Quando la patria non è la terra dei padri

Si è svolto giovedì 5 maggio nella Sala della Lupa di Palazzo Montecitorio  il convegno “Quando la patria non è la terra dei padri”, promosso dal Presidente della Camera Gianfranco Fini per presentare la pubblicazione del II Rapporto annuale di Save the Children Italia.

Il numero dei minori stranieri in Italia è aumentato in maniera esponenziale nel giro di soli sei anni, arrivando a sfiorare quota 600 mila nel 2010, con ben 104 mila nati da coppie straniere solo nell’ultimo anno. Sono dati da cui si deve partire per considerare le trasformazioni in atto nella nostra società e che hanno portato il leader di Fli Gianfranco Fini all’analisi dei modelli di integrazione presenti in Europa, quello francese e quello britannico e scandinavo, ed ai loro limiti da superare, per arrivare ad una via italiana che possa rispondere positivamente ai cambiamenti. Se nell’assimilazione francese gli stranieri vengono costretti in schemi culturali del paese ospitante, il multiculturalismo comunitario del Regno Unito porta con sé i rischi autoesclusione, con il rischio che le tessere del mosaico possano non stare insieme creando delle enclavi chiuse. Il nuovo concetto di patria va a superare il significato letterale di “terra dei padri” andando ad abbracciare – secondo Fini – concetti di libertà ed emancipazione, valori morali e ideali.

Per Claudio Tesauro, Presidente di Save The Children Italia, si può considerare patria il paese dove si nasce e cresce: “Le abitudini dei ragazzi di seconda generazione sono le stesse dei loro coetanei e bisogna guardare a loro con lungimiranza”. “ Il fatto che non siano cittadini italiani è una lacuna che va colmata”, aggiunge Valerio Neri, Direttore Generale di STC Italia. Sulle carenze a livello istituzionale si sofferma anche Mauro Magatti, Preside della facoltà di Sociologia dell’Università Cattolica di Milano: “La società civile ha prodotto un grande sforzo di integrazione, ma non è sufficiente se non ci sono delle cornici di legge adeguate”.

Gli invisibili. Il rapporto di Save the Children è dedicato in particolar modo agli “invisibili”, irregolari, non registrati, minori non accompagnati. “Quelli che vengono chiamati viaggi della speranza – dichiara Valerio Neri – sono in realtà viaggi di morte, sono in molti a non arrivare e noi veniamo a conoscenza solo di tragedie in prossimità delle acque territoriali italiane”. I minori non accompagnati registrati nel 2010 sono stati 4000, ma in realtà  sono molti di più. E anche se i compiti di Save the Children partono già dall’accoglienza, diventa molto difficile salvare gli “invisibili” dallo sfruttamento a cui vanno incontro.

Testimonianze. A conclusione dell’evento due storie diverse di chi è diventato cittadino italiano. Igiaba Scego, giornalista e scrittrice di origine somala, prima figlia di migranti a vincere un premio di narrativa italiana, il Premio Internazionale Mondello. Nata in Italia da genitori scappati dalla Somalia all’inizio degli anni ’70 per motivi politici, dopo il colpo di stato di Siad Barre, ha ottenuto la cittadinanza dal padre, che fece domanda sin dai primi anni  in cui si era trasferito nel nostro paese. “La cittadinanza mi ha dato la corazza per fare ciò che ho scelto. Mi ha consentito  di viaggiare, iscrivermi all’albo professionale, di pianificare il futuro”. Noel Felix Bugingo è invece un cooperatore internazionale, nato in Ruanda e giunto in Italia a 10 anni. Dopo 15 anni ha chiesto la cittadinanza, che gli è stata concessa 4 anni più tardi. “Mi sentivo italiano già prima, ma ora anche lo Stato mi riconosce come membro. La cerimonia per me è stato un atto molto significativo e un impegno solenne a rispettare le leggi. Quando devo dare un documento, nei vari posti, per il colore della pelle mi chiedono sempre il permesso di soggiorno, ma io rispondo con orgoglio che sono un cittadino italiano”.

Gabriele Santoro
(6 maggio 2011)