Orizzonti 2025: Milk Teeth di Mihai Mincan

Il regista rumeno Mihai Mincan torna alla Mostra del Cinema di Venezia tre anni dopo Spre Nord (Verso nord) presentato nella sezione Orizzonti 2022, questa volta lo fa nella stessa rassegna con Dinţi de lapte (Milk Teeth).
Ambientato in una cittadina rurale della Romania, alla fine degli anni ’80, quando lo scomparire del regime di Ceausescu viene accompagnato dalla denuncia della scomparsa di diverse ragazze di giovane età. Una di queste è Alina, 12 anni, uscita per buttare la spazzatura e mai più tornata.

Dinti de lapte
Dinti de lapte(foto Mostra Internazionale del Cinema di Venezia)

Il silenzioso punto di vista della piccola Maria

Il film narra la storia dal punto di vista della sorella minore Maria, 10 anni, del suo senso di colpa per non aver svolto lei quella faccenda di casa, e del suo senso di impotenza di fronte alle ricerche fallimentari di genitori e amici. Il copione le riserva pochissime battute, ma è attorno ai suoi sguardi che si concentra la pellicola. Lo sguardo di chi indaga il cambiamento portato dall’assenza. Tanto quello all’interno del nucleo familiare, dove la disperazione per l’assenza di Alina porterà al divorzio tra i genitori, quanto quello di un paese in cui l’improvvisa caduta del regime lascerà spazio ad un nuovo equilibrio da
trovare.
Tramite inquadrature strette e l’alternarsi di fuoco e immagini sfocate Mincan restituisce al
pubblico la soggettività di Maria, la sua scala di valori ed emozioni, dove la libertà è il ballo
incontrollato sulle note di Popcorn di Hot Butter, e il desiderio è quello irrazionale della
bambina di voler risolvere la situazione e poter aggiustare le cose, al punto da non
rendersi conto di rischiare anche lei di finire nella tana dell’orco.

Romania: una generazione di bambini perduta

Ne nasce una ricerca nell’irrazionalità infantile che si scontra con gli abissi bui dell’età
adulta, un contrasto tra chi ormai adulto vede crollare i paradigmi del mondo in cui è
cresciuto e chi bambino vede sciogliersi le catene verso un futuro da inventare. Il tutto
perfettamente accompagnato da musiche, suoni e rumori che lasciano poco spazio ai
dialoghi ma molto all’immaginazione. Avvicinando lo spettatore al sentire della
protagonista e di chi le sta intorno.
“Intrappolata tra due dimensioni – realtà e fantasia, oppressione politica e l’ascesa del cosiddetto “nuovo mondo” all’inizio degli anni novanta – questa bambina rappresenta la“generazione perduta di bambini”, la stessa generazione a cui appartengo io.”
Queste le parole con cui il regista Mihai Mincan, classe 1980, presenta il proprio film.
Mettendo se stesso in prima fila tra quei bambini che credevano nella libertà, solo per
scoprire con disillusione che le loro voci non sarebbero state ascoltate da nessuno. Dando vita a un film che sceglie di raccogliere le parole dalla mente di quei bambini, aspettando il momento giusto per gridarle al mondo intero.

Rocco Ricciardelli
(28 agosto 2025)

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