Ci sono 22 bandiere disegnate, appese ad un filo come un festone, a testimoniare la provenienza di tanti minori stranieri non accompagnati e famiglie rifugiate che il Centro Pedro Arrupe ha ospitato negli anni. Tanta gente ad affollare il giardino di questa struttura gestita da Astalli, offerta in comodato d’uso gratuito dalle Ferrovie di Stato e dedicata al fondatore del Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati.
Una giornata di sole di fine estate per festeggiare insieme il nuovo inizio delle attività, per salutare Padre Alessandro e accogliere Padre Claudio, che si passano il testimone alla vicepresidenza di Astalli.
L’atteso appuntamento annuale per ritrovare amici, volontari, religiosi, ospiti e vicinato in un clima che colpisce prima di tutto per la sua semplicità e per la mancanza di posa, dove si percepisce l’azione dietro le parole e una reale disponibilità ad accogliere.
Con i binari del centro di smistamento dall’altro lato del muro di cinta, con i treni sullo sfondo.
La gioia di stare insieme
Musica di sottofondo, strumenti musicali sotto il palchetto coperto, tavoli pronti per essere imbanditi. Un gruppo di suore che balla in cerchio una danza dell’Est insieme ad alcune ragazze. Due ragazzine con un sari indiano, truccate ed agghindate a festa, che svolazzano tra la gente. Bambini che giocano. Occhi diversi, colori diversi, lingue diverse. Tante sedie già occupate. Sembra di essere tornati dalle vacanze, quando c’è urgenza di raccontarsi e l’energia è ancora tanta, l’impressione è che si conoscano tutti.
“Lo scalo ferroviario è un luogo di partenze e arrivi, ma noi vogliamo che qualcosa resti: Arrupe per tanti è una casa, un luogo da cui ripartire e ricominciare, perché non è vero che tutto è perduto, ci sono tante energie buone nel mondo”, ricorda a tutti Suor Paola, la “padrona di casa” come l’ha definita Padre Camillo Ripamonti, direttore di Astalli che l’ha invitata a parlare. Ha un sorriso ampio che irradia gioia, la soddisfazione negli occhi. Più tardi ci dice quanto gli piaccia il suo lavoro, ed è facile crederle, basta osservarla in mezzo alla gente. “Questo è un luogo speciale”.
Padre Camillo, durante i saluti iniziali e dopo aver anticipato alcune novità, come l’istituzione di una nuova raccolta fondi a favore dei rifugiati chiamata “E se capitasse a te”, ha voluto poi lasciare la parola ai due Padri per il passaggio di consegne alla vicepresidenza del centro gesuita.
Dopo undici anni ad Astalli, Padre Alessandro Manaresi spiega di essere stato assegnato alla direzione di MAGIS (Movimento e Azione dei Gesuiti Insieme per lo Sviluppo), la ONG che coordina ed organizza le attività di cooperazione e sviluppo a sostegno dei diritti umani e di migliori condizioni di vista nel mondo, raccogliendo l’antica tradizione missionaria gesuita: “Porterò a MAGIS cos’ho imparato ad Astalli, e una cosa in particolare: la semplicità delle relazioni, non avere paura di incontrare l’altro”.
Padre Claudio Zonta, che prenderà il suo posto ad Astalli, da buon musicista (polistrumentista), ha semplicemente voluto condividere il desiderio che il cammino insieme possa essere un cammino danzante.
È proprio questa semplicità delle relazioni ciò che si respira: la naturalezza a vivere insieme, la disponibilità agli altri, come dimostra anche la partecipazione di coloro che vivono accanto ad Arrupe e che sono presenti per condividere il pomeriggio insieme.
Condivisioni
“Se ci siamo riuniti oggi dopo dodici anni è grazie a Padre Claudio, allora mi sono chiesta se forse ci dovremmo chiamare gli “Zontas”, ha detto scherzando Giorgia, la cantante dalla voce dolcissima che è salita sul palco insieme a lui e ad altri sei musicisti per offrire una bella esecuzione di alcuni famosi brani sudamericani, come Todo Cambia, Chan Chan, Gracias a la vida e Moliendo café.
Dopo gli stacchi musicali, Manvi e Kastrina due giovanissime ragazze ospiti di Arrupe con le loro famiglie, l’una indiana e l’altra pakistana, hanno danzato con i loro splendidi abiti due melodie indiane, mentre il pubblico batteva il ritmo con le mani per sdrammatizzare la loro emozione.
Il pomeriggio è poi proseguito poi con la condivisione del ricco buffet di piatti del mondo, preparato dalle famiglie ospiti del Centro.
Arrupe accoglie infatti due realtà che convivono: al piano terra la Casa di Marco, che attualmente ospita sei ragazzi minori non accompagnati, quattro dell’Egitto, uno del Gambia e uno della Costa d’Avorio, e il SAI (Sistema Accoglienza Integrazione) al secondo piano, dove alloggiano cinque famiglie rifugiate e richiedenti asilo, provenienti da Cina, Pakistan, India, Peru e Ucraina.
Maria Concetta Romano, Assessore agli Affari Sociali del Municipio III, durante il suo breve intervento ha parlato di Arrupe come di un punto di riferimento importante per l’accoglienza e per la costruzione di comunità ed uguaglianza, promosse attraverso le tante attività condivise negli anni.
Youssef, uno dei minori egiziani ospiti di Arrupe, quest’estate ha partecipato ai centri estivi come animatore. Dopo essere sbarcato a Lampedusa a soli dodici anni e aver cambiato negli anni numerose case famiglia, dice di aver trovato ad Arrupe un luogo diverso, dove viene promossa ed incoraggiata l’educazione scolastica e professionale, infatti sta per iniziare il quarto anno per diventare elettricista.
Azione, pensare al domani, sostenere il percorso, stare accanto: come ha detto Suor Paola, accogliere e alimentare la speranza. Ognuno cresce solo se sognato.
Foto e testo Natascia Kelly Accatino
(21 settembre 2026)
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