Caliamoci nel Kali

Dalle palestre di Manila al centro culturale “TAO CHI” di Via Francesco Laparelli a Roma, con l’obiettivo di insegnare l’arte marziale orientale e con il sogno di diventarne un guru a livello mondiale. Questa la storia e la speranza di Pedro Cruz, giovane ma esperto insegnante di Kali, Arnis ed Escrima, massime espressioni del patrimonio marziale filippino.

ETIMOLOGIA Il termine Kali deriva dalla contrazione di due parole: “KAmot” (corpo) e LIhook (movimento). “L’idea del corpo in movimento indica che il  fisico e la  mente dovrebbero assumere l’andamento di un corso d’acqua che scorre in continuazione e che, quando trova un ostacolo al suo fluire, cerca la soluzione più efficace e rapida per superarlo” sottolinea Pedro. E precisa :“ Il Kali è prima di tutto una scuola di vita: molti sono gli ostacoli della quotidianità e pochi gli strumenti per superarli.  Ottenere il massimo risultato con le risorse a propria disposizione è quello che io cerco di insegnare ai miei ragazzi.”

STORIA Nonostante la sua importanza filosofica e valoriale, il Kali nasce per esigenze storiche ad inizio 500’ con le prime scoperte geografiche. Si narra che, quando i conquistadores spagnoli arrivarono nelle Filippine, trovarono ad aspettarli tribù belligeranti che usavano armi tradizionali per difendersi.  “Ne sa qualcosa Magellano che ci rimise le penne nella battaglia di Mactan nel 1521!” afferma divertito Pedro. A partire dalla conquista spagnola, la tormentata storia delle isole filippine ha fatto sì che all’arte marziale indigena si miscelassero usanze belliche cinesi e tecniche pugilistiche occidentali. Se a questo si aggiunge la frammentarietà geografica dell’arcipelago filippino, composto da 7.000 isole, non stupisce che oggi siano riconosciuti ottocento diversi stili di Kali moderno.

TECNICA. Il Kali è uno sport di movimento che richiede l’utilizzo ritmico di tutto il corpo: velocità e lucidità sono le qualità più richieste. A differenza di molte arti marziali, nel Kali il combattimento armato è parte essenziale del sistema e viene studiato fin dalla prima lezione attraverso l’utilizzo di particolari bastoni, chiamati “Olisi”, e di coltelli in gomma dura o legno. Li maneggiano alla perfezione gli allievi di Pedro che, durante la lezione, si danno battaglia con calci e pugni.  Le parole del loro insegnante enfatizzano l’utilità di quest’ attività:“maggiore senso ritmico, sviluppo di una muscolatura pronta e scattante, perfetta coordinazione motoria, buona conoscenza del proprio corpo e delle capacità di azione-reazione, sono solo alcune delle abilità che l’allievo coltiva allenandosi giorno dopo giorno”

SPORT o pratica culturale? Il Kali non si è evoluto in senso sportivo come altre arti marziali, mantenendo una forte impronta guerriera dovuta alla sua origine: proprio l’uso delle armi ne è insieme la causa e la diretta conseguenza. Tuttavia Pedro non ha dubbi: ”Negli ultimi anni è cresciuto l’interesse sportivo per questa disciplina. Escrima ha attirato persone non necessariamente interessate al suo aspetto culturale. Il mio corso è pieno di ragazzi italiani il cui unico intento è quella di divertirsi in maniera genuina facendo sport. Se cosi non fosse verrebbe messo in discussione anche il mio stesso ruolo di insegnante”. A livello internazionale l’attività sportiva fa capo alla IAF (International Arnis Federation) che, ogni due anni, organizza i mondiali a cui partecipano le migliori rappresentative nazionali.

Pedro spera che il Kali possa diventare presto una disciplina olimpica e aggiunge che, per il benessere fisico e i valori morali che trasmette, questo sport meriterebbe maggiore visibilità a livello mondiale. Poi sogna ad occhi aperti: “Pensa che fico, te lo immagini sui giornali!?! Pedro Cruz medaglia d’oro di Kali alle Olimpiadi di Manila”.

Alessandro Ferretti

(10 maggio 2012)