Venezia 82: À pied d’œuvre di Valérie Donzelli

In concorso alla 82° Mostra del Cinema di Venezia, la regista francese Valérie Donzelli porta in scena À pied d’œuvre, tratto dall’omonimo romanzo autobiografico di Franck Courtès.

Lavoro intellettuale, lavoro manuale

Il film racconta il percorso di un fotografo in carriera che decide di sacrificare la propria stabilità professionale per inseguire il sogno di diventare scrittore.
Inizia con l’inquadratura fissa di un vecchio arazzo appeso al muro. Il rumore di colpi cadenzati sferrati ripetutamente. Il muro che si sgretola e dischiude il volto del protagonista. Correlativo oggettivo della sua esistenza agiata che si sgretola sotto i colpi di un sogno da realizzare.
Lo spettatore si trova quindi davanti alla vicenda di un “povero per scelta” che a differenza di chi subisce questa condizione, ne è convinto artefice, come ribadisce fermo di fronte alle domande attonite dei propri cari. Ne nasce una immersiva analisi del fenomeno del mercato delle piattaforme di lavoro occasionale, dove il mondo del precariato è regolato da un sistema di aste al ribasso che assegnano lavori a cottimo a chi è disposto ad accettarli al minor prezzo.

Seguire la propria passione a tutti i costi

La narrazione non sfocia mai nel miserabilismo, tuttavia fornisce una puntuale analisi sulla condizione del lavoratore temporaneo all’interno di uno spazio privato. In alcuni casi strettamente vigilato, in altri ignorato, fino a raggiungere un ribaltamento di punti di osservazione dove è il protagonista a trasformare la propria condizione di ultimo in una angolazione privilegiata sulle vite dei propri datori di lavoro.
Di forte impatto la contrapposizione degli spazi tra il piccolo monolocale seminterrato in cui Paul si ritrova a vivere e le sfarzose case dove si ritrova a lavorare per datori di lavoro occasionali che si concedono l’agio di delegare ad altri le mansioni più sgradevoli della vita quotidiana.
Menzione speciale per la brillante interpretazione di Bastien Bouillon che con la giusta dose di ironia ed umorismo restituisce credibilità alla scelta di vita del proprio personaggio senza mai sfociare nel vittimismo. A tal proposito la Donzelli si è così espressa: “Bastien Bouillon è stata presto una scelta ovvia, con la sua forza pacata e la sua presenza discreta.”
Mentre per quanto riguarda la presentazione della propria opera:“Questo film si interroga sul valore che diamo a una vita guidata da una passione silenziosa, poco spettacolare, ma inarrestabile: il bisogno di creare, qualunque cosa accada.”

Rocco Ricciardelli
(31agosto2025)

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