Dal 12.03: l’appello di MEDU per i più vulnerabili esposti a COVID-19

In tempi di emergenza coronavirus, l’organizzazione umanitaria MEDU lancia un appello alle autorità per sensibilizzare sulla condizione di persone senza fissa dimora ed esposte a varie forme di emarginazione. Di seguito il testo dell’appello:
Decine di migliaia di persone senza fissa dimora e in condizioni di fragilità ed emarginazione restano escluse dalle misure di prevenzione sanitaria per la pandemia di COVID-19. Per queste ragioni MEDU ha rivolto un appello al governo e alle autorità sanitarie affinché si prevedano piani d’azione specifici per proteggere i gruppi di popolazione più vulnerabili. Da parte nostra, per contribuire alle strategie di contenimento del virus, abbiamo deciso di avviare un intervento urgente di triage medico telefonico per homeless ed insediamenti precari. Verrà inoltre attivato anche un servizio di supporto psicologico. L’intervento si rivolgerà in particolare alle migliaia di persone che vivono negli insediamenti precari nel centro e nelle periferie di Roma, a Firenze, Pistoia e nella Piana di Gioia Tauro in Calabria.
In tutti questi luoghi, dove le persone riscontrano spesso grandi difficoltà di accesso al medico di base, operano già da anni le cliniche mobili di MEDU. Nella provincia di Ragusa sarà attivo il servizio di supporto psicologico offerto dal team Medu Sicilia, attivo da 6 anni in quel territorio. L’intervento si svilupperà con l’attiva partecipazione dei gruppi di popolazione assistiti, in particolare tramite il continuo supporto ai promotori di salute e ai focal point sanitari individuati e formati in ciascuna comunità.

La storia di MEDU

Medici per i Diritti Umani (MEDU) è un’organizzazione umanitaria indipendente e senza fini di lucro che nasce per iniziativa di un gruppo di medici, ostetriche e altri volontari impegnati in una missione sanitaria con le comunità indigene Kichwa delle Ande ecuadoriane.
MEDU si costituisce formalmente nel 2004 a Roma con l’obiettivo di curare e testimoniare, portare aiuto sanitario alle popolazioni più vulnerabili, e – a partire dalla pratica medica – denunciare le violazioni dei diritti umani e in particolare l’esclusione dall’accesso alle cure.