Altramente, l’italstudio come metodo di insegnamento

Altramente attività con bambini

“Sei un soldato o un poliziotto?” Chiedono i bambini al giornalista che sta indagando sulle loro abitudini. C’è chi si chiude nella timidezza, chi cerca di raccontare tutto il possibile per attirare l’attenzione dell’adulto. I passatempi: a casa si gioca a videogame da console di marca o con l’i-pad, anche i programmi tv sono frutto della globalizzazione, dal manga giapponese Pretty Cure all’argentina Violetta prodotta dall’americanissima Disney. Isha segue la serie Mina del Bangladesh, che riesce a vedere da uno dei terminal dell’internet point del padre. Laura fa breakdance, anche Isha fa danza e spera da grande di diventare ballerina. Fan-di si prodiga nella realizzazione di accessori, come un braccialetto che mostra orgogliosa. Punta a diventare stilista e la stoffa c’è (in tutti i sensi!). Invece Jae-lin è affascinata dal lavoro degli insegnanti, tanto da volerlo intraprendere in futuro.

Nella scuola elementare Giulio Cesare in via Conte di Carmagnola il laboratorio di italiano dell’associazione AltraMente è seguito da un gruppo di bambini della 3^C. L’obiettivo è sviluppare la padronanza nella composizione delle frasi e, tolto qualche errore di ortografia, il livello di italiano appare più che soddisfacente. Del resto nessuno è appena arrivato in Italia, qualcuno ha la cittadinanza, anche se a casa Isha parla bengalese, Fan-di e Jae-lin parlano cinese. Quest’ultima frequenta anche un corso di cinese per non dimenticare l’idioma dei genitori. Simile è la situazione di Laura, brasiliana adottata da una coppia romana: “ormai il portoghese non lo ricordo più”.

Ee-wey è una ragazza molto chiusa, tende a stare in disparte, la testa immersa nei libri. Sempre nel suo rifugio di silenzio. Non per impedimenti fisici o perché non sappia l’italiano, il blocco è psicologico, spiega Patrizia Sentinelli, direttrice e volontaria di AltraMente che segue la bambina. Un progresso però l’ha notato, “ora Ee-Wey comunica con noi bisbigliando all’orecchio, può sembrare poco ma in realtà è un passo da gigante”. Parte del merito è senz’altro delle due ore di supporto che l’associazione fornisce alla scuola. “Questo spazio è stato scelto dalle maestre, continua Sentinelli “e tutti vogliono venire, anche gli italiani. E’ un laboratorio di studio e integrazione, in classe è più difficile prestare attenzione alle esigenze individuali.” Si è scelto di non intervenire direttamente sui nuovi arrivati, troppo poche due ore a settimana. Per loro nel quartiere Pigneto c’è il Piranesi, dove ci sono insegnanti di AltraMente volontari ma con diploma Ditals.

Le visite culturali sono parte integrante del programma di studio. L’ultima si è svolta al Vittoriano, dove sono al momento esposte opere del museo d’Orsay di Parigi: “bisogna anche lavorare sulla creatività, la fantasia, stimolare i ragazzi a raccontare storie”. AltraMente è un’associazione di promozione sociale, “una scuola di educazione civica e politica indipendente. Uno spazio pubblico al servizio dell’autonomia critica delle persone, luogo della memoria e del saper fare”. L’incontro con Scuolemigranti ha allargato l’orizzonte a molteplici esperienze, così oggi l’associazione oltre all’Istituto Piranesi – dove sta per partire un corso di italiano per genitori – è presente alla scuola Manzi, sempre al Pigneto, con altri alunni neoarrivati. Partecipa ai doposcuola della Di Donato e altri ne organizza alla media di via Valente al Collatino e nella propria sede. Laboratori di lettura e scrittura sono tenuti in scuole di Ponte di Nona e all’Eur, tutte esperienze condotte da volontari che hanno scoperto un nuovo campo di impegno civile, appassionante.

Gabriele Santoro
(23 aprile 2014)