Decreto

Mentre il Decreto Sicurezza e Immigrazione, passato ieri 27 novembre con la fiducia anche alla Camera dei Deputati, diventa applicativo, cerchiamo di capire le implicazioni che avrà sulla salute dei migranti.Andiamo per ordine.Il 25 ottobre 2018 con una lettera (https://www.simmweb.it/attachments/article/937/ProtezioneUmanitaria_Letteratavolosanitario_25102018.pdf)  inviata alla Camera dei Deputati e del Senato delle Repubblica, con oggetto “Decreto “Immigrazione e Sicurezza” e sue implicazioni”, il Tavolo Nazionale Asilo aveva espresso ed evidenziato le preoccupazioni per le conseguenze dell’attuazione del decreto, con la proposta di emendamenti che con la fiducia non sono stati presi in considerazione.Quale futuro si prospetta ora? Quali le conseguenze per la salute fisica e mentale dei migranti? Quali le paure e le alternative?La risposta a chi opera ogni giorno nel mondo dell’accoglienza in prima linea a Roma e direttamente in Sicilia nei porti degli sbarchi.Tavolo Nazionale Asilo: Centro Astalli“In Italia il diritto alla salute è un diritto costituzionalmente riconosciuto, c’è una legge sanitaria molto avanzata anche rispetto alle altre europee, che garantisce l’assistenza sanitaria a tutti indipendentemente dal permesso di soggiorno. Ora il quadro normativo che esce dal Decreto Sicurezza e Immigrazione crea  maggiore precarizzazione delle condizioni di vita dei migranti, in particolare dei richiedenti asilo e delle persone con vulnerabilità, soprattutto per l’indebolimento del sistema SPRAR di accoglienza diffusa, forte di una progettualità molto chiara e definita con una presa in carico importante delle persone che venivano accolte”.  Donatella Parisi, responsabile per la comunicazione del Centro Astalli, una delle associazioni del Tavolo Nazionale Asilo, evidenzia da subito la preoccupazione per le implicazioni dell’attuazione del Decreto, che chiude le porte degli SPRAR ai richiedenti asilo, inserendoli  in grandi centri “dove le persone portatrici di vulnerabilità o di bisogni sanitari impellenti non potranno in qualche modo essere individuate tempestivamente e ricevere le cure che invece meriterebbero e di cui avrebbero bisogno sia per le loro condizioni psico-fisiche che per un discorso di sicurezza e sanità sociale”Questo è solo  uno degli aspetti che preoccupa il Tavolo Nazionale Asilo, c’è poi il discorso della revoca della protezione umanitaria, titolo di soggiorno dato a quelle persone che non rientravano nei requisiti dello status di rifugiato o di protezione sussidiaria, ma che avevano un profilo di problematicità molto spesso di salute per cui era necessario dare loro una protezione. Questa poteva poi esser convertita in permesso di lavoro permettendo  integrazione e inserimento sociale. “Venendo meno, secondo noi colpisce la possibilità dell’integrazione sociale e lavorativa di queste persone e neanche tanto indirettamente il diritto alla salute, perché una precarietà di vita comporta anche una precarietà sanitaria per persone già duramente provate”.Le preoccupazioni degli operatori?“Quello che ci dicono gli operatori  sul campo è che rispetto al passato vedono molte più persone che sono passate dalla Libia subendo torture e violenze, mentre prima si registrava e certificava nei laboratori degli enti di tutela una tortura che avveniva prevalentemente  nel paese di origine e che spesso rappresentava la causa della migrazione forzata. Ora tutti quelli che passano per la Libia vivono l’esperienza della detenzione e conseguentemente della tortura, siano essi donne, uomini o bambini. Arrivano qui fortemente debilitati, provati nel corpo e nella psiche, molti anche con la necessità di presa in carico importante dal punto di vista psichiatrico e quindi il fatto che la loro vita sarà più precaria, perché la normativa rende tutto più difficile e complicato e l’accesso al servizio pubblico, diventa anch’esso più oneroso e ci lascia tutti preoccupati, soprattutto gli operatori”, sottolinea la Parisi.Le residenze e la tessera sanitariaIl Decreto Sicurezza  e Immigrazione apre anche una nuova problematica sulle residenze e il conseguente rilascio della Tessera Sanitaria. “Il Tavolo Nazionale Asilo aveva già segnalato il fatto che il codice fiscale numerico che veniva dato ai titolari di protezione richiedenti asilo, e non più un codice alfanumerico, complicava estremamente la vita dei migranti perché in molte USL, farmacie e luoghi della sanità, questi codici non venivano riconosciuti. Quindi anche persone che avevano e hanno malattie croniche con cure quotidiane necessarie si trovano impossibilitati a seguirla non potendo reperire i medicinali”.Inoltre venir meno del diritto alla residenza per i richiedenti asilo non solo lede un diritto fondamentale per i migranti ma sottrae uno strumento utile per garantire sicurezza nei territori e nelle città, dove loro vivono. “Perché se c’è una residenza anche fittizia, come quelle che era in via degli Astalli fino a poco tempo fa, le persone vengono al centro per prendere la posta, i documenti e noi avevamo la possibilità di renderci conto delle loro necessità e bisogni e in che condizioni di vita vivevano. Ora questo non è più possibile e quindi abbiamo un quadro di controllo sociale meno efficacie che rende i territori più insicuri. È importante sottolineare che 1 su 3 dei migranti forzati sono vittime di tortura, quindi spesso con problemi di instabilità psichica o psichiatrica. Questo è un passo indietro: la mancanza di residenza non aiuta nessuno, né gli italiani, né i migranti ma complica la vita di tante persone che hanno dei bisogni urgenti  e rende tutti più insicuri”.Più migranti irregolari, più rischi per la salute L’applicazione del Decreto Sicurezza amplia la casistica di irregolarità delle persone che per tanto tempo hanno avuto un permesso di soggiorno e rischiano di perderlo e non poterlo più avere.  Questa irregolarità aumenta le loro precarietà di vita in generale e quindi le condizioni di salute e sicurezza sociale in generale.“Noi siamo preoccupati e avevamo chiesto di presentare degli emendamenti per non stravolgere il sistema SPRAR che è un sistema di eccellenza riconosciuto anche da tanti osservatori internazionali. Avevamo chiesto di non togliere la protezione umanitaria che è comunque uno strumento utile perché in qualche modo inserisce in un contesto di legalità e quindi visibilità le persone, che invece adesso non si saprà bene come verranno in qualche modo considerate, trattate e quali problemi presenteranno. Preoccupazione c’è e cerchiamo di fare al meglio il nostro lavoro e denunciare tante cose che nel sistema non funzionano: lo facciamo da sempre e continueremo a farlo”.1 su 3 dei migranti forzati sono vittime di tortura: incremento dei problemi di salute fisica ma soprattutto mentale.La mancanza di un domicilio e una residenza concreta si ripercuote anche sulla possibilità di usufruire dei servizi psichiatrici. Giancarlo Santone, medico psichiatra coordinatore del progetto SaMiFo, spiega che “i centri di salute mentale, le comunità, i gruppi appartenenza eccetera hanno un territorio di competenza ossia si occupano delle persone che vivono in quel territorio e che preferibilmente siano residenti. In questo nomadismo e facile fuoriuscita dai centri di accoglienza, le persone non hanno più una residenza reale, perché anche la residenza fittizia non è più concessa loro. Quindi si determina un vuoto che impedisce il rinnovo del permesso di soggiorno e quindi di conseguenza dell’iscrizione al sistema sanitario, limitando l’acceso alle cure. Paradossalmente potrebbe essere ancora possibile iscriversi come STP, Straniero Temporaneamente Presente, ma poi non averne diritto perché in attesa del rinnovo del permesso di soggiorno”. Le ricadute sulla salute individuale sono quindi drammatiche, ma investono anche la salute collettiva,” perché quando sta male una persona non sta male mai da sola!”. Le ripercussioni?“Proprio ieri ci siamo trovati davanti a due situazioni abbastanza difficili: una donna con bambino e una famiglia con un bambino di un anno e la mamma incinta di 6 mesi che, a seguito della chiusura di un CAS a Catanzaro, sono state messe per strada. Sono arrivate per fortuna, non so per quale magia della vita, al SaMiFo “Molte persone con una protezione umanitaria si troveranno per strada o senza un alloggio ben definito. L’impossibilità di accedere all’accoglienza SPRAR dopo l’accoglienza nei CAS determina questa situazione con gravi ripercussioni sulla salute delle persone, sia fisica che mentale.Come cambierà il lavoro sul campo?Ci complicherà l’azione quotidiana: dovremo attivarci per maggiormente coinvolgere gli enti locali, rafforzare una rete che già esiste e impegnarci di più per compensare le mancanze sugli aspetti sanitari ma anche sull’accoglienza per un alloggio sicuro.Psicologi con i migranti: 232 psicologi siciliani scrivono una lettera denuncia contro il decreto“Quel che vediamo come professionisti è il segno delle torture non solo sul corpo ma nell’anima, causa di sindromi post-traumatiche dovute a traumi estremi ma anche una serie di disturbi che vanno dalla depressione fino ai casi più gravi di dissociazione. Tutte queste necessitano di un sostegno professionale psicologico a volte anche farmacologico”, testimonia Stefania Pagliazzo, psicologa siciliana firmataria del comunicato “Psicologi con i migranti” (download comunicato)“A causa di questo decreto tutto quello che in questi anni con il sistema di accoglienza siamo riusciti a creare verrà distrutto. Porto l’esempio concreto di un centro dove erano state affidate da poco delle donne con dei bambini e appena la prefettura ha messo in atto il decreto è arrivata comunicazione che diceva che i migranti beneficiari di protezione umanitaria dovevano immediatamente uscire, nonostante fossero donne con bambini. Una delle donne è affetta da un disturbo post-traumatico con dissociazione ed era in attesa di passare in uno SPRAR. Naturalmente non sono state messe alla porta”.L’importanza fondamentale della figura dello psicologo, primo amico con cui aprirsi.La possibilità di avere uno psicologo all’interno dei centri di accoglienza è fondamentale. “Da sempre si parla dell’importanza dell’individuazione precoce, che è stata la bandiera per noi psicologi dell’accoglienza, e ci siamo battuti volendola applicare anche agli sbarchi, perché il tempo in situazioni come le vittime di tratta o disturbi post-traumatici è fondamentale. Ritardare la presa in carico del problema ritarderà ora ancora di più la soluzione. Questo modo di operare porterà a un’invisibilità della sofferenza, senza risolverne le cause, con conseguente peggioramento degli effetti, perché un sintomo non individuato diventa malattia, diventa disagio”.Quanto e come tutto quello che sta accadendo è percepito dagli ospiti dei centri?“Si avverte una sensazione di instabilità e precarietà, i ragazzi ci chiedono cosa stia succedendo, sono spaventati e quel senso di sospensione che già vivevano prima di poter entrare nel mondo lavorativo, sta diventando il loro nuovo status quasi indeterminato. Ci fanno tante domande, ma noi purtroppo non abbiamo risposte concrete se non umane”.Pericoli più imminenti e alternative di reteAgli aspetti preoccupanti evidenziati dal Centro Astalli, da Giancarlo Santone e Stefania Pagliazzo, si uniscono le criticità sottolineate da INTERSOS e MEDU in Sicilia.“Circa duemila minori qui in Sicilia compiranno 18 anni tutti il 1 gennaio 2019. Questo decreto non risolve nulla perché mette in strada i neo-diciottenni senza alcuna tutela dicendogli “siete invisibili, cercate di sopravvivere”. E sappiamo tutti dove porterà! All’aumento del lavoro nero nei campi stagionali, dello spaccio, della prostituzione…queste le vie per sopravvivere”. Questi sono i dati allarmanti riportati da Diego Pandiscia di INTERSOS Sicilia. L’applicazione del decreto, come più volte testimoniato, porta indietro il lavoro fatto in tanti anni per l’accoglienza: “Abbiamo iniziato nel 2016 con problemi di sovraffollamento, di disorientamento, di lesione dei diritti di mancata chiarezza per i MSNA su dove dovessero andare. Ora che sono stati fatti quasi 3 anni di lavori, questo decreto smantella tutto riportandoci nell’incertezza, seppellisce la legge Zampa e crea una schiera di persone invisibili per la strada. Ha distrutto tutti gli investimenti fatti negli ultimi 2-3 anni nel sociale!”Il decreto come più volte evidenziato impoverisce il sistema di accoglienza aumentando le vulnerabilità e non garantendo gli aiuti e la tutela che richiederebbero. “All’aumento del periodo di permanenza nei cosiddetti CPR non è ancora conseguito un accordo bilaterale per il rimpatrio, quindi teoricamente finito il periodo andranno tutti per strada con il foglio di via. Si creeranno delle sacche di degrado all’interno dei conglomerati urbani, persone senza alternative e invisibili”. Samuele Cavallone di MEDU Sicilia, sottolinea uno dei bachi fondamentali del decreto e che già sta generando conseguenze tra gli ospiti dei centri “sono estremamente preoccupati, percepiscono benissimo il clima di poca tolleranza nei loro confronti. Sono molto agitati e prendono decisioni spesso sull’onda di questa della paura uscendo dai centri prima di esser mandati fuori, perché vogliono trovare immediatamente un’altra soluzione. Prendono e partono su consigli di amici verso grandi città e poi chiamano perché rimangono per strada o in stazione. Per noi che ci occupiamo spesso di migranti che stanno seguendo un percorso di psicoterapia questa condizione peggiora il loro stato e ancora più se partendo, sospendono la cura”.Strategia alternativa?La risposta è corale: fare rete e creare un coordinamento fra tutti gli attori che si sono occupati di accoglienza al di fuori del circuito istituzionale con progetti finanziati da enti non statali e coinvolgendo anche i comuni per attivare un tipo di accoglienza diffusa.    Una soluzione in qualche modo?Arriverà di fatto quando ci si troverà difronte a una situazione tutelata giuridicamente che va in opposizione da quanto previsto dalla costituzione e dai diritti dell’uomo qualcosa si dovrà fare e metterci mano.Venerdì 30 saranno presentati i quaderni n2 del SaMiFo dal titolo Pregiudizi presso Borgo Santo Spirito. займ на карту онлайн круглосуточно rusbankinfo.ru