La violenza nella realtà di sfruttamento schiavistico di lavoratori immigrati — portata allo scoperto dai fatti di Amendolara — non è un’eccezione di solo rilievo penale ma la spia di un sistema di irregolarità, in cui i veri “invisibili” non sono i braccianti ma gli imprenditori per cui lavorano.

Sfruttamento e irregolarità sono presenti anche in molte realtà produttive del Centro-Nord, nei settori delle costruzioni, del tessile e aziende manufatturiere, insomma buona parte del Made in Italy.
Parte dell’agricoltura più arretrata si basa su sfruttamento e irregolarità — spiega il professore Maurizio Ambrosini, Sociologia delle migrazioni, Dip. Scienze Sociali e Politiche Università di Milano, —. Il caporalato oggi include varie forme gestite da intermediari, anch’essi immigrati, che speculano sul bisogno di lavoro, retribuito con paghe molto basse, ulteriormente decurtate per il trasporto nei campi, l’alloggio e altri servizi.
L’attenzione va spostata all’intero funzionamento del sistema agricolo e al rapporto tra realtà produttive locali, che stanno in piedi grazie allo sfruttamento. Dal punto di vista degli attori del sistema la vera anomalia è la ribellione dei 4 braccianti di Amendolara; è raro, infatti, che i lavoratori stranieri si ribellino, temono di perdere il lavoro.
La lunga catena della convenienza economica
L’irregolarità ha una sua logica: se tutto funzionasse secondo le norme, il consumatore finale pagherebbe di più i prodotti; quindi ci siamo dentro tutti. È lunga la catena della convenienza! Se si tollera che la dignità del lavoratore sia un bene di scambio e non valore inalienabile della persona, è facile che si scivoli verso forme di razzismo, un razzismo “razionale” perché funzionale.
Le istituzioni fanno troppo poco in merito a ispezioni e controlli. Anni fa proposi che l’Ispettorato del Lavoro si servisse di droni per eseguirli, ma la risposta fu l’insufficienza del personale necessario. D’altra parte se la nostra Presidente del Consiglio nell’assemblea di Confcommercio ha dichiarato che non creerà ostacoli a chi vuole fare impresa, è chiaro che il contrasto allo sfruttamento e alla illegalità diventa secondario.
L’irregolarità in altri settori del mondo del lavoro e non solo al Sud
Pigiando il pedale sui controlli si metterebbe in difficoltà l’agricoltura non solo nel Sud, ma anche in altre realtà sul territorio nazionale, come per esempio nella provincia di Latina o a Saluzzo in Piemonte o in aree del Milanese e nella Toscana.
L’illegalità nell’agricoltura è più evidente perché si radica in realtà locali, ma esiste anche nei settori delle costruzioni o nella ristorazione, pur non essendo qui decisiva non solo per i maggiori controlli ma perché non c’è un intero distretto imperniato su quell’attività.
Proposte per un’integrazione che non sia di serie B
La politica, che poco conosce e vuole conoscere del fenomeno migrazione, crea un legame tra immigrazione e sicurezza, alimentando diffidenza e chiusura; né a sinistra quella parte più aperta al cambiamento riesce a fare proposte credibili. L’immigrazione così diventa il capro espiatorio delle nostre paure di perdere reddito, sicurezza di lavoro, welfare, sanità….
Da 10 anni l’immigrazione è stazionaria: prevalentemente femminile, europea e cristiana. Per dare una definizione sintetica dei lavoratori stranieri possiamo usare 5 P: Precari, Pesanti (lavori), Pericolosi, Poco pagati, Penalizzati nella socializzazione. Anche se sono mediamente più istruiti dei loro colleghi italiani, e ciò vale in modo particolare per le donne immigrate. Si tratta, insomma, di un’integrazione di serie B.
– Semplificare gli ingressi regolari: il sistema del click day non funziona e finisce per generare irregolarità. Va sostituito con quello delle sponsorizzazioni, collegate con reti interetniche e soggetti solidali che orientino e guidino.
– Garantire trattamenti salariali e condizioni di lavoro secondo norme e contratti nazionali e di settore. Ma, come detto prima per i braccianti, i lavoratori di origine straniera difficilmente denunciano le irregolarità o fanno ricorsi, e preferiscono anch’essi piegare la testa.
– Intervenire sulla questione abitativa: in particolare al Centro Nord gli immigrati hanno difficoltà a trovare casa, anche in possesso di un lavoro regolare.
– Promuovere la mobilità agevolando il passaggio a lavori più qualificati. Il 20% degli italiani all’estero sono italiani per naturalizzazione.
11 giugno 2026
Luciana Scarcia
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