Passeggiate decoloniali: la vera storia dietro i monumenti

i percorsi urbani guidati dall'Associazione QuestèRoma per svelare i lasciti del passato coloniale e riscrivere la memoria

Le strade che percorriamo ogni giorno non sono neutre. Nomi di vie, piazze, obelischi, statue e palazzi portano con sé il peso di un passato che spesso ignoriamo o che abbiamo imparato a guardare con occhi acritici.
Roma, museo a cielo aperto stratificato nel tempo, nasconde tra le sue bellezze e la sua storia anche un’eredità silenziosa legata al suo passato coloniale, troppo spesso dimenticato, ignorato o affrontato senza un’autentica analisi storica e autocritica.
Da alcuni anni, tuttavia, una nuova forma di attivismo sta promuovendo la lettura di alcuni di questi luoghi attraverso le “Passeggiate Decoloniali“.

Il primo imput: Black Lives Matter

Le Passeggiate Decoloniali nascono nel 2020, sulla scia delle proteste globali di Black Lives Matter, quando anche in Italia emerge con urgenza la necessità di interrogarsi sul razzismo strutturale e di conseguenza sulle zone d’ombra della storia nazionale legata al suo passato coloniale.
È in questo clima che l’associazione “QuestaèRoma: contro ogni discriminazione”, fondata nel 2013 da un gruppo di giovani di origine straniera, ha iniziato a strutturare veri e propri percorsi di consapevolezza storica e urbana, attraverso le Passeggiate Decoloniali.
Come spiega Kwanza Musi Dos Santos, attivista di questa associazione, “l’Italia ha un passato coloniale che non è mai stato veramente affrontato. Roma è piena di monumenti legati al colonialismo, che noi vogliamo analizzare da un punto di vista critico invitando anche la cittadinanza a farlo”.
L’associazione, che si occupa di contrastare ogni tipo di discriminazione che in modo intersezionale attraversa la società — dall’omofobia all’islamofobia, dalla misoginia all’albinismo — ha individuato in queste passeggiate uno strumento potente per creare spazi di condivisione e dialogo con la cittadinanza.

Esplorare l’Esquilino, il Quartiere Africano e oltre

Fino ad ora, QuestaèRoma ha promosso due Passeggiate Decoloniali: la prima nel quartiere Esquilino, la seconda in zona Circo Massimo-Trastevere, della durata di circa novanta minuti ciascuna. Ogni tappa diventa un’occasione per svelare la storia nascosta dietro le targhe e i monumenti, restituendo la storia delle vittime dimenticate e smascherando le narrazioni ufficiali, spesso infarcite di celebrazioni trionfalistiche.
Altri quartieri e altri itinerari vengono proposti da altre realtà affiliate, come l’Associazione Tezeta, che guida percorsi nel Quartiere Africano, dove la toponomastica stessa — i nomi delle vie — richiama costantemente i luoghi colonizzati in Africa Orientale.

La Rete “IEKATIT 12 19 Febbraio” e l’impegno politico

L’impegno dell’associazione QuestaèRoma non si limita alle sole Passeggiate Decoloniali. Nel 2022 è nata la rete nazionale “IEKATIT 12-19 Febbraio”, per unire diverse realtà italiane impegnate nell’analisi del passato coloniale italiano e della gestione della memoria.
Il nome non è casuale: il 19 febbraio si commemora il massacro compiuto nel 1937 dalle truppe italiane in Etiopia su ordine di Rodolfo Graziani contro la popolazione civile, uno dei peggiori crimini del colonialismo italiano perpetuato contro migliaia di vittime innocenti.
L’Associazione non si limita a ricordare ma agisce concretamente, promuovendo mozioni in Parlamento per la ridenominazione di strade e monumenti e per l’istituzione di una giornata nazionale dedicata alle vittime del colonialismo.
“In attesa che venga istituzionalizzata, questo giorno viene già commemorato dalla Rete attraverso la promozione in tutta Italia di eventi specifici, tra i quali la Passeggiata gratuita che offriamo a Roma il 19 febbraio”.

Un esempio: Piazza dei Cinquecento

Tra i successi recenti, la ridenominazione del giardino che sorge attorno all’obelisco dedicato alle vittime di Dogali in Piazza dei 500, così nominata per ricordare i soldati italiani caduti in Eritrea.
“Quest’anno siamo riusciti ad avere un piccolissimo contributo estrapolato dai fondi di ristrutturazione per il Giubileo per rinominare il giardino in memoria di Zerai Deres, partigiano etiope“, racconta Musi Dos Santos.
“Abbiamo realizzato un podcast, scaricabile con il QR Code posto su una targhetta davanti all’obelisco, che in 5 episodi racconta le storie nascoste dietro al monumento, come la storia di Zerai o quella del Leone d’oro che un tempo si trovava accanto all’obelisco. Era il simbolo dell’unità nazionale etiope, venne rubato dai fascisti, richiesto  dall’ Imperatore etiope e quindi restituito ma non rimane traccia della sua storia. Cerchiamo insomma di restituire la complessità dei fatti storici, invece di cancellare ciò che non ci piace e limitare la narrazione alla commemorazione dei poveri soldati morti in battaglia”.

Riconoscere la memoria selettiva del racconto condiviso

Alla domanda se il QR Code legato alla storia del monumento potesse essere una formula replicabile anche agli altri luoghi legati al colonialismo italiano, la risposta di Musi Dos Santos sposta l’attenzione su un altro aspetto.
La vera finalità della rilettura storica dei monumenti legati al colonialismo non deve esaurirsi nella ri-significazione storica degli stessi, ma attuarsi nel processo stesso in cui, insieme alla cittadinanza, viene messa in discussione la narrazione dei fatti storici, un’azione precisa atta a smontare la memoria selettiva che ha legittimato, “assolvendo la storia”, il persistere nel tempo dello stesso monumento.
“Per noi è importante che si attivi il processo di restituzione di una memoria complessiva e non selettiva come è stato fino ad ora nei confronti del colonialismo, anche per non ripetere due errori frequenti. Il primo, negando ciò che è stato. Il secondo, quando si rischia di addossare tutte le colpe al fascismo, auto assolvendoci, quando invece sappiamo che il colonialismo nasce ben prima e che appena quindici anni dopo l’Unità d’Italia, in pieno clima liberale, eravamo già ad Assab per espandere i nostri confini”.
Cos’ha significato il colonialismo e quanto la sua eredità pesi ancora oggi è riconoscibile nel modo in cui viene affrontata l’immigrazione e vengono trattate le persone di origine straniera, dove emblematica è l’attuale legge sulla cittadinanza, che affonda le sue radici proprio nel colonialismo e nell’idea di “italianità” da proteggere.

Natascia Kelly Accatino
(18 agosto 2026)

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