
Sono più di 80 i giovani morti nel tentativo di raggiungere Ceuta, la città autonoma spagnola nella costa marocchina. Saranno pure stati strumentalizzati — e di questo si occuperanno le procure spagnola e marocchina —, ma perché tutti questi giovani vogliono lasciare il loro paese? E perché l’Europa chiude i confini?
C’è una parola: harraga che in arabo maghrebino significa ‘coloro che bruciano’, e viene usata per indicare i giovani migranti che lasciano illegalmente i loro Paesi (Marocco, Tunisia, Algeria) diretti in Europa. A ‘bruciare’ — spiega Filippo Torre nel libro Bruciare le frontiere. Rotte, confini e solidarietà della migrazione marocchina in Europa — è il desiderio di mobilità di questi giovani: non hanno un luogo d’arrivo predefinito, si spostano ripetutamente e in direzioni diverse, alla ricerca di un impiego e uno status legale, oppure per ricongiungimenti familiari temporanei. Per loro, secondo l’autore, si tratta di una prova individuale per dimostrare di essere capaci di costruire il proprio destino.
Redouan, che parla oltre all’arabo molte lingue europee, lascia Martil, vicina a Ceuta, per l’assenza di opportunità in Marocco e arriva a Granada ospitato da una famiglia; qui lavora in un bar fino al rifiuto della sua domanda di asilo, ma non vuole tornare indietro e va a vivere in una tenda della costa andalusa, in attesa del tempo necessario per richiedere il permesso di soggiorno. Altri giovani tentano il giro lungo attraverso Turchia e Balcani.
Il nuovo volto dell’Europa
Dall’altra parte del confine trovano la ‘Fortezza Europa’, che è andata di pari passo con il procedere della costruzione dello spazio Shengen a partire dagli anni ’90, ma non ha ottenuto i risultati attesi: le frontiere esterne sono rimaste “porose” e i movimenti migratori sono continuati con aumento degli arrivi irregolari. Piuttosto la restrizione del sistema dei visti e permessi di soggiorno e la militarizzazione dei confini esterni all’Europa — previste dal Patto Migrazione e Asilo — hanno prodotto criminalizzazione e marginalizzazione, come la storia di Redouan dimostra.
Il desiderio di mobilità dei giovani marocchini svela il nuovo volto dell’Europa, definita dall’autore “Europa da restaurazione”: dopo decenni di dichiarazioni e norme sulla tutela dello Stato sociale e del diritto internazionale, la maggioranza dei governi europei mostrano apertamente la volontà di difendere innanzitutto i propri interessi economici, utilizzando manodopera straniera a basso costo per sostenere settori produttivi (agricoltura, ristorazione, trasporti). Si chiudono i confini e si investe in armamenti. A “bruciare” sembra essere l’idea di un’Europa basata su giustizia sociale e accoglienza.
Luciana Scarcia
8 agosto 2026
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