La frontiera esterna delle politiche sociali

Il mediatore del seminario Massimiliano Massimiliani, Consigliere Provinciale

“Migrazione, sviluppo e welfare – La frontiera esterna delle politiche sociali in Italia” è il titolo del seminario tenuto giovedì 24 febbraio a partire dalle ore 9:30 a Palazzo Valentini, sede della Provincia di Roma, via IV novembre 119/a. Numerosi relatori, del mondo istituzionale, associativo ed accademico, hanno analizzato come le politiche sociali possano essere migliorate, con un coordinamento tra paesi di origine e paesi di arrivo dei flussi migratori, in modo da rendere la manodopera immigrata una risorsa e non un problema per entrambi.

È emersa l’esigenza di superare la dimensione locale delle politiche di immigrazione, con accordi transnazionali che possano evitare gli squilibri finora presenti tra i vantaggi per i paesi che accolgono lavoratori stranieri e le problematiche sociali legate all’emigrazione dei paesi da cui questa manodopera proviene. Secondo dati del 2003 veniva calcolato in circa 6 miliardi di euro il risparmio per l’Italia grazie alla presenza di lavoratrici di cura straniere. Allo stesso tempo il Ministero del Lavoro della Romania affermava che solo il 17% dei minori con genitori all’estero godeva di una forma di assistenza sociale. Sara Monterisi, membro della Commissione Europea – Europe Aid, ha illustrato i progetti legati alla cooperazione. “In Moldavia, paese che soffre molto dei costi sociali della migrazione, stiamo finanziando degli interventi per le famiglie cosiddette rimaste indietro. È necessaria inoltre la costruzione di una rete di operatori sociali che possano supportare questo tipo di impegni. Un fattore importante è il legame tra politiche di integrazione e di sviluppo, che spesso vengono viste come questioni differenti. È dimostrato che più si è integrati nella società di destinazione  più si è in grado di contribuire allo sviluppo. Si acquisiscono risorse, non solo finanziarie, che possono essere ridestinate nei paesi di origine”.

Concorda Flavia Piperno, membro del CeSPI: “Non bastano politiche di collaborazione improntate solo sulla sicurezza, ma serve un approccio globale alla questione delle migrazioni, come sostiene da anni la Commissione Europea. Finora gli accordi tra stati protagonisti dei flussi sono stati relativi al rimpatrio degli irregolari. Tarda ad affermarsi la concezione che la collaborazione con i paesi di origine e l’istituzione di reti di servizi sociali tra le due sponde del processo migratorio possa costituire uno strumento utile per l’integrazione e la circolazione degli stranieri”.

Dal globale al locale, Claudio Cecchini, Assessore alle Politiche Sociali della Provincia di Roma, ha denunciato la mancanza di una legge regionale che possa indirizzare le politiche di welfare nella maniera sperata “Dal 2000 non abbiamo una legge quadro regionale, ci basiamo su una legge del 1986, che ad oggi è datata. Siamo stati incapaci nella legislatura precedente di realizzare una nuova legge, il progetto rimase bloccato dalle vicende che colpirono Marrazzo e dalla fine anticipata della giunta”. Ma un altro problema è  la mancanza di figure professionali qualificate “il blocco delle assunzioni e del turnover stanno svuotando i nostri servizi territoriali di assistenti sociali, psicologi, educatori e la mancanza di figure professionali è quasi peggio della mancanza dei soldi”. Che peraltro non ci sono. “La situazione è drammatica. I dieci fondi per le politiche sociali dal 2008 al 2010 sono stati annientati, c’è una riduzione del 78,6%. Il progetto della Provincia era di 3 milioni e 700 mila euro all’anno, ma era anche un investimento. Quest’anno la regione ci ha comunicato che ci ha assegnato 600 mila euro. Non è un finanziamento, è un’elemosina”.

Gabriele Santoro
(25 febbraio 2011)