Calcio femminile, i mondiali Francia ’19 come rampa di lancio

La cavalcata delle azzurre ai mondiali di calcio femminile di Francia ’19 finisce ai quarti di finale contro l’Olanda campione d’Europa in carica (tanto vinceranno gli Stati Uniti). La prima considerazione che verrebbe da fare è: non male per delle dilettanti.

nazionale calcio femminile ai mondiali
Le ragazze della Nazionale di calcio femminile festeggiano la qualificazione ai quarti di finale dei mondiali di Francia ’19 dopo il 2-0 alla Cina

Quando il dilettantismo è la regola

Quella contrattuale è stata una delle questioni più calde che hanno preceduto e accompagnato il torneo, giunto ormai all’ottava edizione – si iniziò nel 1991 in Cina – ma che per attenzione mediatica è come se fosse alla prima, per buona parte d’Europa almeno. Il dilettantismo è una costante, non solo per l’Italia, ma per tutto il movimento. Tanto che la norvegese Ada Herberger, attaccante del Lione e pallone d’oro uscente, ha deciso di boicottare i mondiali rinunciando alla convocazione della propria Nazionale. Una scelta che le fa onore, visto che lei il contratto professionistico ce l’ha già, una delle poche: al termine della stagione appena trascorsa erano appena 1396 in tutto il continente – solo l’Italia maschile ne conta circa 2500.

Ada Herberger calcio femminile
Ada Herberger, pallone d’oro del calcio femminile, attaccante del Lione e della Norvegia.

Veri cambiamenti cercasi

Le cose in teoria stanno per cambiare, sperando che una volta spenti i riflettori si prosegua nell’iter. Dopo il bel mondiale, i vertici della federazione si sono sbrigati a rilasciare dichiarazioni sulla necessità di superare la legislazione attuale, risalente al 1981, che di fatto sancisce la divisione tra sportivi professionisti e non. Nella prima fattispecie rientrano solo cestisti, golfisti, ciclisti e calciatori (uomini), per cui il calcio è l’unica disciplina che risente della differenza di genere. E quella culturale è stata l’altra grande tematica di queste settimane.

Il calcio è da maschi

È come se ci fosse una linea di confine tra ciò che è concesso e quello che non lo è. Una ragazza può giocare a pallavolo, non a calcio, che è uno sport maschio. Anche se poi è pieno di simulatori che rotolano per terra alla prima ditata e, comunque, ciò che in questo gioco si glorifica ed emoziona è la fantasia, è la classe dei Maradona e Pelè, non la ruvidezza di difensori con i mattoni al posto dei piedi. Ma vai a cercare la logica…

Il soffitto di cristallo

Un po’ tutti si sono concentrati sui punti sbagliati. Da una parte chi rivendica la superiorità fisica maschile – che senza false ipocrisie ci sarà pure, ma che differenza fa? Dall’altra chi vuole abbattere il famoso “soffitto di cristallo” e arrivare per forza alla parità salariale. Che è una richiesta fuori dalla realtà economica, visto che l’ammontare degli ingaggi lo fanno le regole del mercato – è il capitalismo che odiamo tutti ma in cui, sotto sotto, ci troviamo bene.

Se Ronaldo e Messi (e tanti altri) guadagnano cifre astronomiche è perché il club di appartenenza, grazie ai Ronaldo e ai Messi, guadagna cifre astronomiche +1000. Non vuol dire che sia giusto che un calciatore maschio prenda di più a prescindere, vuol dire che tutto deve essere proporzionato ai ricavi della squadra e all’impatto che il singolo giocatore ha nel farle raggiungere certe somme. Infatti un terzo portiere prende un millesimo dei compagni più celebri, eppure a livello aziendale sarebbero colleghi a tutti gli effetti. Se venisse applicata la parità salariale per mansione ci guadagnerebbe solo il club, che sfrutterebbe i più forti.

Nel frattempo il pubblico apprezza

Intanto basterebbe il primo, semplice passo. Dare riconoscimento e rispetto a quelle che sono atlete tutti gli effetti, dilettanti solo dal punto di vista legale. L’effetto valanga si genera di conseguenza, probabilmente è stato già innescato. Per la partita scudetto femminile dello scorso marzo – quindi ben prima dell’onda mondiale – tra Juventus e Fiorentina si è registrata allo stadio la presenza record di 39.027 spettatori, più i quasi 350 mila davanti alla TV a pagamento. A dimostrazione che quando si investe, anche nel marketing (il solito amato e odiato capitalismo), il ritorno si vede.

juventus fiorentina calcio femminile
Il colpo d’occhio dei quasi 40 mila spettatori accorsi per allo stadio di Torino per la partita di scudetto del campionato di calcio femminile tra la Juventus e la Fiorentina

Declinare al femminile è solo forma?

E poi c’è sempre il ginepraio del lessico, delle declinazioni al femminile, che già ha investito la politica senza tutto questo successo. È vero, il neutro sarebbe auspicabile ma, piccolo dettaglio, in italiano non è previsto. A differenza di altre lingue come l’inglese: nella lingua del Bardo non c’è problema con i ruoli del calcio come per i mestieri e anche gli ultimi residui (policeman, barman, mailman) sono crollati, rimpiazzati dal gender neutral (police officer, bartender, mail carrier).

Fa strano vedere che molte resistenze ad adeguare il linguaggio, che poi altro non è che lo specchio della società, vengano proprio dalle donne, in questo caso dalle stesse giocatrici. Portiera sarà anche cacofonico, un po’ come lo era sindaca tre anni fa, ma è solo questione di abitudine. Semplicemente quei lavori erano fuori dalla portata femminile.

Stesso dibattito in Francia, dove la Nazionale ha preso posizione pubblicando sul suo sito internet la rosa di giocatrici con la terminologia appropriata. Ha fatto sorridere l’equivalente di allenatrice, entraîneuse, che nel gergo non calcistico è colei che nei locali intrattiene il cliente praticamente spingendolo a spendere di più in consumazioni.

Però è pure giusto, come dicono le azzurre, concentrarsi non solo sulla forma, ma badare alla sostanza. E in quanto a questa, quelle “quattro lesbiche” (mai dimenticare le citazioni) hanno tanto da insegnarci.

Gabriele Santoro
(2 luglio 2019)