
È di oggi, 12 giugno, l’ennesimo annuncio diffuso dallo stesso presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e riportata da tutte le agenzie di stampa, che a breve verrà sottoscritto tra le parti un accordo: “Abbiamo ottenuto tutto quello che volevamo. Hanno accettato di non dotarsi mai di armi nucleari. L’accordo riguarderà anche la riapertura dello stretto di Hormuz. Firmeremo molto presto, forse nel fine settimana in Europa.” Ma Teheran non conferma e continua a sostenere che l’accordo debba riguardare anche il conflitto in Libano, dove Israele, stupito dall’annuncio, in questi giorni, ha continuato a combattere contro le milizie del movimento sciita di Hezbollah e ad aprire il fuoco contro la popolazione, non solo nel sud del paese, ma anche nella stessa Beirut, la capitale.
Guerra in Iran: la società non è allineata alla politica
“La guerra ha solo rafforzato il regime iraniano, non l’ha indebolito. “Khomeini diceva una frase che noi leggevamo tutti i giorni, quando andavamo a scuola sui muri: la guerra è una benedizione. ll regime era molto più debole durante e prima delle manifestazioni di piazza, perché aveva perso la sua legittimità da parte del popolo” afferma Zahra Toufigh, giurista iraniana residente in Italia da vari anni, dove porta avanti l’appello di diritti e riforme nel suo Paese, attraverso l’associazione Donne Libere iraniane.
Zahra Toufigh e Leila Karami, docente di lingua persiana presso l’Università Ca’ Foscari, sono state ospiti, qualche settimana fa, di un incontro organizzato dal Partito Liberaldemocratico (PLD) Lazio, a Roma, dal titolo “Iran, il complesso divario Tra politica e società”. L’incontro con le due ospiti iraniane ha offerto un momento di riflessione collettiva su questioni cruciali come i diritti, le trasformazioni sociali e le prospettive future dell’Iran.
La guerra all’Iran: chi plaude e chi contesta la democrazia esportata con le bombe
L’evento, introdotto e coordinato da Maria Paola De Marchis, della direzione nazionale del partito Liberaldemocratico del Lazio, ha riprodotto tra il pubblico la contrapposizione ideologica, nei confronti del conflitto, di chi lo appoggia o viceversa lo condanna, emersa dal 28 febbraio in poi – data dell’offensiva militare congiunta degli Stati Uniti ed Israele contro la Repubblica islamica- nella stampa mainstream, nella politica nazionale nonché nell’opinione pubblica italiana e internazionale. C’è chi infatti ha sostenuto che l’interventismo degli aggressori aiuterà la popolazione iraniana a liberarsi da un regime autoritario, crudele e soffocante, che da anni limita i diritti dei cittadini e chi invece, d’accordo con le relatrici dell’evento, ha sottolineato come la guerra sia sempre un danno doloroso per il popolo e che la democrazia non possa essere esportata con le bombe.
Cosa succede ora in Iran: come la popolazione vive la guerra
“La popolazione sta vivendo male, tante sovrastrutture sono state danneggiate, c’è la crisi della medicina, gli ospedali sono stati bombardati e c’è una forte inflazione, i beni ci sono ma i prezzi sono altissimi, le famiglie non ce la fanno, Parliamo di milioni di persone. Tante piccole imprese hanno poi dovuto chiudere le loro attività con la guerra, soprattutto chi la svolgeva sul web, a causa del blocco e della chiusura di internet. Ci sono tanti precari che hanno perso il loro lavoro.” Racconta Zahra Toufigh, descrivendo anche la vita quotidiana di donne e bambini. “Le scuole sono chiuse. I bambini non vanno a scuola da prima della guerra, da gennaio si è bloccato tutto. La gente è traumatizzata e stressata, ha paura anche chi aveva sperato nell’intervento esterno per porre fine al regime. È aumentata la violenza sulle donne, sia all’interno delle case che all’esterno. Molte donne che erano capofamiglia hanno perso il lavoro, molte altre sono state arrestate e non si sa dove e con chi siano finiti i loro figli. Molte madri hanno perso i figli, arrestati dal regime e le loro case, distrutte dagli attacchi; le persone fragili non ricevono più i sussidi nessuna assistenza, a causa dell’inflazione economica.”
L’opposizione politica: limiti e speranze
“I partiti dell’opposizione purtroppo non sono in grado di opporsi al regime islamico, non hanno avuto modo di rafforzarsi, molti loro rappresentanti sono in prigione, non sono in grado di reagire. Mi auguro che anche chi dalla diaspora appoggiava la guerra sperando in un ritorno della monarchia, si risvegli dal torpore e capisca che le promesse non sono state mantenute”. Continua Zahra Toufigh “Ci sono movimenti femminili che resistono e si organizzano e tanti iraniani che pur avendo anche una cittadinanza in paesi europei, hanno scelto di rimanere in Iran per aiutare il loro popolo. I giovani vorrebbero una soluzione immediata o a breve termine, ma non può arrivare, ci vuole tempo.”
Il regime iraniano e la sua resilienza
Anche Leila Karami è dello stesso avviso, quando parla delle giovani generazioni che hanno affollato le piazze, all’inizio del conflitto, invocando l’intervento armato: “I giovani che hanno invocato Trump e Netanyahu forse hanno pensato che il governo attuale potesse facilmente cadere ma hanno sottovalutato la forza del regime islamico. Infatti, nonostante l’uccisione della guida suprema, l’Ayatollah Alì Khamenei, e decine di alti ufficiali delle Guardie rivoluzionarie, non c’è stato il regime change che Washington forse credeva di attuare e che la maggior parte dalla popolazione auspicava. Quasi cinquant’anni di embargo e isolamento internazionale hanno infatti reso le strutture di potere della Repubblica Islamica particolarmente resilienti a pressioni esterne. Una resilienza basata su strutture economico-militari decentralizzate, indipendenti tra loro, che rispondono direttamente alla Guida Suprema, e su un esercito con catene di comando addestrate alla fedeltà assoluta e a rimpiazzare i leader eliminati.”
Cosa possono fare l’Europa e l’Italia
“Penso che in questo momento il presidente americano un po’ ci è e un po’ ci fa, perché, dal mio punto di vista, lui e la sua corte sanno quello che stanno facendo.” Afferma la professoressa Karami. “Cosa dovrebbe fare l’occidente e Italia? per diventare un po’ più credibile? Io penso che non dovrebbero dare spazio alla lobby israeliana. Si pensi che se io, da studiosa, voglio andare a consultare la mappa della Palestina, devo chiedere il permesso allo stato israeliano.” Aggiunge per chiarire la sua precedente affermazione. “È capitato in Inghilterra, negli Stati Uniti e in altri paesi europei.”
Cosa possono fare gli iraniani
“L’Unità, è la cosa più importante” afferma infine la studiosa iraniana “Bisogna che le opposizioni trovino l’accordo tra di loro. Il profondo divario tra la rigida teocrazia islamica al potere e la società iraniana, prevalentemente giovane, istruita, connessa al mondo e laica, è uno dei motivi delle tensioni nel Paese. Ampie fasce della popolazione chiedono libertà personali, diritti civili e riforme economiche, ma la democrazia non si esporta: nessun modello politico può essere imposto dall’esterno. La democrazia nasce solo quando una società la riconosce come propria, quando le persone iniziano a sentirsi cittadini e non sudditi.“
Nadia Luminati
(12 giugno 2026)
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