento è il Global Compact che è il tentativo di governare il fenomeno migratorio tenendo insieme sia chi è costretto a emigrare sia i territori nei quali si inserisce, tentativo pensato a livello internazionale, con una gestione multilivello, frutto di concertazione. Un ruolo importante in questa prospettiva lo svolge il Terzo Settore; la funzione del Centro Astalli, in quanto privato sociale, va oltre l’erogazione di servizi, costituendo un ponte tra istituzione e cittadini e fra cittadini e migranti: questo crea contesti che facilitano i passaggi successivi, coagulando parti della società civile.
Ma è importante che si promuova una riflessione culturale sulla democrazia, la partecipazione, la politica, creando luoghi opportuni in cui discutere e confrontarsi in onestà”.

Luciana Scarcia
(12 aprile 2021)

Leggi anche:

Il Ramadan 2021 non frena i vaccini per i musulmani

Ramadan 2021 uomo in preghiera

Ramadan 2021 (Foto di GMA – archivio Piuculture)

Martedì 13 aprile è il primo giorno del Ramadan 2021. Comincia per i musulmani, che in Italia superano il milione e mezzo, un mese di purificazione e di digiuno dall’alba al tramonto. Il sole a Roma scompare alle 19.49. Ogni giorno il divieto di mangiare, bere e ingerire qualsiasi sostanza cade quando la giornata, ridotta dagli orari del coprifuoco, è quasi conclusa del tutto.

Ma le regole rigide, da rispettare finché non cala la luce, non mettono in discussione la possibilità per i musulmani di partecipare alla campagna vaccinale, anche durante il periodo del Ramadan.

Il Ramadan 2021 non frena i vaccini: nessun dubbio per i musulmani

“Il digiuno e i vaccini non entrano in contrasto”, afferma senza dubbio Mohamed Ben Mohamed, imam della Moschea di Centocelle a Roma, in linea con la posizione dei sapienti della religione islamica. “Tutto ciò che passa per la gola, anche se non è nutriente, rompe il digiuno. Mentre endovena solo ciò che è nutriente. Le medicine, quindi, possono essere sempre assunte, anche durante le ore del giorno, a patto che non siano ingerite”.

Nessuna incertezza, quindi, sulla possibilità di ricevere l’iniezione, anche nel mese di Ramadan. E dall’altra parte del mondo arriva lo spunto per fare ulteriore chiarezza sul rapporto tra religione e vaccini, a prescindere dal periodo di somministrazione.

Nessuna incertezza, quindi, sulla possibilità di ricevere l’iniezione, anche nel mese di Ramadan. E dall’altra parte del mondo arriva lo spunto per fare ulteriore chiarezza sul rapporto tra religione e vaccini, a prescindere dal periodo di somministrazione.

In Indonesia, paese a maggioranza musulmana, nei mesi scorsi la consegna delle prime fiale ha acceso un dibattito: quello che viene iniettato è halal o haram? Ovvero: è permesso o è contrario ai dogmi religiosi?

“Non sappiamo cosa c’è dentro”, dice l’Imam. Ma la comunità italiana, romana in particolare, non si è neanche posta la domanda.

La risposta è certa: “Il vaccino va bene, non ci sono dubbi perché rappresenta una protezione per la salute della persona, ed è necessario”. Non solo per i singoli, ma anche per l’intera società: “Alleggerisce molto la situazione, le persone possono ricominciare a spostarsi”: una preoccupazione che riguarda ancora di più chi vive in Italia ma ha origini, famiglia, amici in un altro paese del mondo e deve far convivere regole e tempi diversi di contrasto alla pandemia.

I dubbi che si pone la comunità musulmana, spiega l’imam, sono quelli comuni a tutti gli esseri umani, senza distinzioni di religione: è sicuro? Quali saranno le conseguenze?

Ramadan 2021, tra preghiere e vaccini

E in effetti sono proprio le conseguenze, anche quelle più lievi, che potrebbero far sorgere qualche difficoltà in più per chi osserva il Ramadan. In alcuni casi, infatti, per curare o prevenire i postumi del vaccino i medici consigliano di prendere un antipiretico, per bocca e a stomaco pieno.

Ma anche su questo, l’imam di Centocelle ricorda: “Il versetto del Corano è molto chiaro: sono esenti dal digiuno i malati“. Una leggera influenza non solleva dall’obbligo di digiunare ma diverso è il caso di in cui le privazioni del Ramadan possano mettere a rischio la salute o aggravare una malattia. “Il digiuno non deve mettere in nessun caso il digiunante in una condizione difficile: Allah non vuole mettervi in difficoltà, ma facilitarvi”.

La regola, insomma, è scritta nel corpo di ognuno ed è determinata dallo stato in cui si trova in un dato momento.

Un esempio pratico e attuale riguarda proprio il Covid. Chi lo contrae e non ha sintomi, o ha sintomi lievi, ha l’obbligo di rispettare i precetti di questo mese di purificazione.

Diverso è il caso in cui il virus si manifesta in maniera più violenta: “bisogna interrompere il digiuno, noi prima dell’inizio del giorno prendiamo l’intenzione di digiunare, non va preso questo impegno, la persona è esente: può mangiare, prendere le medicine, può fare tutto”, spiega Mohamed Ben Mohamed.

Per il secondo anno di fila il mese di digiuno dei fedeli musulmani fa i conti con la pandemia. Un anno fa l’Italia era ferma. Oggi l’obiettivo è correre: per vaccinare prima possibile quante più persone possibile, per fare i conti con la giornata ristretta dal coprifuoco, per andare avanti.

E di corsa, infatti, saranno anche gli iftar, le rotture del digiuno, e le preghiere della sera in Moschea che di solito scandiscono le giornate del Ramadan per i fedeli musulmani e che, fuori dall’emergenza, prendono tutto il tempo che serve.

Rosy D’Elia
(13 aprile 2021)
Leggi anche:

 

Iscrizione anagrafica: la residenza condiziona l’accesso ai diritti

iscrizione anagrafica
Precarietà abitativa. Foto Pixabay

Quello all’abitazione è un diritto fondamentale, a molti ancora oggi negato dalle difficoltà di accedere alle procedure di iscrizione anagrafica con cui ottenere il riconoscimento della residenza. L’articolo 5 del D.L. 47/2014, o “Piano Casa” o “Decreto Renzi Lupi”, vieta l’iscrizione anagrafica a tutti coloro che vivono in occupazioni, alimentando le fila degli invisibili esclusi dai diritti fondamentali per i quali la residenza è requisito, sia italiani che stranieri. Per chiederne la modifica e per promuovere il diritto alla residenza, venerdì 9 aprile si è tenuta una mobilitazione presso l’Anagrafe Centrale di Roma, in piazza Bocca della Verità, cui hanno aderito numerosi movimenti per il diritto alla casa, associazioni, occupanti, docenti e amministratori locali. Tra i promotori: A Buon Diritto Onlus, ActionAid Italia, ASGI Lazio, Black Lives Matter-Roma, Comitato Quarticciolo, Medici Senza Frontiere Italia, Movimento per il diritto all’abitare- Roma, Pensare Migrante, ed Enrico Gargiulo dell’Università di Bologna.

Iscrizione anagrafica: accesso ai diritti, anche alla salute

Le difficoltà che si frappongono al godimento del diritto all’iscrizione anagrafica risultano ancora più irragionevoli nel contesto di piena emergenza sanitaria in cui ci troviamo a vivere. Senza l’iscrizione anagrafica infatti non è possibile:

  • accedere al Sistema Sanitario Nazionale (SSN);
  • accedere ai servizi sociali; 
  • richiedere l’assegnazione di un alloggio popolare;
  • usufruire dei servizi di welfare locali e misure di agevolazione economica;
  • iscriversi ad un Centro per l’Impiego;
  • godere dei diritti politici, come la facoltà di votare alle elezioni;
  • aprire una partita I.V.A.

In questi mesi, le raccomandazioni delle autorità governative e sanitarie a permanere il più possibile in casa e a limitare gli spostamenti si sono scontrate con la realtà quotidiana di chi una casa non ce l’ha. In Italia, secondo l’indagine svolta nel 2015 da fio.PSD e Istat, sono 50 724 le persone senza fissa dimora. Un dato sicuramente sottostimato, aggravato dall’impatto della crisi economica causata dalla pandemia che, sempre secondo l’Istat, ha portato a 5.6 milioni il numero dei poveri assoluti nel nostro paese. Secondo i dati del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti riferiti al 2019, inoltre, nell’anno precedente lo scoppio della pandemia sono stati eseguiti 48 531 provvedimenti di sfratto, la maggior parte dei quali per morosità.
“Le misure adottate in questi ultimi mesi per fronteggiare l’emergenza abitativa sono per lo più di natura temporanea, come il blocco degli sfratti prorogato al 30 giugno”, spiega Antonello Ciervo di ASGI. “Queste misure si scontrano con la cronica assenza di piani di edilizia residenziale efficaci ed aggiornati e con la permanenza di norme come l’art. 5 del D.L. 47/2014, che stabilisce il divieto di iscrizione anagrafica e di allaccio alle utenze come acqua o elettricità per coloro che vivono nelle occupazioni, che siano italiani o stranieri. Gli occupanti, che pure nella maggior parte dei casi si sono stabiliti in edifici pubblici dismessi, vengono privati di un diritto fondamentale cui si collegano molti altri diritti. Basti pensare alla possibilità di iscriversi al SSN: ciò significa, in concreto, che queste persone non avranno possibilità di accedere a misure di prevenzione e non potranno neanche vaccinarsi, con grave danno per la salute collettiva.”

La residenza fittizia tutela i senza fissa dimora?

Ogni Comune italiano è dotato un indirizzo fittizio su cui registrare i senza fissa dimora: nella città di Roma corrisponde a Via Modesta Valenti, in ricordo dell’anziana senza fissa dimora morta nel 1983 presso la Stazione Termini nell’indifferenza collettiva. Al 31 ottobre 2020, secondo quanto emerso dalla richiesta di accesso agli atti avanzata da ASGI e ActionAid, l’Anagrafe capitolina ha registrato negli elenchi dei senza fissa dimora ben 19 916 persone. Nel corso del 2019 la cifra si attestava, invece, a 18 815 unità. “La possibilità di assegnare ai senza fissa dimora una residenza fittizia è un escamotage giuridico cui molti Municipi sensibili alle questioni sociali hanno fatto ricorso per tutelare i molti inquilini di stabili occupati. Si tratta, tuttavia, del classico caso in cui la pezza è peggiore del buco. In primis perché l’iscrizione presso l’anagrafe dei senza fissa dimora comporta l’attivazione dei servizi sociali, con un onere di spesa a carico del Comune per ogni presa in carico. Ma soprattutto perché, come recita il Testo Unico Anagrafe e come ribadito anche in Cassazione, quello della residenza è un diritto soggettivo perfetto, che cioè non ha bisogno di attestazioni o dichiarazioni. Il Comune avrebbe, tutt’al più, la possibilità di effettuare controlli attraverso la Polizia Locale.”

Iscrizione anagrafica e permesso di soggiorno

L’iscrizione anagrafica svolge un ruolo determinante nelle procedure di rilascio, rinnovo o conversione del permesso di soggiorno per i migranti. Molte Questure rifiutano di considerare valida la comunicazione della residenza fittizia, interponendo ostacoli che complicano il già complesso iter burocratico. “Anche in questo caso si tratta di una forzatura e di una prassi contraria alla legge. Alla Questura, infatti, serve soltanto la comunicazione di un domicilio, cui inviare comunicazioni ufficiali e in cui il richiedente deve risultare reperibile. Da qui ha origine la pratica diffusa del mercato delle residenze, con sovrapprezzi richiesti dai proprietari di casa per gli stranieri alle prese con le procedure di rilascio o rinnovo del permesso, e le lunghe battaglie delle associazioni a tutela dei migranti, impegnate a giorni alterni a fronteggiare rifiuti e arbitri vari.”

Occupazioni e diritto all’abitare: il caso di Roma

Il 2021 è l’anno delle elezioni amministrative nella Capitale, ma ad oggi nessuna delle forze politiche in corsa sembra voler fare della battaglia per il diritto all’abitazione uno dei punti fermi della propria campagna elettorale. “Anzi, se guardiamo agli ultimi mesi lo scenario non è affatto rassicurante. L’attuale sindaco di Roma ha fatto della lotta alle occupazioni quasi un vessillo: basti pensare allo sgombero del Cinema Palazzo, allo sfratto della Casa Internazionale delle Donne, ridotto ad una mera questione burocratico-amministrativa. Peccato che in entrambi i casi si trattasse di occupazioni per fini sociali, ma questo sembra non avere rilevanza.”

Silvia Proietti
(14 aprile 2021)

Leggi anche: 

“Conoscere per comprendere”: webseminar sull’immigrazione

Conoscere per comprendere

“In Italia l’immigrazione viene gestita dal Ministero degli Interni, il quale si occupa di sicurezza. Ma l’immigrazione è un fenomeno trasversale che tocca vari aspetti, dal lavoro alla sanità e alla previdenza sociale. L’obbiettivo di questi incontri è quindi quello di approfondire tematiche trasversali all’immigrazione che spesso non si affrontano”.

Il seminario “Conoscere per comprendere”, tenutosi il 9 aprile, inaugura un ciclo di conferenze sul tema dell’immigrazione organizzati da Caritas e Fondazione Migrantes di Caserta in collaborazione con gli Atenei della regione Campania. Nei successivi appuntamenti si illustreranno innovative forme di accoglienza (16 aprile) e si approfondirà l’interdipendenza tra la filiera agroalimentare e i cittadini stranieri (23 aprile), mentre i due eventi conclusivi saranno sull’imprenditoria e il contributo economico delle comunità straniere (30 aprile) e sulle seconde generazioni e cittadinanza attiva (7 maggio).

“Il senso di questo ciclo di seminari – afferma Gianluca Castaldi del Presidio Caritas di Caserta – è quello di contestualizzare il fenomeno migratorio: per questo abbiamo chiesto ai vari Atenei universitari un contributo, perché l’unico modo per affrontare questo tema in maniera realistica è quello di collocarlo storicamente e geograficamente”.

Immigrazione: un fenomeno strutturale

“Il tema della mobilità umana, nella sua accezione più ampia, è oggi più che mai un tema importante”, spiega Oliviero Forti, responsabile Immigrazione presso Caritas. “Conoscere per comprendere diventa allora un dovere per tutti, perché spesso la complessità del fenomeno migratorio viene semplificata a tal punto da ridurre la questione a singoli eventi e circostanze, spesso emergenziali, che non danno ragione della totalità di questo fenomeno. L’Italia, infatti, non è al centro del mondo quando si parla di migranti: non siamo gli unici a dover sopportare le difficoltà relative ai meccanismi della mobilità umana. Per questo bisogna uscire dai localismi e chiedersi invece quali siano i meccanismi che regolano le migrazioni. I dati, a livello globale, ci raccontano di una mobilità umana piuttosto vivace: fra il 2000 e il 2019 abbiamo avuto una crescita dei migranti di quasi 100milioni di unità. Oggi, in totale, ci sono quasi 280milioni di persone al mondo che si spostano”.

“Del fenomeno migratorio si sente parlare ciclicamente ormai da oltre 40anni come di un fenomeno emergenziale e di carattere straordinario”, interviene la prof.ssa Francesca Graziani, docente di Diritto delle Relazioni Internazionali europee all’Università degli Studi della Campania. “Invece è un fenomeno strutturale che richiede una visione di lungo periodo. In 50anni il numero dei migranti nel mondo è quadruplicato. Entro il 2050 la popolazione del continente africano raddoppierà e raggiungerà circa 2,4miliardi di persone, la metà delle quali saranno giovani fino a 25 anni. Occorre pertanto creare 30milioni di posti nuovi di lavoro l’anno. Il problema non è quindi se serva o meno un piano per l’Africa, il problema è come realizzarlo. Se la pandemia ha fatto sprofondare il nostro pianeta in uno stato di immobilità senza precedenti, la recessione economica che la pandemia ha generato verosimilmente andrà a innescare nuove forme di migrazione”.

La cooperazione internazionale nella gestione di un fenomeno così complesso rimane l’unica opzione possibile. Tuttavia – continua Graziani – l’incapacità dell’Unione Europea di produrre una politica credibile nella gestione del fenomeno migratorio è diretta responsabilità degli Stati membri, che si oppongono e si sono opposti a politiche di più ampio respiro. Una opposizione testarda che produce l’effetto di condizionare le iniziative della Commissione Europea. Si perde così la visione di lungo periodo e si finisce per offrire a noi europei lo spettacolo di una Unione che fatica a immaginarsi grande e ripiega su politiche arretrate di difesa dei confini”.

Chi è l’immigrato? Perché e qui? Come è arrivato?

A concludere la conferenza l’intervento di Mamadou Kouassi, portavoce del Movimento dei migranti e dei rifugiati di Caserta. “Conoscere per comprendere per me è un tema provocatorio che pone tante domande. Chi è l’immigrato? Perché e qui? Come è arrivato? Io sono immigrato e sono arrivato in Italia nel 2008. Le motivazioni che spingono le persone a partire sono molteplici, ma la domanda che tutti si pongono è se vale la pena di vivere o morire. Chi si trova in questa situazione decide che vale la pena di lottare attraversando il deserto per arrivare in Libia. Il 6 aprile il Governo italiano ha incontrato il premier libico Abdul Hamid Dbeibah. Il presidente del Consiglio Mario Draghi lo ha definito un incontro straordinariamente soddisfacente. Ma in Libia i diritti umani dove sono? Un luogo dove si compiono torture, dove gli esseri umani sono ancora venduti come schiavi. Io l’ho visto coi miei occhi, prima di arrivare in Italia dove sono stato costretto a lavorare come bracciante in Puglia e Calabria, vittima del caporalato. Allora ho capito che era arrivato il momento di lottare per acquisire i miei diritti”.

“Per noi immigrati il permesso di soggiorno è la chiave per riuscire a diventare visibili, per poter essere considerati ‘persone’ e non clandestini. Noi siamo gli ultimi ma dobbiamo dare l’esempio, dobbiamo divenire protagonisti. In Italia il razzismo esiste, così come la camorra e lo sfruttamento lavorativo. La mia lotta è iniziata vent’anni fa e continua ancora. Come portavoce dei migranti, posso dire che con l’arrivo dell’emergenza Covid abbiamo molto sofferto. Ma, per la prima volta, abbiamo trovato un nemico comune contro cui combattere tutti insieme. Nello stesso tempo – conclude Kouassi – non dobbiamo dimenticare che in Italia ci sono migliaia di persone migranti che non hanno il permesso di soggiorno e che non possono o hanno difficoltà per questo motivo ad accedere al servizio sanitario. Ciò che voi italiani date per scontato per noi migranti, invece, è essenziale. Questo ciclo di webinar serve proprio a mettere insieme diverse strategie per far arrivare ai rappresentanti di Governo un unico messaggio, forte e chiaro: abbiamo bisogno del vostro aiuto”.

  • Guarda il seminario “Conoscere per comprendere” al seguente link
  • Leggi il XXIX Rapporto immigrazione al seguente link

Prossimi appuntamenti:

  • 16 aprile 2021 – 10:30
    “Esperienze innovative di accoglienza”
  • 23 aprile 2021 – 10:30
    “Interdipendenza tra filiera agroalimentare e cittadini”
  • 30 aprile 2021 – 10:30
    “L’imprenditoria e il contributo economico delle comunità straniere”
  • 7 maggio 2021 – 10:30
    “Seconde generazioni e cittadinanza attiva”

Vincenzo Lombardo
(14 aprile 2020)

Leggi anche:

Reddito di Emergenza 2021: come fare domanda e incompatibilità

Il Reddito di Emergenza è una misura straordinaria di sostegno economico di importo compreso tra 400 € e 840 €, destinata ai nuclei familiari (anche formati da una persona singola) in condizioni di necessità economica a causa dell’emergenza sanitaria da Covid-19.
L’art. 12 del Decreto Sostegni (d.l. 41/2021) ha previsto la possibilità di ricevere il beneficio per i mesi di marzo, aprile e maggio 2021, diviso in 3 quote, per i nuclei familiari che abbiano 3 requisiti:

  • residenza,
  • reddito,
  • patrimoniali,

secondo le indicazioni della norma.

I risparmi  (foto Pixabay)

Reddito di emergenza: destinatari

Possono ricevere il reddito di emergenza i nuclei familiari che hanno:

residenza in Italia, verificata in relazione alla persona che chiede il beneficio;
reddito familiare per il mese di febbraio 2021 inferiore alla misura del beneficio; per i nuclei familiari che risiedono in abitazione in locazione, il limite di reddito per ricevere il beneficio è aumentato di 1/12 del valore annuale del canone di locazione dichiarato ai fini ISEE ;
patrimonio mobiliare familiare per il 2020 inferiore a 10.000 €.
Il limite del patrimonio mobiliare familiare è aumentato di 5.000 € per ogni componente del nucleo familiare successivo al primo fino ad un massimo di 20.000 €;
– Il limite massimo del patrimonio mobiliare familiare è aumentato di 5.000 €, se nel nucleo familiare ci sono persone con disabilità grave o non autosufficienti come definite ai fini dell’ISEE;
ISEE (Indicatore della Situazione Economica Equivalente) inferiore a 15.000 €, che risulta dalla Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU) per il 2021. Se nel nucleo familiare ci sono minori, il riferimento è l’ISEE minorenni.

Qundi, ad esempio, possono ricevere il reddito di emergenza colf, badanti, lavoratori stagionali, anche stranieri, che hanno i requisiti indicati sopra anche se:

  • non hanno un regolare contratto di lavoro;
  • hanno un regolare contratto di lavoro, ma ricevono una retribuzione lorda inferiore alla misura del beneficio che può ricevere il nucleo familiare.

Possono ricevere il reddito di emergenza, nella misura fissa di 400 €, le persone che hanno finito di ricevere la NASpI (Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego) e la DIS-COLL (indennità mensile di Disoccupazione per Collaboratori coordinati e continuativi) tra il 1 luglio 2020 e il 28 febbraio 2021, se:

  • hanno un ISEE non superiore a 30.000 €.

Reddito di emergenza: incompatibilità

Non è possibile ricevere il reddito di emergenza se, al momento della domanda, nel nucleo familiare ci sono persone che:

• ricevono o hanno ricevuto indennità lavorative per i danni causati dall’emergenza da Covid-19, previste dall’art. 10 del d.l. 41/2021;
• ricevono una pensione diretta o indiretta, ma è escluso l’ assegno ordinario di invalidità;
• ricevono il Reddito o la Pensione di Cittadinanza;
• hanno un rapporto di lavoro subordinato con retribuzione lorda superiore al limite del reddito familiare previsto per ricevere il beneficio, misurato in base al numero e alle condizioni delle persone che fanno parte del nucleo familiare.
Per i lavoratori in Cassa Integrazione o per i quali è stato richiesto il Fondo di Integrazione Salariale (FIS) si considera la retribuzione che comprende le voci fisse.

Per chi ha finito di ricevere la NASpI e la DIS-COLL tra il 1° luglio 2020 e il 28 febbraio 2021, alle cause di non compatibilità con il reddito di emergenza sopra indicate si aggiungono altre cause di non compatibilità, cioè possedere alla data di entrata in vigore del decreto:

• un rapporto di lavoro subordinato, ma tra questi è escluso  il contratto di lavoro intermittente senza diritto all’indennità di disponibilità;
• un rapporto di collaborazione coordinata e continuativa.

Reddito di emergenza: come fare domanda e documenti necessari

La domanda per ricevere il reddito di emergenza può essere presentata dal 7 aprile al 30 aprile 2021 solo online attraverso:

• il sito internet dell’Inps;
• Patronato o CAF.

I documenti necessari per presentare la domanda sono:

• Dichiarazione sostitutiva unica (DSU) valida per il 2021;
• PIN, SPID Carta Nazionale dei Servizi o Carta di Identità Elettronica;
Codice fiscale.

Valeria Frascaro
(13 aprile 2021)

Leggi anche:
Vaccino per stranieri, documenti e procedura per la domanda online
Bonus bebè 2020 stranieri: come fare domanda
Assistenza sanitaria per stranieri: cosa c’è da sapere

Dal 15 al 18.04: Lo Spiraglio- FilmFestival della salute mentale

Dal 15 al 18 aprile si terrà online sulla piattaforma MyMovies.it, l’undicesima edizione de Lo Spiraglio FilmFestival della salute mentale. L’evento è gratuito prevede un concorso di corti e lungometraggi ed e organizzato da ASL Roma 1 – Dipartimento Salute Mentale, ROMA CAPITALE – Assessorato alla Persona, Scuola e Comunità solidale, e Maxxi-Museo Nazionale delle Arti del XXI Secolo.

Il festival presenta lavori realizzati sia dai centri di produzione integrata (centri che lavorano sul disagio psichico) che da registi professionisti ed è diviso in due sezioni:

una dedicata ai cortometraggi e un’altra dedicata ai  lungometraggi, con una significativa presenza di produzioni provenienti dall’estero, che trattano il tema della salute mentale, in modo esplicito o simbolico, svariando nei diversi generi.

Locandina evento

Il programma di proiezioni propone 8 lungometraggi e 18 corti in concorso, che spaziano dal documentario alla fiction, dal drammatico alla commedia, dal surreale all’animazione.

Una Giuria composta da Ester De Bustamante, Laura Luchetti, Mauro Mancini, Andrea Narracci, Lidia Ravera, che assegnarà:

  • il Premio “Fausto Antonucci” di 1.000 euro al miglior cortometraggio e il
  • Premio “Jorge Garcia Badaracco” – Fondazione Maria Elisa Mitre” di 1.000 euro al miglior lungometraggio.

Tra le novità di questa XI edizione, il Premio SAMIFO, che sarà assegnato al film che meglio sa ritrarre e raccontare attraverso le parole e le immagini aspetti legati all’emigrazione, alla transculturalità e alla diversità tra culture e società. 

Il festival, inoltre, consegna durante la serata finale il Premio LO SPIRAGLIO-Fondazione Roma Solidale Onlus  che ogni anno viene assegnato ad un cineasta che si sia particolarmente distinto nell’impegno sui temi della salute mentale. 

Per maggiori informazioni:
www.lospiragliofilmfestival.org
spiragliofest@gmail.com

Scaduto: 10.04: Accoglienza: l’apertura che divide

Sabato 10 aprile dalle ore 18.00 alle ore 19.00 presentazione online “Accoglienza: l’apertura che divide”, organizzata da Orizzonti Urbani – forum delle periferie.

Mondo (da Pixabay)

L’iniziativa, che si svolgerà in diretta sulla pagina Facebook dell’organizzazione, mira ad affrontare il tema dell’accoglienza (con particolare attenzione a minori non accompagnati e donne), delle migrazioni e della tutela dei diritti, tenendo conto del Dossier Immigrazione 2020 – Strumenti – Strutture – Storie e con la partecipazione di esperti del settore.

Gli ospiti:
Abdelkarim Hannachi, professore di arabo presso l’Università Kore di Enna e referente regionale per il Dossier Statistico sull’immigrazione;
Eleonora Forenza, Europarlamentare S.E., giornalista attivista antirazzista e antifascista;
Don Massimo Biancalani, parroco di Vicofaro impegnato in pratiche alternative di accoglienza e scrittore;
Francesca Failla, della Cooperativa Sociale Integrorienta, docente di italiano e inglese per stranieri, traduttrice e interprete di inglese e arabo.