Norvegia, “in Italia mi sento libero”

Oyvind Gregersen

“Sono venuto in Italia la prima volta nel 2005. Due settimane di vacanza a Roma con mia madre. Non avrei mai pensato che quella vacanza mi avrebbe cambiato la vita…” inizia così il racconto della sua vita, Oyvind Gregersen, fotografo norvegese di 33 anni, in Italia da 6. “Ero stupito da ciò che avevo visto a Roma: i vicoli, il mercato con tutte quelle verdure fresche, il Colosseo illuminato durante la sera, la gente con i suoi sorrisi sinceri, mentre altri urlavano bestemmie per strada dimenando le braccia in tutte le direzioni. Roba che non avevo mai visto prima e così lontano da tutto ciò in cui ero cresciuto”.

Va bene, prendo il caffè allora… In Italia vivono 294.571 norvegesi (Fonte Demo Istat, al 1 gennaio 2011), più donne (159.908) che uomini (134.663), soprattutto della fascia d’età 32-39, residenti per motivi di lavoro, studio o personali. La presenza più alta è registrata nel Lazio, Lombardia e Toscana (Roma, Milano e Firenze). “Dopo la prima settimana mi sono messo in contatto con alcuni ragazzi italiani che avevano amici norvegesi in comune con me. Volevo incontrarli per conoscere il vero popolo di questo Paese fantastico, non solo quelli con cui hai a che fare come turista. Quando ho incontrato questi ragazzi ho conosciuto per la prima volta l’ospitalità italiana: mi trattavano come un vecchio amico, mi sentivo come se avessi trovato qualcosa che mi era mancato tutta la vita. La loro sincerità e l’accoglienza che mi davano, i giri che facevamo insieme nella campagna della provincia di Roma, i bicchieri di birra fresca che prendevamo ai bar dei paesi. La sera a cena fuori, il sapore dei piatti che non avevo mai conosciuto, il vino, ridere insieme e discutere. Come mi chiedevano, sempre due volte, se volevo qualcosa: -Vuoi un caffè? -No, grazie. -Sei sicuro che non lo vuoi? -No, grazie, sto bene. -Ti giuro, non c’è nessun problema se vuoi che faccio un caffè per te. -Va bene, prendo il caffè allora…”

Oyvind Gregersen – Norwegian summernight

Non avevo mai sentito il caldo dell’estate con il buio della notte. Di quella prima esperienza italiana Oyvind amava soprattutto “le notti buie e calde, venendo dal nord della Norvegia durante l’estate non è mai buio, quindi non avevo mai sentito il caldo dell’estate con il buio della notte… Mi sentivo distaccato dalla cultura norvegese, soprattutto dalla mentalità che trovo tra tanti norvegesi: il concetto di efficienza e la pressione della società. In Norvegia lo stato ti dà una borsa di studio, le università sono praticamente gratis. In pratica tutti hanno la possibilità di ‘arrivare’. Se non hai un lavoro o una casa, lo stato ti garantisce un reddito minimo per vivere e un posto dove abitare”. La cosa paradossale è che queste opportunità che noi invidiamo, secondo Oyvind “mettono tantissima pressione sulla gente che sente di dover vivere la propria vita in base alle aspettative che hanno gli altri. I norvegesi hanno paura del giudizio, penso che tanti problemi sociali che abbiamo nascano proprio dal fatto che la gente si vergogna di parlare delle proprie difficoltà o di chiedere aiuto. Si confidano solo quando sono ubriachi, sfogando lo stress e tutto quello che portano sulle spalle durante i venerdì e i sabato sera: gente di tutte età che esce per sbronzarsi nei locali. Gridano, litigano, piangono…”.

Oyvind Gregersen – Landscape (Faraglioni di Capri… “il caldo dell’estate con il buio della notte”)

“In Italia invece mi sentivo libero, potevo respirare, potevo allargare le braccia, c’era spazio per essere se stessi e non pensare al giudizio, non cercare continuamente di soddisfare le aspettative di altre persone. In Italia, poi, mi sono innamorato della ragazza che è diventata mia moglie e madre di mia figlia. Le ragazze Italiane sono diverse rispetto a quelle norvegesi, camminano in modo diverso, si vestono in modo diverso, sembrano quasi un’altra specie dell’umanità. Sembrano più sicure della loro femminilità e più in contatto con i loro sentimenti. Lo sguardo di quegli occhi marroni ha fatto scogliere il cuore di un povero ragazzo norvegese. Questa ragazza mi faceva impazzire, mai prima avevo sentito qualcosa di simile, lei aveva un fuoco dentro di sé che trasmetteva a me. Ovviamente non potevo fare altro che tornare e sono tornato tante volte in Italia nel 2005…”

“Avevo un lavoro fisso su. Lavoravo nell’amministrazione di un canale pubblico, paragonabile alla RAI. Guadagnavo bene, un bell’appartamento in affitto, avevo tutto quello che desideravo, ma non mi sentivo per niente felice. Così ho deciso di lasciare tutto e andare in Italia per seguire la mia passione per la fotografia e l’amore per quella ragazza. Nel 2006 mi sono iscritto a un corso triennale di fotografia all’Istituto Europeo di Design di Roma. Mi sono trasferito in Italia e sono diventato parte di una famiglia italiana che mi fa sentire quasi come un figlio. Nel 2006 ho iniziato una nuova vita e sono anche ingrassato più di 10 chili…”

Oyvind Gregersen – Colleferro (lavoro di denuncia sul termovalorizzatore)

“Oggi sono sei anni che vivo in Italia. Sono diventato un fotografo. Ho una mostra a Capri e un libro in vendita. Lavoro in Italia e in Norvegia. In Italia ho incontrato le persone più belle che ho mai conosciuto, ho mangiato i piatti più squisiti e bevuto il vino più delizioso. Ho avuto la libertà di fare quello che per me sembrava giusto fare della mia vita, anche se la vita in Italia non è sempre stata bella e facile. Come turista non notavo l’inefficienza dei mezzi pubblici, ma come studente a Roma l’ho notato troppo. La prima volta vedevo solo i monumenti, i palazzi, le statue, i musei, le chiese e le piazze. Quando vado a Roma oggi noto più le cose negative, cose che io non vedo nel mio vecchio paese. Il degrado, i negozi falliti, la spazzatura che galleggia sui marciapiedi insieme agli escrementi dei cani. La fila infinita alle Poste, i mille giri per trovare parcheggio, i politici, l’inquinamento, la spazzatura che trasmettono in TV, la rete internet più lenta nel mondo (quando funziona). Per me è stato veramente un compromesso vivere in Italia. Non avevo tanti contatti nell’ambiente di lavoro, trovarlo è stato difficile, se non fosse stato per tutte le possibilità economiche che mi dava la Norvegia stare in Italia per me sarebbe stato impossibile. Per come vanno le cose adesso devo fare la maggior parte dei miei lavori in Norvegia. Ho la possibilità di ricevere incentivi dallo Stato per sviluppare i miei progetti, posso scegliere lavori che mi stimolano e sento che quello che faccio viene più apprezzato dal lato qualitativo”.

Oyvind Gregersen – Superpower

“Mamma era a Napoli quando era incinta di me. I miei genitori mi parlavano sempre dei tanti viaggi che avevano fatto in Italia e le cose che avevano visto: Pompei, il Foro Romano, Villa Adriana, Trastevere, Villa Borghese, Napoli. I miei amici mi dicono sempre che sono mezzo napoletano, faccio la pizza e sono furbo. Qualche mese fa stavo a Trondheim, una città norvegese dove ci sono tanti studenti italiani che fanno il dottorato di ingegneria. Là ho incontrato una ragazza di Salerno. Dopo un po’ di chiacchiere mi chiede di dove sono. Ho risposto che ero di una città che si chiama ‘Mo i Rana’. Mi risponde che non l’ha mai sentita. Dico che è piccola e che sta 500 km più a nord rispetto a Trondheim. Un po’ offesa mi chiede se la stavo prendendo in giro, non voleva credere che ero norvegese, non finché i miei amici hanno confermato la mia nazionalità. Era così convinta che venissi da Bari per colpa del mio accento…”

Josiam
(29 giugno 2012)

Per vedere tutte le foto di Oyvind Gregersen e per contatti http://www.oyvindgregersen.com/

Il 2 luglio 2012 anche la Norvegia è in festa, consulta il programma delle Nazioni in Festa presso i Giardini della Filarmonica Romana su https://www.piuculture.it/2012/06/i-giardini-di-luglio-allaccademia-filarmonica-romana/